Inchiesta su mafia e massoneria, i difensori annunciano ricorso

Gli avvocati difensori stanno predisponendo i ricorsi degli indagati nell’ambito dell’operazione antimafia “Halycon”, condotta sul campo dai carabinieri di Agrigento, e dal personale del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma. Questo dopo la convalida del fermo di sei, delle sette persone, da parte dei Gip del Tribunale di Agrigento e Palermo.
In carcere sono finiti Giovanni Lauria, 79 anni detto il professore, il figlio Vito Lauria, 49 anni, “maestro venerabile”, della loggia “Arnaldo da Brescia”; Angelo Lauria, 45 anni, farmacista, Giacomo Casa, 64 anni; e Giovanni Mugnos, 53 anni. Sono accusati di aver gestito la famiglia mafiosa di Licata, e il funzionario regionale Lucio Lutri, quest’ultimo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che avrebbe garantito alcuni favori derivanti dalla sua appartenenza ad una loggia massonica, agli affiliati della cosca di Licara.
Per il 47enne licatese Raimondo Semprevivo, essendo già detenuto, in quanto fermato e arrestato nell’inchiesta gemella “Assedio”, a breve deciderà il Gip di Palermo. Nel frattempo emergono altri particolari dalle certe dell’indagine. Il funzionario regionale Lutri, molto bene inserito negli ambienti della massoneria, essendo “maestro venerabile”, era stato informato dalla una “talpa” (dalle generalità ancora ignote) che la farmacia di Angelo Lauria, e l’ovile del pastore Girolamo Casa erano intercettati con le microspie.
Il 28 ottobre del 2016 – si legge negli atti della convalida del fermo – veniva intercettato un dialogo tra Lutri e Giovanni Mugnos, nel corso del quale, il primo informava l’altro di avere appreso, che erano state installate delle microspie nella farmacia di Lauria, pertanto avrebbe dovuto usare particolare cautela, astenendosi dal parlare al telefono cellulare.