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Home » Spettacoli » Intervista a Salvatore Galante: il nuovo Cavaliere della Repubblica tra pianoforte, Sciascia e Mákari

Intervista a Salvatore Galante: il nuovo Cavaliere della Repubblica tra pianoforte, Sciascia e Mákari

Luigi Mula Di Luigi Mula
5 Gennaio 2026
in Spettacoli
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Si è specializzato in pianoforte col massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio V. Bellini di Palermo ed ha lavorato come pianista per la danza e per l’opera lirica al Teatro dell’opera di Roma, nei teatri di Pisa, Livorno e Lucca e nei Teatri internazionali di Ungheria e Svizzera sotto registi e direttori d’orchestra di chiara fama. Stiamo parlando del pianista agrigentino Salvatore Galante.

Il maestro, recentemente, è stato insignito dal Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana con la motivazione: “Il Prof. Salvatore Galante, pianista da oltre vent’anni anni, riveste un ruolo di grande importanza nella vita culturale di questo Capoluogo. Ha proposto esibizioni e momenti didattici alla cittadinanza con spirito di volontaria liberalità e si è esibito più volte nelle principali occasioni istituzionali, come nel 2024 per la Festa dell’Arma dei Carabinieri, impreziosendole con un apporto d’arte e cultura che ha lodevolmente avvicinato la cittadinanza alle istituzioni”.

Galante svolge attività di docente di pianoforte Dorotea CEI del Conservatorio di Palermo, per la formazione e maturità, insegna pianoforte principale all’Istituto Comprensivo A. Camilleri di Favara ed è anche pianista accompagnatore al Conservatorio Toscanini di Ribera.

Ha, inoltre, composto le musiche de “ L Onorevole “ di Sciascia , con la regia di Gaetano Aronica, portata in scena al Teatro Pirandello e al Teatro Regina Margherita di Racalmuto ed è stato pianista nella serie Makari su Raiuno. Ha, infine, contribuito alle diverse fasi delle attività per Agrigento Capitale della Cultura 2025.

  • Maestro, com’è iniziato il suo percorso musicale?

“Come è stato scritto nella motivazione dell’onorificenza, svolgo l’attività da oltre vent’anni, oltre ovviamente agli studi canonici del Conservatorio, il diploma, il biennio artistico al Conservatorio Bellini di Palermo”.

  • Ricorda il suo esordio?

“Il primo lavoro che ho fatto fu quello di pianista per la danza classica, in particolar modo nella scuola di danza di Silvana Tabbone, perché era l’unica che usava il pianista per le lezioni e per gli esami. Poi, successivamente, mi specializzai talmente tanto che feci l’audizione al Teatro dell’Opera di Roma, proprio per la danza e per l’opera lirica e poi mi presero anche lì”.

  • Come nasce la sua passione per il pianoforte?

“In maniera molto casuale. Nel palazzo in cui vivevo c’era, nel piano inferiore, un professore di pianoforte che insegnava tutti i pomeriggi. In quel periodo questo professore aveva tanti alunni e quindi tutti i pomeriggi, io avevo circa 6-7 anni, sentivo questo sottofondo continuo… tutti i pomeriggi. Queste sonorità mi fecero scaturire la curiosità nel chiedere a mio padre cosa fosse quel suono. Cominciai a prendere le lezioni proprio dallo stesso insegnante, il prof. Pellitteri, che mi ha seguito fino al diploma”.

  • Cosa rappresenta per lei la musica?

“La musica è cresciuta con me e il suo significato è cambiato durante il corso della mia vita, perché, come ho detto prima, all’inizio è stata una curiosità, poi successivamente è cominciato lo studio vero e proprio e lo studio comporta molta dedizione, pazienza, perché non vedi assolutamente i risultati subito, ma li vedi dopo anni. Poi, subentra anche la piacevolezza nello studio, nell’affrontare determinati repertori che mi hanno portato ad una scoperta continua”.

  • Dal punto di vista musicale, Agrigento e il suo territorio che cosa riescono ad esprimere?

