Un concetto che diventa quasi una dichiarazione etica:
«Sono dell’idea che ogni imprenditore debba rimettere in circolazione, nel territorio in cui opera, una parte del guadagno e del benessere che ottiene con la propria attività».
Ci sono inaugurazioni che si consumano nel tempo di una fotografia e altre che, invece, raccontano una visione. Il PalaEgoGreen di Agrigento, in piazza Ugo La Malfa, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è soltanto una nuova intestazione o una sponsorizzazione sportiva: è il segno concreto di un’idea di sviluppo che lega impresa, territorio e comunità in un unico disegno.
A tracciarne il senso è stato Marcello Giavarini, presidente di EgoGreen, che ha parlato alla città con un linguaggio sobrio, lontano dalla retorica delle grandi occasioni. «Come in ogni palazzetto dello sport che si rispetti, dai principali impianti d’Italia fino ad Agrigento, ogni struttura ha uno sponsor. La differenza sta nel perché lo fai», ha spiegato, chiarendo subito che il PalaEgoGreen nasce da una scelta strutturata, non occasionale.
La partnership è pluriennale e guarda al tempo lungo, quello che serve per garantire manutenzione, funzionalità, continuità. Perché – come ha ricordato Giavarini – le strutture non si misurano nel giorno dell’apertura, ma nella capacità di restare vive. Non è tanto farle, le strutture, quanto mantenerle e farle funzionare. È lì che si gioca la partita vera. Una riflessione che restituisce allo sport il suo valore più autentico: quello di presidio sociale prima ancora che di evento.
Al centro del progetto c’è il concetto di benessere circolare, il mantra che EgoGreen porta avanti da anni e che Giavarini ha ribadito con forza. L’idea che ogni imprenditore abbia il dovere di rimettere in circolazione, nel territorio in cui opera, una parte del valore generato. Non come gesto simbolico, ma come scelta di responsabilità. Il PalaEgoGreen diventa così una casa dello sport, soprattutto per le realtà minori, quelle che tengono in piedi il tessuto sociale delle città e che spesso faticano a trovare sostegno. «La vedo come un luogo dove si faranno altre attività, principalmente sportive, ma probabilmente anche dei simposi. Sarà messa a disposizione della cittadinanza».
Il PalaEgoGreen viene immaginato come uno spazio aperto, multifunzionale e al servizio della città, non solo come impianto sportivo tradizionale.
Ma una visione, da sola, non basta. Accanto all’impegno dell’impresa c’è il lavoro quotidiano di chi la struttura la gestisce e la fa vivere. Un riferimento doveroso va a Nino Di Giacomo e a tutti i gestori del palazzetto come Paolo Vella: ambiziosi, capaci, visionari, chiamati ora a trasformare un’intuizione in un percorso concreto. Perché un impianto sportivo non è fatto solo di muri e tribune, ma di programmazione, cura, relazioni, presenza costante.
Il PalaEgoGreen è pensato come uno spazio aperto, destinato allo sport ma anche al confronto, alla partecipazione, alla vita della città. Un luogo restituito alla comunità, che dialoga con il contesto urbano circostante e con le altre infrastrutture sportive, a partire dallo stadio Esseneto, per il quale si intravedono finalmente segnali di sviluppo. Un sistema, non un’isola.
In questo senso, il PalaEgoGreen non è un episodio, ma una dichiarazione di metodo. Racconta un modo diverso di intendere l’impresa, lontano dalla vetrina e vicino alla sostanza; uno sport che non è solo competizione, ma strumento di inclusione e crescita; una città che, quando visione e gestione camminano insieme, può costruire qualcosa che resta.
Ad Agrigento, almeno per una sera, si è visto che quando le ambizioni sono condivise e il progetto è credibile, lo sport smette di essere cronaca e diventa infrastruttura sociale. Ed è lì che inizia davvero la partita più importante. Alla cerimonia presente anche il presidente provinciale del CONI Antonella Attanasio. «Agrigento può finalmente contare su una struttura sportiva moderna e pienamente fruibile, frutto anche del coraggio delle associazioni sportive che ne hanno assunto la gestione. La partnership con EgoGreen è una scelta lungimirante, che usa lo sport come veicolo di coinvolgimento della comunità, soprattutto dei giovani, attraverso progetti concreti e duraturi capaci di rilanciare le società sportive locali anche sul piano nazionale», sintetizza Antonella Attanasio. VIDEO
Foto Giuseppe Greco
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