Importante incontro a Favara per una nuova pastorale

Importante incontro a Favara per una nuova pastorale

 

Per  iniziativa del Centro Diocesano si è svolto martedì 18 ottobre u.s. a Favara, nel salone della Parrocchia dei Ss Pietro e Paolo,  il primo incontro degli operatori pastorali delle nove parrocchie della Città.

A relazionare sulle linee orientative del Piano Pastorale 2016-2017, il bravo don Giuseppe  Cumbo, neo-direttore del Centro per  l’evangelizzazione e la catechesi della Curia.

Anzitutto, ottimo il chiarimento sul senso del tema generale: “Verso l’altra riva”,  in riferimento al brano evangelico di Mt.14, in cui Gesù,  sfuggendo alla gratificante situazione di entusiasmo della folla per la moltiplicazione dei pani, ordina subito ai discepoli di salire sulla barca e recarsi all’altra riva, con quanto  avviene durante questo trasferimento,  nella realtà e nella metafora, a Pietro ed alla Comunità, dato che il messaggio evangelico contiene sempre insegnamenti di valore perenne.

 Tra questi di sicuro quello della missionarietà permanente, unitamente all’indicazione di operare sempre in comunione con la comunità, evitando sia azzardate spinte futuristiche, sia , ancora di più, nostalgici arroccamenti  sul passato.  

Con l’apertura perciò al cambiamento,  per ripensare la pastorale in rapporto alla concreta situazione, con un rinnovato sforzo di radicamento nel territorio e nei suoi problemi.

 E’ finito il tempo di una parrocchia autosufficiente, e di una pastorale di autoconservazione, capace di giocare più in difesa che in attacco, per dirla in termini calcistici, puntando più su un leader che sul gioco di squadra, facendosi magari  tentare dall’ autoreferenzialità piuttosto che aprirsi alla missionarietà.

 Ecco perciò impellente per tutti  il dovere di ripensarsi, come Parroci e come Comunità, per esorcizzare la tentazione dell’individualismo, che blocca in anticipo anche  le sperimentazioni più stimolanti, che lo Spirito può suggerire nella logica dell’incarnazione , per dare risposta ai problemi del territorio.

Giacché “nella logica evangelizzatrice non è la parrocchia che ha un territorio, ma è il territorio che è servito da una o più comunità parrocchiali. Il primato è dato al territorio…”.

La catechesi, seguendo gli itinerari  metodologici  di tipo catecumenale, prima che alla preparazione ai Sacramenti ( Penitenza-Cresima-Comunione) deve essere finalizzata a diventare e vivere da cristiani.

E per tutto questo,  l’esigenza di andare  oltre le Unità Pastorali, per realizzare invece i “Poli Pastorali” che devono inglobare non solo le singole parrocchie ma le stesse “Unità”.

 In questo senso è già sia stato portato a  termine da parte di un’apposita Commissione un fecondo lavoro che dovrebbe inglobare le 194 Parrocchie della diocesi, ridotte a 174 con l’accorpamento e l’inglobamento nei Poli Pastorali. 

Comunque, la presentazione ufficiale del Piano Pastorale con  le relative indicazioni comuni di orientamento, tramite la promulgazione di  un documento ufficiale,  avverrà ufficialmente, da parte dell’Arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro,  il prossimo 12  novembre nella Concattedrale S. Croce di Villaseta-Agrigento, in occasione della chiusura del Giubileo straordinario della Misericordia e della Porta Santa.

Questo nelle grandi linee ed in estrema sintesi il contenuto della ricca relazione  di don Giuseppe Cumbo, seguito con grande attenzione e interesse da parte dei numerosi presenti.

Da parte nostra  ci  permettiamo di aggiungere che in tutto questo lodevole lavoro di sintesi e di laborioso travaglio pastorale, un’attenzione particolare anche in futuro sarà sempre rivolta ai presbiteri. Perché, lo si condivida o meno, a nostro giudizio, in ogni Comunità il Presbitero è il più sicuro punto di riferimento, come fratello, guida, padre, maestro dei laici, che, pur capaci di generoso e responsabile  impegno e buona volontà, avvertono sempre il bisogno di un riferimento stabile. La mancanza di stabilità del Prete rende sovente precario il lavoro svolto, con  possibile sciupio di energie  ed impoverimento di un cammino pastorale  ben avviato e foriero di fecondi risultati.

Infine, pur nel cambiamento di forma e di strategia, tra le Unità Pastorali ed i Poli, mentre tutto è ancora da sperimentare,  ci sembra che, da quello che ci è dato sapere sino ad ora,  che possa permanere valida la preoccupazione altre volte affiorata e da noi espressa, che cioè  un prete venga improvvisamente oberato dal servizio a più parrocchie e lasciato a se stesso nei nuovi oneri. Chiedendo magari invano lumi e norme a cui attenersi, anche al solo fine di potere educare i fedeli, in maniera univoca in tutta la diocesi, nel nuovo “status” giuridico e pastorale, ieri delle Unità, domani dei Poli.

Diego Acquisto