Il Lions club Agrigento host nel ricordo di Franca Viola contro la violenza sulle donne

C’era una volta… cinquant’anni fa… una ragazza siciliana di nome Franca Viola

E’ stata la prima donna italiana che, dopo essere stata rapita e violentata dall’ex fidanzato, rifiutò il cosiddetto “matrimonio riparatore”, un “sì” che, secondo la morale del tempo, avrebbe salvato l’onore suo e quello della famiglia… Rifiutando il matrimonio riparatore, Franca Viola diventerà in Sicilia un simbolo di libertà e dignità per tutte le donne”. E’ iniziato così l’incontro-spettacolo dal titolo “Donne di tutte le terre”, organizzato dal Lions Club Agrigento Host in occasione della “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne , nella Sala Zeus del Museo Archeologico  Griffo di Agrigento.

Nel ricordo di Franca Viola e delle donne di tutte le terre” vittime di violenza, il Lions Club Agrigento Host, presieduto dal Presidente Emanuele Farruggia, ha voluto fornire alla comunità agrigentina un momento di informazione e di riflessione su un problema che, ancor oggi, colpisce le donne di tutte il mondo, a volte nell’indifferenza, a volte, peggio, con la complicità dei familiari e della comunità.

Le donne, figura cardine delle famiglie e della società, non possono e non devono essere lasciate sole, ha detto in apertura Emanuele Farruggia, invocando “la sensibilità e la responsabilità di tutti quanti affinché le donne possano trovare il coraggio di denunciare gli autori della violenza e di riappropriarsi, così, della propria vita”. Coordinate dal referente Lions Club Agrigento Host sulla violenza di genere , Mariella Di Grigoli, sono intervenute Dalila Gallo – psicologa clinica e presidente della Casa Rifugio per donne vittime di violenza,  Gesuela Pullara dirigente aggiunto di Polizia Penitenziaria, Rosa Maria Miraglia – direttrice dell’ufficio locale di esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia e  Silvana Manna – assistente sociale e responsabile della Casa Rifugio per donne vittime di violenza.

Si è parlato dell’attualità e della gravità del problema. I dati statistici forniti nel corso della serata sono allarmanti: nel mondo, la violenza contro le donne interessa una donna su tre; nella maggior parte dei casi, la violenza si consuma nel luogo ritenuto più sicuro, ossia la propria casa; nel 25% dei casi, 1’omicidio della donna viene consumato tra le mura domestiche; le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner.

La violenza sulle donne si manifesta, nella maggior parte dei casi, nell’ambito di rapporti affettivi e sentimentali” ha dichiarato  Dalila Gallo: “Molte sono le insidie del fenomeno. La violenza, nelle sue fasi iniziali, non è percepita dalla vittima come tale, perché si manifesta come violenza verbale, camuffata da ironia e sarcasmo. In questa prima fase, la violenza c’è ma non è percepita. Successivamente, si trasforma in esplicita violenza verbale finalizzata allo svilimento della donna. Nei casi più gravi, diviene violenza fisica e la donna è privata della sua vita sociale e della sua rete di relazioni, viene isolata. Nei casi più estremi la donna è privata della sua vita. Occorre intervenire il prima possibile per evitare che la violenza degeneri raggiungendo livelli di massima gravità.

Un dato che desta allarme è quello della recidiva: in Italia, nell’85% dei casi, la violenza è commessa da uomini che hanno già commesso in passato altri atti di violenza. Il dato sulla recidiva hanno dichiarato le Relatrici nel corso dell’evento fornisce lo spunto per alcune riflessioni sulle modalità attraverso le quali il sistema affronta il problema della violenza di genere. Trattasi di modalità allo stato non ancora del tutto efficaci e, dunque, da implementare: perché se recidiva vi è stata, vuol dire che le Autorità non sono state in grado di proteggere la vittima e di rieducare l’autore della violenza”.

