Gdf negli uffici dell’Ipab di Canicattì, sigillate due stanze

La Guardia di finanza ha fatto visita agli uffici dell’Ipab Burgio Corsello di Canicattì ed ha sigillato due stanze. Prelevati atti per una indagine disposta dalla Procura della Repubblica di Agrigento sulle cause che stanno portando l’ente assistenziale canicattinese alla chiusura. I baschi verdi, in sostanza avrebbero fotocopiato tutti i documenti contabili ed i mandati di pagamento emessi negli ultimi anni per verificare se siano stati commessi dei reati.
Attualmente l’ente, coordinato dal commissario Guglielmo Reale ha sospeso la sua attività. E’ stato l’avvocato Lillo Massimiliano Musso a far scattare l’indagine, dopo aver inviato una nota su un presunto danno erariale subito dal Comune di Canicattì. “In caso di estinzione dell’Ipab – spiega l’avocato Musso – tutti i debiti, a qualunque titolo, determinati dall’istituto resterebbero a carico dell’Ente comunale. Un danno acuito dalle spese liquidate in sede giudiziale, rispetto ad una prestazione lavorativa impedita dall’Ipab, nonostante l’obbligo di pagare gli stipendi”. A questo si è aggiunta la dichiarazione di Gino Cilia, ex consigliere comunale che assieme ad altri cittadini aveva messo su un comitato spontaneo per scongiurare la chiusura dell’ente dopo 135 anni di attività assistenziale: “Mentre si stava cercando una soluzione bonaria, il Comune di Canicattì – ha detto Cilia – ha emesso due mandati di pagamento a favore di un lavoratore, che aveva pignorato le somme dovute dal Comune alla casa di riposo, sicché alcuni legali dei dipendenti hanno chiesto la garanzia del pagamento mediante la cessione del credito”. E si sono rivolti al giudice del lavoro che ha accolto le istanze. In cassa c’erano soltanto 190 mila euro a fronte di 320 mila euro di somme richieste a pignoramento, per cui il giudice ha operato una ripartizione assegnando delle percentuali agli aventi diritto. Il prossimo passaggio, annunciato dai legali dei creditori sarà l’aggressione al patrimonio immobiliare dell’ente.