Figli e social: serve una presenza molto attiva. La chiesa agrigentina “guarda” all’universo web

Dopo l’ennesimo caso, quello di Antonella, la bambina di 10 anni morta nella sua casa di Palermo per una sfida su TikTok, non si può più attendere. Occorre capire in che modo intervenire nella gestione dei social e dei vari strumenti comunicativi dei bambini. Per questo motivo l’arcidiocesi di Agrigento ha organizzato un incontro on line dal titolo “I Social una sfida per l’Educazione”  con Francesco Pira,  esperto di processi culturali e comunicativi, per provare a capire come affrontare quello che sta diventando un problema sempre più grande. Sono state diverse le domande formulare a Francesco Pira sulla nuova sfida educativa che il multiforme universo web dei social ha ormai da molti anni innescato. Pira sostiene che “le drammatiche notizie di cronaca, circa i risvolti anche mortali su un uso inconsapevole dei nuovi strumenti tecnologici, dei social in particolare, ci costringono a una vera conversione educativa, perché i rischi che corrono i più piccoli sui social network, acuiti anche con l’uso eccessivo di tecnologie per l’emergenza pandemica, sono particolarmente importanti e sensibili. Dal momento che i social sono diventati ormai i luoghi prevalenti di costruzione identitaria”. “Ciascuno recuperi il proprio ruolo e torni a guidare il processo – è l’invito di Pira –, costruendo nuove regole e non semplicemente adottando regole e strumenti che l’industria del web realizza per alimentare il proprio business”. Nel mare immenso dei social, c’è anche chi non permette ai figli di iscriversi fino al raggiungimento dei 13 anni . I bambini delle elementari che hanno i social devono essere seguiti con la massima attenzione dai genitori, che devono controllare i follower, la privacy, le chat: serve una presenza molto attiva. E’ fondamentale che un genitore aiuti il preadolescente a imparare a navigare senza rischiare il naufragio in questo nuovo mondo.