La Croma di Giovanni Falcone torna in Sicilia 25 anni dopo la strage di Capaci

25 anni fa a Capaci un boato che non abbiamo più dimenticato, quello che fece saltare in aria il Giudice Falcone con gli uomini della scorta.

E’ il testo, che qui pubblichiamo integralmente che la Questura di Agrigento ha condiviso su Facebook, con la foto dell’ Agente LISA.

Oggi la moglie di uno di loro, Tina Montinaro, combatte ancora per non far dimenticare quel sacrificio. Per farlo porta in marcia la “memoria” attraverso il rottame della Quarto Savona 15, l’auto dove morì il marito, con diverse tappe in giro per l’Italia da Peschiera del Garda e oggi arriva a Palermo. Per non dimenticare faccio parlare direttamente lei attraverso una lettera pubblica al suo adorato Antonio: 

“Caro Antonio ti spiego perché lotto ancora” Beh, vuoi sapere cosa è successo in questi ultimi venticinque anni? Non è proprio semplice da spiegare e sinceramente credo ci vorrebbero 100 lettere e 1000 pagine per poterlo raccontare, ma cercherò di darti un’idea. È cambiato tanto, non c’è dubbio; dopo quella tragica data, la coscienza dei palermitani sembra essersi risvegliata. Ci volevano le due stragi per portare migliaia di persone giù in strada? Non lo so, non riesco a capirlo, ma è un dato di fatto: da quelle date si è cominciata a sviluppare una genuina coscienza antimafia che però ahimè, ti devo confessare, credo che negli ultimi anni si sia persa….
…A mio avviso la mafia c’è ancora ed è presente più che mai; certo, è cambiata, camaleonticamente si è adattata alle circostanze, ha compreso che il terrore non paga e si è inabissata nuovamente nei luoghi più profondi della società. Paradossalmente oggi, il rischio più grande è quello di rivivere i momenti precedenti alla strategia del terrore, quei momenti in cui tutto sembrava normale, quando invece di normale non c’era nulla. Ecco perché oggi giro l’Italia in lungo e in largo, mi dovresti vedere, ho fatto … la nuova Quarto Savona 15 —così si chiamava la tua squadra — e naturalmente adesso sono io il caposcorta. Ecco perché voglio parlare ai giovani, è necessario che loro sappiano, che loro conoscano, per non lasciarsi sopraffare dalla stessa indifferenza che ci ha portato a quei tanto devastati tempi. No, non è stato facile in questi venticinque anni, oggi Gaetano e Giovanni sono grandi, lavorano ed hanno la loro vita, ma come dimenticare i tempi della scuola, le domande sul loro papà e l’assenza in famiglia, i silenzi ed i pianti senza farmi vedere. No, non è stato facile, certo, ho trovato tante persone per bene sul mio cammino, gente che mi è stata e mi sta accanto e mi aiuta in questa lotta senza quartiere, però, i conti con me stessa, quelli, li ho dovuto fare da sola, senza l’aiuto di nessuno. Vuoi sapere qual è la mia più grande paura? Forse sorriderai, ma la mia più grande paura, Antonio mio bello, è che un giorno, quando ci rivedremo, tu non mi riconosca. Sei rimasto giovane e bello, i tuoi ventinove anni sono diventati eterni, mentre i miei hanno continuato inesorabilmente a scorrere, ogni ruga sul mio viso è una sofferenza che ho vissuto sulla mia pelle e solo tu, un giorno, potrai lenire e porre fine a quell’urlo che in me, da venticinque anni, non ha mai smesso di farsi sentire.
Ti bacio Antonio, marito mio.
Tua per sempre, Tina.”



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