“Ho cercato, e credo di esserci riuscito, a trovare sfruttare proprio le sue più belle peculiarità musicali di questo territorio. Per questo motivo io non ho mai voluto abbandonare Agrigento dove ho sempre lavorato. Ho cominciato con la danza, poi ho con l’insegnamento, poi i concerti, che sono sempre più cresciuti, poi ho iniziato a lavorare in un noto hotel ed è stata un’esperienza grandiosa, che continua ancora oggi. Tutte le varie collaborazioni che mi sono capitate qui, non ultima, da poco Michele Placido cercava un pianista per una sua esibizione, lui e la moglie, al Teatro Pirandello e mi hanno chiamato. Ne potrei raccontare veramente centinaia, come la collaborazione con Gaetano Aronica”.

  • Come inizia la sua collaborazione con Gaetano…

“Esiste una grande collaborazione sia professionale che umana, perché Gaetano rappresenta per me l’inizio della mia carriera da compositore. Non avevo mai pensato di comporre della musica mia, sono stato sempre un’interprete dei classici, della musica da film, che amo. Gaetano Aronica mi ha chiamato all’inizio per l’Onorevole di Sciascia, che abbiamo portato al Teatro Pirandello e a Racalmuto, e proprio lì cominciai a scrivere le musiche per lui. Quindi un coronamento di tutto lo studio, anche accademico, che uno fa nella propria vita”.

  • Lei è anche molto incline ad interpretare personaggi?

“Sì, molto… moltissimo. Io vivo molto il teatro, dal momento in cui si entra in scena, anche prima di poter sedersi sul pianoforte. Amo i cambiamenti di look. Quindi in tutti gli spettacoli si possono vedere delle foto completamente diverse in tutti i personaggi che ho interpretato. Quindi mi piacciono i cambiamenti, come dire, i costumi di scena, quindi il trucco. Una volta ho suonato vestito da Charlie Chaplin. Oppure, mentre al Tempio Giunone, come il Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il protagonista de La leggenda del pianista sull’oceano, personaggio interpretato da Tim Roth. Quindi mi piace utilizzare la musica in un senso di performance artistica completa”.

Il pianista sull’oceano che è diventato anche il suo appellativo?.

“Ma sì, diciamo di sì. Se osserva bene la foto dell’originale, gli somiglio pure a Tim Roth. Quindi c’è questa doppia verosimiglianza che fa sì che il contesto artistico arrivi ancora più coinvolgente”.

A chi si ispira, invece, musicalmente ?

“Guardo in particolar modo le esecuzioni di Michel Petrucciani, per quanto riguarda il jazz. Lui faceva un jazz che veniva dal classico. Oppure il nuovo Lang Lang, che è un grande pianista cinese, che va per la maggiore per adesso. Quindi ci sono degli interpreti che, comunque sia, rappresentano un caposaldo di quello che è, insomma, diciamo, la base. Ma ci sono grandi interpreti anche dei primi del Novecento, Arturo Benedetti Michelangelo, te ne potrei dire tanti. Ma io guardo, più che altro, la loro interpretazione e come loro risolvono certi passaggi che sono meravigliosi”

Recentemente il titolo di Cavaliere. Cosa rappresenta per lei?

“Un grande onore! L’emozione è stata grande, forse molto più delle lauree che ho conseguito. Io, le svelo anche questa cosa, ho due lauree, ovviamente una di pianoforte e l’altra specialistica, ma ho anche una laurea in Belle Arti. Mi riallaccio alle parole di prima, facendo il proprio lavoro quotidiano, nel proprio territorio, ed essere riconosciuto per un’attività che, anche nel silenzio e nella sobrietà, viene riconosciuta dalle massime Istituzioni è veramente un grande privilegio”.

Progetti futuri?

“Questo titolo non è per me un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Quindi, il fatto di poter partire da questo titolo per affacciarmi ancora di più alle performance, all’attività teatrale e musicale, anche in diversi contesti, mi farebbe molto piacere”.

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