Il pittore che si smarrì nella luce di Agrigento, Nicolas de Stael

Lo spunto per parlare di un Maestro nella pittura, scomparso da tempo, che ha legato il suo nome ad Agrigento, è dato da una interessante mostra a lui dedicata nel Sud della Francia. Ascoltare la città con le sue voci, i suoi rumori, il suo canto,è stato l’impegno dell’artista Nicolas de Stael durante il suo soggiorno nella città dei templi nel 1953. Dipingendo lo sky-line della cattedrale agrigentina nella nota opera del grande artista franco – russo, si raccontano ancora una volta le atmosfere , gli umori e le attese della città. Del lungo soggiorno di de Stael nell’agrigentino, si sa molto poco, nonostante la sua fitta produzione artistica, né risulta che nella città dei templi vi sia qualche sua opera in esposizione. Stiamo parlando di un pittore francese che ad un certo punto della sua vita scelse di vivere quasi da barbone, per un paio d’anni, alla periferia della città dei templi dipingendo marine e tramonti. Erano gli anni della ricostruzione, dopo la grande guerra e Nicolas de Stael, alto, leggermente curvo, soprannominato “il principe” viveva nella zona di contrada Caos riempiendo le sue tele di paesaggi astratti in cui predominava il colore rosso. Bella storia, quella di Nicolas, nato a San Pietroburgo nel 1914 da una famiglia nobile di origine baltica, figlio di una pianista. A seguito della rivoluzione bolscevica la famiglia si era trasferita a vivere in Polonia ma ben presto il giovane artista spostò la sua residenza a Bruxelles dove ricevette la prima educazione. Poi iniziò a fare il giramondo. Nel 1936 fa un viaggio in Marocco ed in seguito si arruola nella Legione Straniera. Infine il ritorno nel sud Europa, a Ménerb e in Sicilia. Celebri saranno i suoi paesaggi su tela di Agrigento. Nella serie dedicata alla nostra città i colori tornano a farsi più vivi e intensi, ma questo è solo un lato della scoperta di una luminosità ancora più forte e potente. È’ in questa fase che De Staël scopre nella sua pienezza la luce accecante del Mediterraneo e ne rimane sconvolto. Continuando la ricerca di una nuova luminosità, iniziata poco tempo prima a Londra, De Staël porta la sua intuizione alle estreme conseguenze: i colori sono ora vivi e contrastanti, quasi violenti.

L’accecamento provato da un uomo del Nord in presenza di una forte situazione luminosa lo porta a fondere tutti i colori della tavolozza in quello che li esclude tutti, come il nero del cielo di “Agrigente”. Il 16 marzo del 1955 de Stael si suiciderà a soli 41 anni, vittima di frequenti crisi depressive, lanciandosi dal balcone del suo studio di Antibes lasciando una produzione imponente: 1600 quadri e oltre 1500 disegni considerati tra i più originali del XX secolo all’incrocio fra arte figurativa e astrattismo. Il periodo artistico più fortunato per de Stael fu proprio quello relativo al suo soggiorno ad Agrigento dove, abbandonati i colori grigi e le tonalità cupe si aprì ai colori chiari e forti come il rosso e il giallo. Naturalmente del passaggio ad Agrigento di De Stael c’è poco o nulla. Visse quegli anni tra la completa indifferenza della gente del luogo, considerato alla stregua di un “morto di fame”. Mentre le sue opere prendevano quotazioni da capogiro. Le sue tele entrarono ben presto in alcune prestigiose collezioni come quelle del MoMa di New York, di Paul Mellon, fondatore della National Gallery di Washington oppure in quella di Duncan Phillips. Dipinse il celebre quadro “I gabbiani” nelle tonalità grigie  dopo aver letto “Il Gabbiano” di Anton Cechov. George Braque disse di lui: “La sua pittura è essenziale come l’amore!”. Adesso in Italia e non solo, sono in molti, tra critici d’arte, mercanti e collezionisti, a cercare di recuperare (se mai ve ne fosse ancora qualcuna in giro)  le opere di de Stael. Se per caso qualcuno trovasse in solaio qualcuna di quelle tele, sappia che ha a disposizione un capitale di svariati milioni di euro!

LORENZO  ROSSO