Il 25 gennaio si manifesta anche per colmare un deficit di rappresentanza

Il grande numero delle adesioni alla manifestazione del 25 gennaio contro l’isolamento della provincia di Agrigento conferma la trasversalità del problema che tocca l’intera popolazione e le diverse categorie del mondo produttivo locale. Tuttavia, questa improvvisa voglia di partecipazione, inedita per il nostro territorio, significa non solo che la gente è stanca di sopportare grandi disagi e di non vedere mantenute le promesse, ma anche che esiste oggi un deficit di rappresentanza che il cittadino cerca di colmare rivendicando in prima persona il suo diritto a godere di servizi adeguati.

In questo senso è illuminante il ruolo di traino che sta esercitando la Chiesa agrigentina attraverso l’Ufficio di Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi.

Inoltre, il cartello sociale ed istituzionale che si è creato avvicina sempre più le aspettative dei cittadini con le aspirazioni dei sindaci perché anche questi si trovano spesso spiazzati, lasciati soli dalla politica e non assistiti da più alti livelli di governo.

Di pari passo bisogna considerare il ruolo che può esercitare la democrazia partecipativa se si vuole affrontare  la questione più generale delle opportunità, dei diritti di cittadinanza, della solidarietà e delle responsabilità; al fine di affermare un’idea della politica che sappia rispondere alle reali necessità dei cittadini.

E’ un tema che coinvolge sociologi e politologi impegnati ad esplorare le frontiere della democrazia tra la dimensione della rappresentanza e quella della partecipazione.

In questo contesto la democrazia partecipativa esprime la sua capacità di ravvicinare la vita delle istituzioni alle esigenze dei cittadini, ma anche di migliorare la capacità di percezione e risposta della pubblica amministrazione che, così intesa, diventa una risorsa per lo sviluppo locale e per la coesione sociale. Una risorsa per la vita e l’identità delle comunità.

Questa prassi, che a livello locale vanta già diversi esempi anche nel nostro Paese, consente per altro di vincere la “sindrome dello spettatore”, prodotto tipico del nostro tempo, che è il tempo della complessità, consentendo di recuperare il principio della responsabilità.

Con la manifestazione del 25 gennaio è chiaro che i cittadini della provincia di Agrigento non vogliono più fare da spettatori, coscienti della propria dignità di protagonisti della vita sociale.