IL CASO POLITICO CHE SCUOTE PALAZZO DEI GIGANTI
Crosta, la casa, le domande e il giorno in cui è finita la difesa d’ufficio
Per giorni è stato un caso giornalistico. Poi è diventato un caso politico. Ora Controcorrente chiede al proprio vicesindaco di dimettersi. Ma proprio adesso occorre evitare la scorciatoia più facile: confondere ciò che una testata sostiene con ciò che è stato definitivamente accertato.
C’è una cosa che questa storia ci insegna prima ancora di dirci quale sarà il destino politico di Giovanni Crosta: la politica può sopravvivere a molte accuse, ma difficilmente sopravvive alle domande alle quali non riesce più a dare una risposta convincente.
È probabilmente questa la chiave per leggere l’ultima svolta del caso Crosta.
Nelle ultime ore la segreteria regionale di Controcorrente ha chiesto le dimissioni del vicesindaco di Agrigento.
Non lo ha fatto un avversario.
Non lo ha fatto un giornalista.
Non lo ha fatto un partito dell’opposizione.
Lo ha fatto il suo stesso movimento.
E questo cambia tutto.
Dalla casa alla bufera
La storia, ormai, è nota.
Una casa in contrada Zingarello, riconducibile a Crosta e alla sorella. Una serie di articoli di Report Sicilia che sollevano interrogativi sulla situazione urbanistica dell’immobile e parlano di abusivismo.
Poi le domande sulla sanatoria.
Poi quelle sui lavori più recenti.
Poi l’acqua.
Poi la fotogrammetria del 1976.
Poi le repliche di Crosta.
Poi l’intervento di La Vardera.
Poi lo scontro con Pisano.
E infine la richiesta di dimissioni.
Una escalation impressionante in pochissimi giorni.
Ma proprio perché l’escalation è stata così rapida, bisogna fare attenzione a non trasformare la velocità della polemica nella velocità della verità.
Un giornale può sollevare un caso. Non può, da solo, trasformarlo in una sentenza.
E questo vale anche quando le ricostruzioni giornalistiche sono dettagliate, documentate e insistenti.
Il punto di vista di Crosta
Crosta ha fornito la sua versione.
Dice di avere ereditato la casa dal padre.
Dice che il padre l’avrebbe costruita quando lui aveva undici anni.
Dice che esiste una domanda di sanatoria del 1985.
Dice di non avere personalmente commesso l’abuso.
Dice di aver chiesto nel 2015 il distacco dell’acqua.
E denuncia una campagna mediatica nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia.
Sono dichiarazioni che vanno registrate per quello che sono: la versione dell’interessato.
Non devono essere né automaticamente accettate né automaticamente respinte.
Ed è proprio questo il compito del giornalismo serio: mettere le versioni a confronto, cercare documenti, verificare le contraddizioni e soprattutto non confondere un’ipotesi con una certezza.
Ma la politica non è un tribunale
Qui arriviamo al punto più interessante.
Controcorrente non ha bisogno di stabilire se Crosta abbia commesso un reato per chiedergli di lasciare il posto.
La politica funziona diversamente dalla giustizia.
Un amministratore può essere perfettamente legittimo dal punto di vista giudiziario e, contemporaneamente, essere ritenuto politicamente non più sostenibile dal proprio partito.
È esattamente ciò che sembra essere accaduto.
La segreteria regionale di Controcorrente, secondo quanto riportato dalle testate locali, ha considerato la situazione diventata incompatibile con la permanenza di Crosta nell’incarico.
Questa non è una condanna. È una valutazione politica.
E sarebbe un errore raccontarla diversamente.
Il vero problema: la fiducia
Forse allora la domanda non è più:
«La casa di Crosta è abusiva?»
La domanda politica è diventata:
«Le spiegazioni date da Crosta sono sufficienti a mantenere intatta la fiducia politica nei suoi confronti?»
È una domanda molto diversa.
E soprattutto è una domanda alla quale non risponde un certificato di assoluzione né un articolo di giornale.
Risponde la politica.
Controcorrente, per il momento, ha dato la propria risposta.
No.
La parola più pesante: trasparenza
Ed è qui che la vicenda assume un significato che va oltre Crosta.
