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Home » Cronaca » I clan mafiosi di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle: chiesti 17 rinvii a giudizio

I clan mafiosi di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle: chiesti 17 rinvii a giudizio

19 Gennaio 2026
in Cronaca, dalla città, evidenza, Mafia
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I pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Claudio Camilleri, Giorgia Righi e Luisa Bettiol, hanno chiesto il rinvio a giudizio di 17 soggetti alcuni dei quali già coinvolti nella prima tranche dell’indagine, già approdata a processo. Si tratta del secondo filone nato dall’inchiesta “madre” sui nuovi clan mafiosi di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle. L’udienza preliminare è stata fissata per il 24 febbraio davanti al gup del tribunale di Palermo Nicoletta Frasca. L’indagine ipotizza un’alleanza tra i clan di Villaseta e Porto Empedocle che, dopo iniziali frizioni, avrebbero stretto un’alleanza in grado di mantenere saldi gli equilibri nel settore del traffico degli stupefacenti, suddiviso gli incassi, condiviso armi e imposto le proprie regole sul territorio.

Gli imputati sono: James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle; Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento; Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì; Antonio Crapa, 55 anni, di Favara; Antonio Guida, 19 anni, di Agrigento; Agostino Marrali, 29 anni, di Palermo; Andrea Sottile, 36 anni, di Agrigento; Alessandro Calogero Trupia, 36 anni, di Agrigento; Calogero Segretario, 30 anni, di Agrigento; Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento; Danilo Barbaro, 40 anni, di Moncalieri (Torino); Gaetano Licata, 42 anni, di Santa Maria Capua Vetere; Salvatore Lombardo, 37 anni, di Agrigento; Salvatore Prestia, 44 anni, di Porto Empedocle; Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento e Vincenzo Iacono, 48 anni, di Agrigento.

Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzato al traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso, tentata estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, porto e detenzione di arma sempre aggravati dal metodo mafioso. La principale contestazione è quella di avere messo in piedi un vasto narcotraffico per finanziare il clan, che sarebbe stato diretto da James Burgio, detenuto in carcere ma operativo grazie a un telefono cellulare, e da Salvatore Prestia, cognato del boss Fabrizio Messina.

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Tags: agrigentoclanmafiosiPorto Empedoclevillaseta
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