Galleria di Sciacca chiusa, Agrigento sempre più lontana dagli aeroporti
Tra strade interrotte, voli a singhiozzo e uno scalo ancora da costruire, partire dall’Agrigentino diventa sempre più complicato. La chiusura della galleria Belvedere aggiunge un nuovo ostacolo alla mobilità della Sicilia centro-occidentale.
La notizia è di quelle destinate a pesare sulla mobilità del territorio per molto tempo: la galleria Belvedere di Sciacca è chiusa al traffico per consentirne la demolizione e la ricostruzione. Il provvedimento riguarda la Strada Statale 115 e comporta la deviazione del traffico sulla viabilità alternativa. L’intervento, necessario per la sicurezza della struttura, è destinato a durare a lungo: il cronoprogramma prevede la conclusione dei lavori nel settembre 2029.
Per Sciacca significa gestire per anni un consistente flusso di traffico attraverso percorsi alternativi. Per il resto della provincia significa aggiungere un nuovo elemento di incertezza a una rete viaria già caratterizzata da criticità. E per chi deve raggiungere un aeroporto, il problema assume un significato ancora più concreto.
Per gli agrigentini il viaggio comincia sulla strada
Agrigento non dispone ancora di un proprio aeroporto. Chi deve prendere un volo è quindi costretto a raggiungere Palermo, Trapani, Comiso o Catania, scegliendo lo scalo in base alla destinazione, agli orari e alle tariffe disponibili. Il trasferimento verso l’aeroporto diventa così parte integrante del viaggio: una strada chiusa, una deviazione, un cantiere o una coda possono significare arrivare in ritardo al check-in, perdere un volo o essere costretti a partire con molto più anticipo.
La chiusura della galleria di Sciacca rende ancora più evidente questa condizione soprattutto per chi vive nella parte occidentale dell’Agrigentino e deve raggiungere gli scali di Palermo o Trapani. Ma il problema non riguarda soltanto la viabilità. Nelle ultime settimane anche il sistema aeroportuale siciliano ha dovuto fare i conti con situazioni straordinarie. A Catania, in particolare, l’attività dell’Etna e la presenza di cenere vulcanica hanno provocato restrizioni operative e sospensioni dei voli, con conseguenze concrete per i passeggeri tra cancellazioni, riprogrammazioni e dirottamenti.
Per un passeggero agrigentino cambiare scalo può significare aggiungere decine o centinaia di chilometri al proprio viaggio. E se contemporaneamente la viabilità è interessata da cantieri, deviazioni o chiusure, l’accessibilità diventa un problema ancora più evidente. Non basta, dunque, avere aeroporti: bisogna poterli raggiungere in tempi ragionevoli e attraverso collegamenti affidabili.
La battaglia per l’aeroporto di Agrigento
È da questa condizione che torna inevitabilmente al centro una questione che il territorio porta avanti da anni: la realizzazione dell’aeroporto di Agrigento e della Sicilia centro-meridionale. Una battaglia sostenuta anche dal Comitato Civico Aeroporto ed Infrastrutture della Fascia Centro Meridionale della Sicilia, che continua a chiedere alle istituzioni di dare seguito al progetto.
Il percorso ha compiuto negli ultimi mesi nuovi passi sul piano istituzionale e progettuale, ma l’eventuale previsione dello scalo negli strumenti di programmazione nazionale non equivale ancora alla realizzazione dell’opera. Restano da affrontare verifiche e adempimenti tecnici, economici, ambientali e finanziari. Sul progetto è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, manifestando disponibilità a sostenerne il percorso a condizione che ne venga verificata la sostenibilità tecnica ed economica.
La chiusura della galleria Belvedere, naturalmente, non è una questione aeroportuale. Così come le limitazioni dello scalo di Catania sono legate a fenomeni naturali. Ma quando questi elementi si sommano emerge una difficoltà strutturale: l’Agrigentino non dispone di uno scalo sul proprio territorio e dipende da collegamenti stradali e aeroportuali esterni alla provincia.
Per chi deve partire significa mettere in conto distanza, tempi di percorrenza e possibili imprevisti prima ancora di arrivare al terminal. La galleria di Sciacca, con una chiusura destinata a protrarsi per anni, aggiunge un altro tassello a questo quadro.
Quanto può ancora attendere un territorio che, per prendere un aereo, deve prima percorrere decine o centinaia di chilometri su strada? Per gli agrigentini, almeno per ora, il viaggio continua a cominciare molto prima dell’aeroporto.
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