Perché Controcorrente ha costruito buona parte della propria narrazione politica sulla trasparenza, sulla discontinuità e sulla necessità di rompere con vecchie logiche.
Quando però la questione riguarda un proprio uomo, quel principio viene sottoposto alla prova più difficile.
È facile chiedere chiarezza agli altri.
Molto più difficile chiederla ai propri.
È facile invocare le dimissioni dell’avversario.
Molto più difficile chiedere a un proprio amministratore di fare un passo indietro.
Ed è proprio per questo che la decisione di Controcorrente, piaccia o non piaccia, ha un peso politico.
Ma adesso attenzione al secondo tempo
La richiesta di dimissioni non può essere il punto finale.
Anzi, è l’inizio del secondo tempo.
Perché se Controcorrente sostiene che la trasparenza viene prima delle appartenenze, allora dovrà essere conseguente.
Dovrà spiegare con chiarezza quali elementi hanno determinato la decisione.
Dovrà evitare che la richiesta di dimissioni sembri semplicemente il tentativo di chiudere una vicenda diventata scomoda.
E soprattutto dovrà applicare lo stesso metro a tutti.
Perché nel momento in cui si decide che un amministratore deve lasciare l’incarico per una questione di opportunità politica, quel criterio diventa un precedente.
E i precedenti, in politica, prima o poi tornano a bussare.
Crosta, nel frattempo, ha diritto alla sua versione
C’è anche un altro rischio.
Quello di trasformare la richiesta di dimissioni in una certificazione retroattiva di tutte le accuse comparse sui giornali.
Sarebbe un errore.
Se Controcorrente chiede le dimissioni, questo non significa che tutte le ricostruzioni pubblicate siano automaticamente vere.
Non significa che la casa sia stata definitivamente dichiarata abusiva.
Non significa che Crosta abbia personalmente realizzato un abuso.
Non significa che la fotogrammetria del 1976 abbia già risolto la questione.
Non significa che ogni intervento contestato dalla stampa sia irregolare.
Significa una cosa sola, almeno per ora:
il suo movimento ritiene che politicamente non possa più continuare a fare il vicesindaco.
E già questo è un fatto politico enorme.
La domanda che resta a Sodano
Adesso la decisione passa al sindaco.
Michele Sodano si trova davanti a una scelta che non riguarda più soltanto un suo assessore.
Riguarda gli equilibri della maggioranza.
Difendere Crosta significa assumersi il rischio di entrare frontalmente in conflitto con una parte del movimento che lo sostiene.
Accettarne le dimissioni significa riconoscere che la vicenda ha superato il livello della semplice polemica giornalistica.
Prendere tempo significa, invece, mantenere aperta una crisi che difficilmente resterà confinata alla stampa.
Qualunque sia la scelta, avrà un significato politico.
E forse la domanda più importante è un’altra
In questi giorni abbiamo assistito a una gara a colpi di accuse, repliche, controaccuse e richieste di documenti.
Ma la politica dovrebbe fare un passo oltre.
Non dovrebbe chiedere soltanto:
«Chi ha ragione?»
Dovrebbe chiedere:
«Quale comportamento è compatibile con il ruolo che si ricopre?»
Perché sono due cose diverse.
La prima appartiene agli accertamenti.
La seconda appartiene alla politica.
E se Controcorrente ha deciso che, per il proprio vicesindaco, la soglia dell’opportunità politica è stata superata, adesso deve avere il coraggio di spiegare fino in fondo dove passa quella soglia e se vale per tutti.
Altrimenti la trasparenza rischia di diventare soltanto una parola buona per i comunicati stampa.
Il caso Crosta non finirà con le dimissioni
La casa di Zingarello continuerà probabilmente a essere discussa.
Continueranno le ricostruzioni giornalistiche.
Arriveranno altre repliche.
Forse arriveranno documenti.
Forse arriveranno smentite.
Forse la vicenda prenderà anche altre strade.
Ma una cosa è già successa.
Una storia cominciata con una casa è diventata una questione di fiducia politica.
E quando un movimento arriva a chiedere le dimissioni di un proprio vicesindaco, il problema non è più soltanto quello che c’è dentro quattro mura.
Il problema è ciò che quelle quattro mura hanno finito per rappresentare fuori.
La credibilità.
Quella di Crosta.
Quella di Controcorrente.
