Il cartello sociale come modello da esportare

A seguito dei sopralluoghi effettuati sui cantieri che riguardano diversi collegamenti che coinvolgono il territorio agrigentino, il vice ministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, oltre ad esprimere la sua soddisfazione per le modalità con cui procedono i lavori in corso ha espresso un significativo riconoscimento per il ruolo del cartello sociale come elemento di pungolo e di costruttivo confronto per affrontare e risolvere le criticità che affliggono il territorio e ne hanno accentuato il suo isolamento.

Un modello da esportare, ha sottolineato il rappresentante del Governo, in quanto rappresenta una forma di collegamento importante tra le istituzioni e i rappresentanti delle forze sociali e imprenditoriali locali.

Un modello che rimanda ad un modo di lavorare con spirito unitario senza per altro rinunciare alle rispettive prerogative e ai singoli obblighi di rappresentanza e di responsabilità di ognuno degli attori politici e sociali.

Un modello che si allontana dagli stereotipi degli scontri aspri e delle polemiche pretestuose per perseguire gli interessi che riguardano la comunità rifuggendo ogni tentativo di strumentalizzare tanto le rivendicazioni quanto le risposte e gli impegni di chi deve risolvere i problemi.

Un modello virtuoso che risponde alle logiche di un rapporto leale tra le parti in modo da fare chiarezza rispetto agli impegni assunti da parte delle autorità competenti senza limitare il diritto di critica e di stimolo da parte di chi deve presidiare l’iter delle opere in itinere per renderne conto ai cittadini.

In questo modo il cartello sociale, composto dall’Ufficio di Pastorale Sociale dell’arcidiocesi di Agrigento e dai sindacati  CGIL, CISL e UIL porta avanti il suo impegno anche per onorare il mandato di fiducia ricevuto dalle oltre 4.000 persone che hanno partecipato alla marcia del 25 gennaio insieme a tutti i sindaci della provincia.

Un’esperienza che ha determinato una sorta di piccola rivoluzione risvegliando la coscienza popolare degli agrigentini, che pur non abituati a manifestare pubblicamente il loro dissenso, si sono organizzati per rivendicare i loro diritti e per denunciare i colpevoli ritardi e la mancata attenzione del passato verso questo territorio.