Cristian Mayer lascia la Fortitudo Agrigento dopo 18 anni: si chiude un ciclo storico, futuro a Piazza Armerina
Fulmine a ciel sereno in casa Fortitudo: Cristian Mayer ha comunicato al presidente Gabriele Moncada la decisione di lasciare il club biancazzurro dopo 18 anni. Una scelta che chiude uno dei cicli più lunghi e identitari della storia recente della società agrigentina.
Ci sono comunicati che raccontano una separazione. E poi ce ne sono altri che sembrano chiudere un ciclo. Quello diffuso dalla Fortitudo Agrigento per salutare Cristian Mayer appartiene decisamente alla seconda categoria.
Perché dopo diciotto anni insieme, ridurre tutto ad un semplice “cambio di direttore sportivo” sarebbe probabilmente troppo poco. Le parole utilizzate dalla società parlano di “legame unico e indissolubile”, di “faro della società”, di appartenenza e identità. Espressioni che raramente vengono utilizzate per descrivere un dirigente qualsiasi.
Mayer, in questi anni, è stato molto più di un direttore sportivo. È stato uno degli uomini simbolo del progetto Fortitudo, uno di quelli cresciuti dentro il mondo biancazzurro, trasformandosi da giocatore a dirigente, attraversando promozioni, momenti esaltanti, difficoltà economiche, cambiamenti tecnici e stagioni complicate.
Nel suo lungo messaggio di saluto c’è soprattutto un nome: quello di Totò Moncada. Non è casuale. Mayer sceglie di riportare il discorso all’origine di tutto, alla visione del patron che ha costruito il basket agrigentino moderno. E forse proprio lì si trova la chiave di lettura più interessante di questa separazione.
Perché l’uscita di scena di una figura così radicata dà inevitabilmente la sensazione della fine di un ciclo storico. Non soltanto sportivo, ma identitario. Una fase nuova che la Fortitudo Agrigento dovrà ora affrontare cercando nuovi equilibri, nuove idee e probabilmente anche una diversa organizzazione interna.
Nel comunicato non ci sono polemiche, né strappi pubblici. Anzi, i toni sono estremamente affettuosi da entrambe le parti. E proprio questo colpisce: la necessità quasi di ribadire che si interrompe il rapporto professionale, ma non quello umano.
Segno evidente che Mayer, nel tempo, era diventato parte integrante della famiglia Fortitudo.
Con la stampa il rapporto non è stato sempre semplice. Talvolta spigoloso, diretto, anche duro nei momenti di tensione. Ma questo, in fondo, fa parte del ruolo e della personalità di chi vive il basket con forte coinvolgimento emotivo. E forse era proprio questo uno degli aspetti che lo rendevano autentico agli occhi dell’ambiente: la capacità di esporsi, di difendere il club, di vivere ogni partita e ogni scelta senza filtri.
Adesso resta da capire quale direzione prenderà la Fortitudo. Perché quando va via una figura che per diciotto anni ha rappresentato continuità, memoria e identità, non cambia soltanto un incarico. Cambia inevitabilmente un pezzo importante della storia recente del club.
E ad Agrigento, dove il basket è spesso anche sentimento e appartenenza, questa non sarà una notizia che passerà inosservata.
Per Cristian Mayer prende quota soprattutto l’ipotesi Siaz Piazza Armerina, società con cui il dirigente ha sempre mantenuto ottimi rapporti. Il club ennese è attualmente impegnato nei playout salvezza di Serie B e potrebbe puntare su una figura di esperienza e profonda conoscenza del basket siciliano come Mayer per ripartire. Più difficile, invece, la pista che porterebbe alla Valtur Brindisi, piazza ambiziosa e storica del basket italiano. Al momento, l’ipotesi più concreta sembra quella di una permanenza in Sicilia.
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