Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip di Palermo Filippo Serio l’imprenditore Carmelo Vetro e il dirigente regionale Giancarlo Teresi, arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo su presunti rapporti tra mafia, appalti pubblici e pubblica amministrazione.
Secondo l’accusa, Vetro – già condannato in passato per associazione mafiosa – avrebbe ottenuto tre commesse pubbliche legate al dragaggio di porti tra il Trapanese e il Ragusano. In cambio, avrebbe versato tangenti per decine di migliaia di euro a Teresi, dirigente del dipartimento regionale Infrastrutture marittime e portuali.
Entrambi sono accusati di corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra.
Nell’indagine della Procura di Palermo compare anche il nome dell’agrigentino Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.
I legali del manager, Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, hanno annunciato che presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro dei dispositivi elettronici e dei 90 mila euro trovati nell’abitazione di Iacolino, nominato pochi giorni prima direttore generale del Policlinico di Messina.
L’ex eurodeputato del Pdl sarà sentito dai pubblici ministeri di Palermo venerdì. I suoi difensori stanno valutando anche la possibilità di consigliargli di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Iacolino avrebbe favorito l’attività imprenditoriale di Carmelo Vetro, suo compaesano, ricevendo in cambio finanziamenti per la campagna elettorale e assunzioni.
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