Giovani ed economia: cresce la cultura del risparmio in Italia

Potrebbe essere, e forse per molto tempo lo è stato, un rapporto di totale estraneità, quello in cui i primi vedono la seconda come una disciplina complessa e astratta, ben distante dal loro vivere quotidiano. Parliamo del rapporto tra giovani ed economia, oggi un tema ormai centrale, dopo gli anni di pandemia ma soprattutto in vista delle elezioni del 25 settembre, che vede la questione diventare realmente importante, nella collettività così come dovrebbe esserlo nelle agende dei vari programmi politici. 

Giovani ed economia, forse, non si sono mai conosciuti bene da vicino, probabilmente anche a causa delle inefficienze del mercato o dello Stato, che hanno messo in risalto una diseguale distribuzione del reddito, disoccupazione diffusa e pressione fiscale eccessiva. Ecco, è proprio in questo clima di insofferenza e di incertezza che possiamo dire che la crisi sta avvicinando i due mondi, rendendo i giovani consapevoli che il loro presente, ma soprattutto il loro futuro economico è instabile e incerto e, d’altro canto, anche l’economia sta cominciando a dare ufficialmente ai giovani una più incisiva e più esplicita connotazione di risorsa economica fondamentale per il Paese. 

Oggi i giovani si attendono la realizzazione dei progetti contenuti nel Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall’Unione Europea, in modo da mettere al centro «la valorizzazione del capitale umano delle nuove generazioni», in particolare delle competenze per la transizione digitale e verde. Secondo i dati pubblicati da Repubblica, sono tanti, forse troppi, i giovani italiani a rischio povertà: 60 mila nella fascia tra 20 e 29 anni. Il 13,1% nel 2021: quasi record d’Europa, secondi solo alla Romania nella classifica Eurostat, e record nel decennio. Significa che guadagnano meno di 10.591 euro all’anno, sotto gli 876 euro al mese, anche meno del Reddito di cittadinanza.

La buona notizia è che la cultura del risparmio è ancora molto diffusa nel nostro Paese e le nuove generazioni non ne sono esenti. A quanto pare, più del 90% degli intervistati nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni riconosce il valore positivo di riempire il salvadanaio. Moneyfarm fa il punto della situazione sul risparmio giovanile: sono diverse, infatti, le strategie di investimento adatte ai giovani e oggi, la tecnologia e i servizi di gestione del patrimonio, un tempo dedicati ai detentori di grandi capitali, sono diventati alla portata anche di chiunque decida di fare piccoli investimenti. I fondi di investimento passivi o ETF, ad esempio, permettono all’investitore di ottenere un’ampia diversificazione, investendo in un ampio paniere di titoli, a costi molto bassi, ma anche il Piano di accumulo capitale può essere una soluzione perché permette di accrescere il proprio investimento a poco a poco attraverso versamenti ricorrenti. 

Ad ogni modo, è sempre la consulenza la parola chiave, perché aiuta gli investitori a dare valore ai propri risparmi e a capire dove investire e come investire anche piccole somme. Poiché anche piccole somme, nel lungo termine, possono contribuire a costruire un futuro solido.