Gioco d’azzardo, la ludopatia analizzata dall’intelligenza artificiale

C’è chi l’ha definita la malattia del terzo millennio, forse non andando troppo lontano dalla realtà. La ludopatia è entrata a far parte della vita di centinaia di migliaia di italiani, ed è un aspetto sociale prossimo a diventare un’abitudine. Ma quali aspetti fanno del giocatore un ludopate? E soprattutto, ci sono delle caratteristiche che rendono una persona propensa a cadere nella rete dell’azzardo fuori controllo? Ad alcune di queste domande ha provato a rispondere l’intelligenza artificiale.

Diverse ricerche hanno dimostrato che la ludopatia è causata da diversi fattori, che spaziano dalla genetica alla neurobiologia passando per motivi comportamentali. I soggetti più a rischio in genere sono resi vulnerabili da alcuni fattori psicologici e sociali, come la povertà o traumi biografici. In molti casi il gioco d’azzardo è visto come un’opportunità di riscatto, di rivincita personale ed economica. A volte il vizio si insinua in soggetti che al contrario non sanno come passare il tempo, come le casalinghe o i giovani in cerca di occupazione. Alcuni dati rivelano una stretta correlazione tra la ludopatia e la disoccupazione: quasi la metà dei soggetti riconosciuti come malati di gioco (in Italia sono circa 800.000) non hanno un impiego fisso.

Per cercare di tratteggiare in modo più efficace il carattere del ludopata, uno studio sul gioco patologico dell’Università della Calabria ha inserito in un computer dati relativi a 160 persone che non hanno mai provato a scommettere alle slot machine e di 40 pazienti in cura per problemi di gioco. I tratti che sono risultati distintivi tra i giocatori e i non-giocatori, con una percentuale minima dell’80% a favore dei primi, sono la bassa apertura mentale, la bassa coscienziosità, la scarsa fiducia negli altri, la tendenza a cercare emozioni positive e tratti depressivo-impulsivi nella personalità dei giocatori. Tutte qualità che in linea di massima rimangono in linea con l’identikit del giocatore tratteggiato dalle ricerche precedenti. Lo studio presenta qualche limite, come la portata limitata dei campioni presi in considerazione e soprattutto l’utilizzo di soggetti in cura per la patologia, quindi inevitabilmente scossi emotivamente: sarebbe più interessante, e ovviamente molto difficile, conoscere le sensazioni di chi si approccia per la prima volta al mondo dell’azzardo. Intanto rimane utile avere tratteggiato questi aspetti del giocatore, in una fase in cui è lecito aspettarsi un maggiore interventismo da parte delle istituzioni.

Ha già mosso i primi passi in questo senso la Sicilia, che rimane impegnata su più fronti nel gioco d’azzardo. Le recenti azioni della guardia di finanza locale proseguono la politica di lotta all’illegalità, nell’intento di fornire maggiore sicurezza a tutti i cittadini. Il piano regionale contro il GAP ha di recente ricevuto parere positivo con osservazioni dall’Osservatorio nazionale, che comunque pare aver apprezzato le misure adottate (come il distanziometro). La riduzione delle slot machine sul territorio dell’isola potrebbe essere il prossimo punto su cui discutere, anche se ad oggi i numeri non rendono strettamente necessaria una drastica riduzione: la Sicilia nel 2016 era al nono posto nella graduatoria nazionale per volume di gioco alle macchinette. Nella media nazionale, insomma.