E, inevitabilmente, quella dell’amministrazione che oggi si trova a dover decidere se difendere un uomo, difendere una scelta politica o difendere soprattutto il principio — molto più difficile da difendere quando riguarda i propri — per cui la trasparenza deve valere sempre.
Anche quando presenta il conto a casa propria.
IL CASO POLITICO CHE SCUOTE PALAZZO DEI GIGANTI
Crosta, la casa, le domande e il giorno in cui è finita la difesa d’ufficio
Per giorni è stato un caso giornalistico, poi è diventato un caso politico. Le spiegazioni di Giovanni Crosta non hanno convinto neppure Controcorrente, che adesso gli chiede un passo indietro. La decisione passa al sindaco Michele Sodano, ma la vera questione è ormai quella della fiducia.
C’è una cosa che questa storia insegna, prima ancora di dirci quale sarà il destino politico di Giovanni Crosta: la politica può sopravvivere a molte accuse, ma difficilmente resiste alle domande alle quali non riesce più a dare risposte convincenti.
È questa la chiave per leggere l’ultima svolta del caso.
La segreteria regionale di Controcorrente ha chiesto al vicesindaco di Agrigento di fare un passo indietro.
Non lo ha fatto un avversario.
Non lo ha fatto un giornalista.
Non lo ha fatto un partito dell’opposizione.
Lo ha fatto il movimento che lo ha candidato ed eletto.
E questo cambia tutto.
Dalla casa alla bufera politica
La storia è ormai nota.
Una casa in contrada Zingarello riconducibile a Crosta e alla sorella. Gli articoli di Report Sicilia che sollevano interrogativi sulla situazione urbanistica dell’immobile. Le domande sulla sanatoria, sui lavori eseguiti più recentemente, sull’utilizzo della casa e sull’approvvigionamento idrico.
Poi le repliche del vicesindaco, l’intervento di Ismaele La Vardera e lo scontro politico con Calogero Pisano. Infine, la presa di posizione ufficiale di Controcorrente.
Un’escalation impressionante maturata in pochissimi giorni.
La velocità della polemica, però, non può diventare la velocità della verità. Saranno gli uffici competenti e gli accertamenti richiesti a stabilire definitivamente la situazione urbanistica dell’immobile.
Un giornale può sollevare un caso, raccogliere documenti e mettere in evidenza contraddizioni. Non può sostituirsi agli organi chiamati a compiere gli accertamenti.
Ma il punto politico, adesso, è un altro.
Le spiegazioni che non hanno convinto
Crosta ha fornito la propria versione, sostenendo di non avere realizzato personalmente l’immobile e di averlo ricevuto per successione. Ha richiamato l’esistenza di una domanda di sanatoria e ha spiegato di avere chiesto nel 2015 il distacco dell’utenza idrica.
Ha inoltre respinto l’immagine di una casa stabilmente abitata e denunciato una campagna mediatica contro di lui e contro la sua famiglia.
Queste dichiarazioni rappresentano la versione dell’interessato. Devono essere registrate, confrontate con i documenti e verificate.
Ma ora è lo stesso movimento di Crosta ad affermare che alcune spiegazioni fornite nelle ore successive alla pubblicazione della notizia si sarebbero dimostrate «non coerenti con la realtà».
«Affermare che la casa fosse disabitata, per ridimensionare la notizia, e scoprire poi che è stata utilizzata, anche se in maniera non continuativa, è poco consono ai principi della trasparenza e della verità dei fatti», sostiene la segreteria regionale.
Controcorrente aggiunge un particolare politicamente ancora più pesante: «Se avessimo conosciuto questa situazione al momento della candidatura, certamente non lo avremmo candidato. Crosta non ci ha mai detto nulla».
È questo il vero salto di qualità della vicenda.
Controcorrente non sta dichiarando abusiva la casa. Sta dichiarando politicamente insufficienti le spiegazioni fornite dal proprio vicesindaco.
La politica non è un tribunale
Controcorrente non ha bisogno di stabilire se Crosta abbia commesso un reato per chiedergli di lasciare l’incarico.
La politica funziona diversamente dalla giustizia.
Un amministratore può non avere alcuna responsabilità penale ed essere, contemporaneamente, ritenuto politicamente non più sostenibile dal movimento che lo ha espresso.
