“Si resti arrinesci” la rubrica di chi dice no all’emigrazione e resta per lottare (VIDEO)

Con l’esplosione del coronavirus e, soprattutto, con il tragico coinvolgimento del nord Italia, sembra che molti giovani siciliani emigrati abbiano deciso di rientrare nella propria città di origine. La pandemia ha in qualche modo incrinato la fiducia non soltanto nella bontà del modello nordico, ma anche la convinzione (diventata ormai secolare) che la grandi città fossero il luogo a cui tendere come modello ideale di vita. Bisognava fuggire dal sud per conquistarsi un posto dignitoso nel mondo e il mondo era lontano da qui. Oggi però registriamo una sorta di emigrazione al contrario che soprattutto dopo il lockdown ha fatto capire a molti agrigentini che se c’era un luogo da dove valeva ripartire era la loro terra natia. Per fortuna però non ci sono solo casi di rientri in Sicilia legati alla pandemia ma c’è anche chi già in tempi non sospetti aveva riscoperto questi valori, capendo che la città dei templi era  il luogo ideale dove vivere e lavorare. E’ il caso di Elvira Mangione che dopo aver vissuto per un periodo nella Capitale, dove si occupava di organizzare eventi mondani per l’aristocrazia capitolina, ha deciso di colpo di rientrare nella sua città.

Perchè?

Ho sentito un forte bisogno di riappropriarmi dei rapporti umani tipici di questi luoghi. Sentivo la necessità di vivere una vita con maggiore qualità dove la frenesia del tempo non si impadronisse di me. 

A Roma cosa facevi?

Un lavoro bellissimo, se ti mostro alcune foto ti faccio capire per chi organizzavo eventi. Personaggi noti della mondanità. Era una bella soddisfazione contribuire alla riuscita di queste manifestazioni.

E poi?

Non avevo il tempo di studiare, volevo completare gli studi e la vita in una grande città era complicata sia pure affascinante al tempo stesso. 

Cosa hai fatto?

Sono rientrata ad Agrigento. Io ero cresciuta al Parco Angeli, ma ho capito che la città non era il Villaggio Mosè. Vedovo i turisti che alloggiavano negli alberghi della zona vagare in un luogo senza identità. Pensavo che oltre la Valle dei Templi dovessero conoscere la nostra Agrigento ed apprezzare il centro storico.

E quindi?

Per fortuna si è liberata una casa proprio nel centro cittadino. Ho deciso di andarci a vivere e trasformarla in un B&B. Era fantastico condividere l’appartamento con i turisti che finalmente potevano apprezzare la nostra Agrigento.

Sono stati loro a trasmetterti entusiasmo?

Sicuramente. Veniva gente da tutto il mondo. All’inizio non  avevamo bisogno nemmeno di pubblicizzarci. Giravano, vedevano la nostra insegna e bussavano al campanello. Mi hanno fatto capire quanto bello fosse vivere qui. Apprezzavano più di quanto io immaginassi.

E’ diventato il tuo lavoro?

Si, ed è la mia occupazione ancora oggi. Credo fortemente nelle potenzialità del nostro territorio. Non solo Agrigento ma anche la provincia. Guardate cosa sta succedendo a Sambuca. Tanti stranieri si stanno trasferendo lì perchè apprezzano la qualità della vita. Ci sono potenzialità enormi di cui noi spesso non sappiano nemmeno l’esistenza.

Possiamo dire che la tua è stata un’emigrazione al contrario?

Sicuramente. Agrigento va vissuta e possiamo fare tanto per renderla migliore. Io qui ho trovato la mia dimensione, mi sento stimolata sia dal punto di vista lavorativo che nella qualità della vita. Presto nella nostra struttura gli ospiti potranno fare colazione con prodotti del territorio, questa terra può offrire veramente tanto. (Domenico Vecchio)

Se avete una storia da raccontare, non siete mai partiti e avete deciso di vivere qui o se qui siete tornati dopo un’esperienza altrove, contattateci su whatsapp, saremo felici di raccontarlo.

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