Festa grande per la Chiesa agrigentina

Festa grande per la Chiesa agrigentina

La data del 7 ottobre 2019, memoria liturgica della B.M.V. del Rosario, resterà  bene impressa per oltre duemila di fedeli agrigentini, provenienti da diversi paesi, ma soprattutto  dalla città capoluogo e da Favara, Cianciana e Caltabellotta.

In una Cattedrale gremita,  dove tutto era stato ben predisposto come nelle grandi occasioni,  all’inizio della celebrazione, don Franco non ha mancato di portare il pensiero a Lampedusa, dove era avvenuto ancora un naufragio e dove perciò continuava il recupero dei cadaveri  che già avevano superato largamente le 10 unità.

Intanto all’attenzione immediata  di tutta l’affollata assemblea, cinque  suoi figli, pronti per   l’imposizione delle mani da parte del nostro Arcivescovo-metropolita card. Francesco Montenegro ed in comunione con Lui dal presbiterio, largamente rappresentato da circa 150 sacerdoti, tra cui al completo tutti i docenti e superiori del seminario, con in testa il rettore don Baldo Reina, che hanno curato la formazione e preparazione dei 5 giovani .

Ed in un clima di commozione e preghiera, sono diventati presbiteri, ricevendo  il secondo grado del sacramento dell’Ordine, i diaconi Rosario Bellavia di Favara,  Alessandro Bruno e Stefano Principato di Agrigento,  Calogero Cusumano di Caltabellotta e Giovanni Gattuso di Cianciana.

Momenti essenziali del Rito di Ordinazione Presbiterale, sono stati l’imposizione delle mani da parte dell’Arcivescovo e della  numerosa rappresentanza  di sacerdoti, unitamente alla preghiera consacratoria elevata al Signore da don Franco.

Alla concelebrazione hanno pure partecipato unitamente ad una piccola ma significativa  rappresentanza dei loro  fedeli,  il vescovo albanese S. E. Mons. Giovanni Peragine e Don Leonardo Falco, rettore del Seminario di Scutari.

E’ noto infatti che da qualche tempo la nostra arcidiocesi di Agrigento si è fatta carico di accompagnare in qualche modo la Chiesa sorella di Albania, dopo la terribile esperienza della dominazione  comunista, specie col presidente Halil Hoxha , dittatore dell’Albania  dal 1944 al 1985 (anno della sua morte).  Hoxha per ben 40 anni cercò invano in tutti i modi di  porre le basi solide di un ateismo di Stato, scientificamente fondato,  con l’ambizione di  essere punto di riferimento a livello  globale.

Ma ritornando alla cerimonia solenne dell’Ordinazione, un momento che richiama l’attenzione di tutti prima dell’imposizione delle mani e quindi della preghiera consacratoria, è sicuramente quello in cui i candidati,  vengono interrogati  davanti a tutta l’assemblea sulla loro decisione e volontà di assumere gli impegni specifici.

Cioè di volere esercitare  “per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbiteri, come fedeli cooperatori dell’ordine dei vescovi”, “promettendo obbedienza al Vescovo ed ai suoi successori”,  sforzandosi sempre di adempiere  “degnamente e sapientemente il ministero della Parola”, celebrando con fedeltà “i misteri di Cristo “specialmente nel sacrificio eucaristico e nel sacramento della riconciliazione”.

Come è facile notare la liturgia dell’Ordinazione con chiarezza indica quale deve essere l’identità del sacerdote di Cristo,  e gli impegni fondamentali a cui egli pur nel cambiamento sempre in corso dei tempi deve attenersi.

Un atteggiamento che è sintetizzato nella risposta inziale, quando ogni candidato viene chiamato e risponde “Eccomi”. Una risposta che esprime già di per sé un programma di vita, cosi come descrive la Bibbia per i grandi personaggi nei diversi momenti e nelle differenti situazioni della storia della salvezza.

Ed in questo clima di disponibilità e di fede, particolarmente emozionante  risulta poi il momento in cui da parte dell’Assemblea  si invoca l’aiuto di tuti i Santi con la lunga litania cantata, mentre tutti  gli Ordinandi stanno distesi a terra, “quasi come morti a quel mondo” a cui devono comunicare un messaggio davvero innovativo di vita e di speranza.

Quello che, detto in estrema sintesi,  nel suo solito stile semplice e colloquiale, ha detto nell’omelia, don Franco Montenegro. Il Quale ha toccato tanti punti, in cui non era difficile cogliere la concretezza del possibile riferimento ai problemi concreti, nella particolare sensibilità di oggi  e  forse magari nelle specifiche  criticità di questa sensibilità cosiddetta post-moderna.

Vivere il sacerdozio – diceva don Franco – come un’avventura meravigliosa, lasciandosi  sempre guidare da Dio e mettendosi sempre dalla parte degli ultimi.

Un’Ordinazione presbiterale è sempre un momento di grande festa e  di singolare commozione per tutta la Comunità, così come avverrà in questi giorni seguenti, quando questi cinque nuovi Presbiteri vivranno giorni particolarmente gioiosi ed emozionanti nelle loro Comunità di appartenenza.

 

 Diego ACQUISTO