Al riguardo,  Gesuela Pullara ha parlato delle novità normative introdotte dalla Legge n. 69/2019 (c.d. Codice Rosso): sono state apportate importanti modifiche al Codice Penale e al Codice di procedura Penale, intervenendo su una serie di reati in materia di violenza domestica e di genere, con il preciso fine di velocizzare l’instaurazione dei procedimenti penali e, conseguentemente, di accelerare l’eventuale adozione di provvedimenti a protezione delle vittime di tali reati. Il fine è quello di consentire l’immediato coinvolgimento dell’Autorità Giudiziaria e di evitare, così, che un eccessivo ritardo possa precludere l’adozione di misure e di provvedimenti urgenti volti alla tutela della vittima e all’acquisizione di elementi probatori.

 Rosa Maria Miraglia ha trattato l’altro lato della medaglia, relazionando sul problema della rieducazione e del reinserimento sociale dell’autore della violenza, nonché dei programmi in tal senso ideati dal Ministero della Giustizia.

 Silvana Manna ha parlato del sostegno che strutture come la Casa Rifugio offrono alle donne vittime di violenza e ai loro bambini e bambine: alloggio protetto, sostegno psicologico, sostegno economico, percorsi dedicati per la fuori uscita dalla violenza e percorsi di accompagnamento all’autonomia, personale ed economica.

Non sono mancati momenti di grande emozione e, al contempo, di profonda commozione: una giovane donna – rimasta anonima – vittima della violenza del padre ha parlato a cuore aperto ai partecipanti, condividendo con loro il suo passato (caratterizzato dal dolore causato dall’essere stata tradita dalla persona che l’avrebbe dovuta amare e proteggere più di ogni cosa) e il suo travagliato percorso – affiancata dagli operatori della Casa Rifugio – verso la felicità e verso la sua realizzazione come donna.

La testimonianza della giovane donna è un monito per tutte quelle donne che, vittime di violenza, non trovano il coraggio per denunciare il proprio carnefice. Denunciare si può e si deve ha dichiarato  Mariella Di Grigoli: Le istituzioni sono a fianco delle donne. Le associazioni di volontario come il Lions Club Agrigento Host, l’ASP di Agrigento, l’Autorità Giudiziaria e il Comune di Agrigento cooperano ogni giorno perché alle donne vittime di violenza siano garantiti programmi di protezione e di sostegno. L’ASP di Agrigento organizza seminari ed eventi formativi finalizzati a supportare le donne vittime di violenza e a incoraggiarle a rompere il silenzio, fornendo strumenti concreti e indirizzi a cui rivolgersi per chiedere aiuto. Il Pronto Soccorso, grazie al cosiddetto Codice Rosa, non deve più essere percepito dalla donna come un tabù. Il Codice Rosa garantisce un accesso riservato al Pronto Soccorso riservato a tutte le vittime di violenza. Il percorso dedicato è attivo qualunque sia la modalità di accesso al servizio sanitario; mira a erogare risposte sanitarie, in emergenza e non, per le diverse tipologie di vittime di violenza, mediante percorsi specifici dedicati ai diversi target. Viene garantita la riservatezza e un approccio personalizzato in base alla specifica esigenza. Attraverso gli organismi di governo della rete Codice Rosa viene assicurata la collaborazione e la cooperazione tra i diversi livelli istituzionali. In particolare, il percorso Codice Rosa opera in sinergia con l’Autorità Giudiziaria e le Forze dell’Ordine, affinché, nell’immediatezza del fatto, siano acquisite le prove – documentali e fattuali – necessari all’accertamento e alla punizione di eventuali reati in danno della donna”. Presenti all’evento il Vicario Generale dell’Arcivescovo di Agrigento Padre Giuseppe Cumbo, l’Assessore alle pari opportunità del Comune di Agrigento, Roberta Lala, il Presidente della Zona 26 del Distretto 108YB Mariella Antinoro, il Presidente del Leo Club Agrigento Host Marta Castelli, il Presidente della FIDAPA Agrigento.