Giuseppe Di Rosa: lascio la politica per i miei figli, Agrigento è mafiosa e non cambierà mai

Giuseppe Di Rosa: lascio la politica per i miei figli, la città è mafiosa e non cambierà mai.

L’ex consigliere  ha spiegato le sue ragioni con le lacrime agli occhi.

Lascia il progetto Noi con Salvini: “con Pagano ritornano i poteri forti romani, sono solo nelle battaglie alle illegalità.”

  “Lascio la politica per i miei figli, per la mia famiglia” così inizia la conferenza stampa di Giuseppe Di Rosa ex, a questo punto ex, coordinatore di Noi con Salvini di Agrigento. Una conferenza stampa di pancia, dove butta fuori malesseri e “malaffari” che hanno contribuito alla decisione, pur sofferta, di chiudere la vita politica iniziata attivamente il 22 novembre 2011. “Sono entrato in politica con passione e amore per la mia città, avevo un sogno, ma è un sogno irrealizzabile, questa terra non cambierà mai”. Il desiderio di serenità delle figlie si sposa con lo stato dei fatti che Giuseppe Di Rosa avverte e sottolinea da tempo, parla di un’opposizione assente in consiglio comunale, di temi come il PRG che non vengono affrontati e che “lasciano tranquillamente in mano al malaffare nonostante le indagini da parte della Procura di Agrigento“.

Parla anche della vicenda Gettonopoli che definisce ” un colpo di stato organizzato dai poteri forti agrigentini e con lo scopo di togliere credito a un vice presidente del consiglio, che preso per ladro dalla città, di fatto è il meno pagato dalla storia amministrativa agrigentina con un compenso di circa 400 euro” e per quell’occasione accusa di essere stato lasciato solo nella lotta contro la diffamazione nei network nazionali.

Ma ciò che più lo ha ferito in questi anni è stato l’essere lasciato solo nella lotta contro le illegalità, così dichiara e sottolinea “la mafia non uccide solo d’estate ma uccide con l’isolamento e screditando l’oppositore, la mafia è presente ad Agrigento, città compromessa fatta di gente che vive di compromessi” e non ce n’è per nessuno, accusa l’amministrazione attuale che dà le colpe all’amministrazione passata con, secondo Di Rosa un paradosso: “le amministrazioni passate hanno appoggiato l’amministrazione attuale, sono tutti con Firetto, chi ha amministrato in passato è chi amministra oggi, tutta la vecchia deputazione agrigentina ha appoggiato esplicitamente Lillo Firetto…” Conclude dicendo che lui non odia Firetto ma non condivide il suo modo di amministrare e racconta ai giornalisti come proprio nel giorno della sua vittoria lui con un SMS abbia fatto gli auguri di buon lavoro al suo, seppur non condiviso, nuovo sindaco, ma che da lui in risposta abbia ricevuto solo una serie di querele. La sua decisione scaturisce dall’immagine lesa da “questi poteri, e dal fatto che capisco Agrigento non cambierà mai, darò serenità alla mia famiglia”.

Lascia di conseguenza Lega dei Popoli – Noi con Salvini, che ad Agrigento in questo momento rimane senza referenti, ma anche qui la grande delusione di Di Rosa: coordinatore del partito della Sicilia occidentale da qualche mese è Alessandro Pagano, deputato nazionale ex Area Popolare, lo accusa di rimanere uomo di Angelino Alfano, che prende decisioni di tornaconto dei poteri romani e che ad Agrigento ha di recente inserito nel gruppo persone appartenenti a poteri politici del quale si è sempre tenuto al di fuori: “il progetto di Noi con Salvini io l’avevo sposato, c’avevo creduto, il partito spogliatosi da Marcolin, altro uomo imposto dai poteri forti romani solo per contribuire ad alimentare quel voto di protesta che serviva durante le elezioni a sindaco di Agrigento, con Attaguile avevamo il progetto di affrontare i problemi di pancia di Agrigento, ma l’ingresso di Pagano ed i suoi uomini ha portato all’interno della lega nuovamente i poteri romani, poteri con la quale non mi schiererò mai a loro fianco.” Si dichiara deluso dall’atteggiamento di Fratelli D’Italia in consiglio comunale “non fa opposizione, anzi con il loro sito on line decantano l’amministrazione vigente e scartano i miei comunicati”. Insomma deluso e amareggiato da queste vicende lascia la vita politica per dedicarsi alla propria famiglia, “tanto ho capito che ad Agrigento non cambierà mai nulla!” (Alfonsa Butticè)