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Home » Cinema » Itaca – Il ritorno: quando il mito di Ulisse diventa il racconto della guerra

Itaca – Il ritorno: quando il mito di Ulisse diventa il racconto della guerra

Alberto Bartolomeo Di Alberto Bartolomeo
4 Settembre 2026
in Cinema
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Regia di Uberto Pasolini, con Ralph Fiennes, Juliette Binoche, Charlie Plummer, Marwan Kenzari, Ángela Molina, Claudio Santamaria. Italia, Grecia, Regno Unito, Francia, 2024.

Non si è ancora spento l’eco suscitato dall’Odissea di Christopher Nolan e, proprio per questo, può essere interessante tornare alla storia di Omero attraverso uno sguardo completamente diverso. RaiPlay offre l’opportunità di vedere Itaca – Il ritorno, il film del 2024 diretto da Uberto Pasolini, non parente di Pier Paolo Pasolini, ma discendente di Luchino Visconti. Un’opera che sceglie di confrontarsi non tanto con il mito dell’eroe, quanto con l’uomo che quel mito porta sulle spalle.

Pasolini concentra il racconto sugli ultimi canti dell’Odissea: Ulisse è finalmente tornato a Itaca, ma il suo ritorno non coincide con una vera liberazione. La guerra è finita, ma continua a vivere dentro chi l’ha combattuta e nelle persone che gli sono rimaste accanto. È questo il nucleo più interessante del film: la guerra non viene raccontata attraverso la spettacolarità della battaglia, ma attraverso le sue macerie psicologiche, il trauma, la distanza emotiva, l’incapacità di riconoscersi e di essere riconosciuti.

È proprio qui che Itaca – Il ritorno si distingue nettamente dall’Odissea di Nolan. Nel film di Pasolini lo scavo psicologico è più esplicito, quasi tangibile: i personaggi sono osservati nella loro fragilità, nei silenzi, nei gesti e nelle esitazioni. Nolan, al contrario, sembra affidarsi maggiormente alla capacità dello spettatore di leggere ciò che non viene dichiarato. Nel suo cinema una battuta, uno sguardo o un gesto possono contenere un’intera dimensione emotiva, ma occorre uno spettatore attento per coglierla.

Pasolini sceglie invece una strada più intimista e interiorizzata. Particolarmente riuscita è la figura di Antinoo, interpretato da Marwan Kenzari, attore olandese di origini tunisine, al quale viene restituita una complessità psicologica che va oltre quella del semplice antagonista. La sua umanità emerge progressivamente, anche grazie all’intensa interpretazione di Kenzari, capace di conferire al personaggio una presenza ambigua e malinconica.

Anche Ulisse perde in parte la dimensione monumentale dell’eroe per assumere quella, molto più dolorosa, dell’uomo sopravvissuto alla propria esperienza. Il ritorno a casa diventa così un viaggio dentro le conseguenze della guerra: non basta tornare fisicamente, perché una parte di sé è rimasta altrove e ricostruire i rapporti con chi si ama può essere più difficile della stessa impresa che ha preceduto il ritorno.

Non è un film che cerca di competere con la grandiosità spettacolare di Nolan, né avrebbe senso giudicarlo con quel metro. La sua ambizione è diversa: sottrarre il mito alla dimensione epica per restituirgli una dimensione umana, dolorosa e contemporanea.

Forse è proprio questo il suo maggiore merito. Itaca – Il ritorno dimostra che l’Odissea può ancora essere riletta non soltanto come il racconto del viaggio di un eroe, ma come una potentissima riflessione sull’uomo, sulla guerra e sulle ferite invisibili che essa lascia dietro di sé.

Un film interessante, coinvolgente e soprattutto capace di offrire un punto di vista diverso su una storia che, evidentemente, non ha ancora finito di raccontarci qualcosa.

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