Guerra commerciale: un report per riassumere quanto accaduto

L’attuale guerra commerciale tra Cina e USA è di sicuro uno degli eventi caratterizzanti l’anno che volge al termine. I rapporti commerciali tra le due potenze sono inficiati da dazi e controdazi e una soluzione comune sembra davvero molto lontana.

Molte aziende internazionali temono perdite sul fatturato a causa di un mercato che va verso la stagnazione, frutto di timori e insicurezze che inficiano investimenti tanto esteri quanto domestici. TradeMachines ha addirittura pubblicato un compendio di quanto finora accaduto per informare i propri utenti riguardo i rischi e le motivazioni di questa battaglia a colpi di dazi. Stando a quanto riportato, l’inizio di questa vicenda viene fatto risalire al 2001, anno in cui la Cina è entrata nel mercato globale. L’alta competitività dei prezzi cinesi ha fatto sì che il rapporto export/import fosse sempre più a sfavore degli USA.

Il malcontento delle industrie statunitensi è stato assecondato da Trump nella sua corsa elettorale per le presidenziali, portandolo a dare inizio a questo conflitto lo scorso gennaio con l’aumento dei dazi su lavatrici e pannelli solari, per poi proseguire con acciaio e alluminio. La Cina si è difesa rispondendo colpo su colpo alle minacce della casa bianca, imponendo controdazi in egual misura sui beni americani.

Diverse sono le argomentazioni che Trump ha adoperato per giustificare queste sue scelte, spesso facendo riferimento alla perdita di posti di lavoro nei settori manifatturieri. In molti hanno però ribattuto che un taglio dei rapporti con Pechino metterebbe a rischio ben 1.4 milioni di posti di lavoro, dipendenti dalle relazioni commerciali con l’Oriente.
Il dubbio che i dazi su acciaio e alluminio possano essere di qualche beneficio per risanare il deficit commerciale viene rinforzato dal fatto che la Cina non è nemmeno tra i primi dieci paesi che immettono questi beni sul suolo americano.

È difficile immaginare come e quando questa vicenda avrà una soluzione. L’augurio è che la conta dei danni sia molto più ridotta di quanto finora pronosticato.