Questa non è una condanna giudiziaria. È una valutazione politica.
La domanda, pertanto, non è più soltanto:
«La casa di Crosta è abusiva?»
La domanda politica è diventata:
«Le spiegazioni di Crosta sono sufficienti a mantenere intatta la fiducia nei suoi confronti?»
A questa domanda Controcorrente ha risposto.
No.
La pratica di sanatoria e le deleghe di Crosta
Esiste poi una questione di opportunità politica che non può essere ignorata.
Crosta è vicesindaco e assessore con deleghe particolarmente delicate, tra le quali quelle alla Polizia municipale, al Controllo del territorio, alla Trasparenza e all’Anticorruzione. Allo stesso tempo, sull’immobile pende una pratica di sanatoria presso l’ente che contribuisce ad amministrare.
Non spetta a un giornale stabilire l’esistenza di un conflitto d’interessi in senso giuridico. Sul piano politico, però, la sovrapposizione tra la posizione personale dell’amministratore e le funzioni esercitate pone un evidente problema di opportunità.
Lo riconosce la stessa Controcorrente:
«Ci siamo posti una domanda molto semplice: che cosa avremmo fatto se fossimo stati all’opposizione? Avremmo preteso esattamente quello che stiamo chiedendo oggi».
È la domanda corretta.
Perché un principio è credibile soltanto quando viene applicato con lo stesso rigore agli avversari e ai propri rappresentanti.
Il giorno in cui è finita la difesa d’ufficio
Controcorrente ha costruito buona parte della propria narrazione politica sulla trasparenza, sulla discontinuità e sulla necessità di rompere con le vecchie logiche.
Quando, però, una vicenda riguarda un proprio uomo, quei principi vengono sottoposti alla prova più difficile.
È facile chiedere chiarezza agli altri.
È più difficile pretenderla dai propri.
È facile invocare le dimissioni di un avversario.
È molto più difficile chiedere a un proprio amministratore di fare un passo indietro.
La decisione assunta dal movimento ha quindi un peso politico indiscutibile. Ma apre anche un precedente che Controcorrente dovrà essere pronta ad applicare a tutti con lo stesso metro.
La richiesta di un passo indietro, inoltre, non può servire soltanto a chiudere rapidamente una vicenda diventata scomoda. Il movimento dovrà spiegare con chiarezza quali elementi abbiano determinato il cambio di posizione e dove collochi la soglia oltre la quale un proprio amministratore non può più rimanere al suo posto.
Altrimenti la trasparenza rischia di restare una parola buona soltanto per i comunicati stampa.
La decisione passa a Michele Sodano
Adesso la questione arriva sul tavolo del sindaco.
Michele Sodano si trova davanti a una scelta che non riguarda più soltanto la posizione di un assessore.
Difendere Crosta significa assumersi la responsabilità politica di mantenerlo in giunta nonostante la richiesta formulata dal movimento che lo ha eletto.
Accettarne il passo indietro significa riconoscere che la vicenda ha ormai superato il livello della polemica giornalistica.
Prendere tempo, invece, significa lasciare aperta una crisi che difficilmente potrà restare confinata sui giornali e sui social.
Qualunque sarà la scelta, avrà un significato politico.
Perché la domanda non è soltanto chi abbia ragione sulla casa di Zingarello. Quella risposta dovrà arrivare dagli accertamenti.
La politica deve rispondere a una domanda diversa:
«Quale comportamento è compatibile con il ruolo ricoperto?»
Una questione di credibilità
Il caso Crosta non si concluderà necessariamente con un passo indietro.
Continueranno probabilmente le ricostruzioni giornalistiche. Arriveranno altri documenti, nuove repliche e forse ulteriori chiarimenti. Crosta conserverà il diritto di difendere la propria posizione e di far valere le sue ragioni nelle sedi competenti.
Ma una cosa è già accaduta.
Una storia cominciata con una casa è diventata una questione di fiducia politica.
Il problema non è più soltanto quello che si trova dentro quelle quattro mura, ma ciò che quelle mura hanno finito per rappresentare fuori: la credibilità di Crosta, di Controcorrente e dell’amministrazione Sodano.
La trasparenza è un principio semplice da invocare quando riguarda gli avversari.
Diventa molto più difficile difenderlo quando presenta il conto a casa propria.
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