Emergenza idrica ad Agrigento, don Pontillo: «Acqua alle piscine mentre le famiglie fragili restano senza»
Il sacerdote denuncia sui social una grave disparità nella distribuzione tramite autobotti. Il racconto, raccolto da un autotrasportatore, si inserisce nel caso di Maddalusa, sul quale il sindaco Michele Sodano ha chiesto l’intervento urgente della Regione Siciliana.
AGRIGENTO – «Destinare l’acqua delle autobotti al riempimento delle piscine private mentre abitazioni con bambini, anziani, malati allettati e persone con disabilità rimangono prive del rifornimento essenziale rappresenta un’aperta ferita all’etica e alla morale cristiana».
È la denuncia affidata ai social da don Giuseppe Pontillo, sacerdote dell’Arcidiocesi di Agrigento, intervenuto nel dibattito sull’emergenza idrica che interessa il territorio e, in particolare, le famiglie di Maddalusa.
Nel suo messaggio il sacerdote parla delle «gebbie nobili», espressione utilizzata per indicare le piscine private, contrapponendo il riempimento di strutture destinate allo svago alla mancanza d’acqua nelle abitazioni di persone fragili.
La circostanza denunciata non deriva da una verifica diretta del sacerdote. Don Pontillo precisa infatti di avere raccolto «lo sconforto e lo sdegno» di un autotrasportatore d’acqua. Anche la fotografia allegata al post, chiarisce, è stata reperita sul web e ha quindi una funzione esclusivamente illustrativa.
Il sacerdote colloca la questione sul terreno della dottrina sociale della Chiesa e della responsabilità collettiva. «Il bene comune e l’attenzione agli ultimi, ai piccoli, ai fragili e ai sofferenti – sostiene – costituiscono il criterio fondamentale sul quale si misura la giustizia di una comunità».
Secondo don Pontillo, anteporre un consumo superfluo al diritto alla vita, alla salute e alla dignità umana sarebbe un atto di «profonda insensibilità sociale». Quando una risorsa indispensabile diventa un privilegio accessibile a pochi, aggiunge, il problema non riguarda più soltanto l’efficienza della distribuzione, ma assume i contorni di una «crisi di responsabilità etica e civica».
Nel suo intervento il sacerdote richiama anche la risoluzione 64/292 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, approvata il 28 luglio 2010. L’atto riconosce l’accesso all’acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari come un diritto umano essenziale per il pieno godimento della vita e degli altri diritti fondamentali.
La presa di posizione si inserisce nella complessa vicenda di Maddalusa. Nel quartiere agrigentino numerosi immobili, realizzati in aree prive di edificabilità, risultano abusivi e non sono serviti dalla rete idrica pubblica. Il blocco dei rifornimenti tramite autobotti aveva già spinto i residenti a denunciare una grave emergenza igienico-sanitaria, come ricostruito anche dalla Tgr Rai Sicilia.
Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, con una lettera indirizzata al presidente della Regione Renato Schifani. Nel documento il primo cittadino non contesta l’abusivismo degli immobili né chiede sanatorie, ma sottolinea le conseguenze sanitarie e sociali della sospensione dei rifornimenti.
Sodano riconosce che la decisione di Aica di non erogare acqua agli immobili abusivi trova fondamento nell’attuale quadro normativo. Chiede tuttavia alla Regione di individuare, in attesa di una soluzione strutturale, un percorso capace di garantire un bene essenziale senza mettere in discussione il principio di legalità.
«Lasciare a secco centinaia di famiglie – scrive il sindaco – significa determinare condizioni incompatibili con la tutela della salute pubblica, con l’igiene e con la dignità della persona». Da qui la richiesta rivolta a Schifani di recarsi ad Agrigento o di convocare con urgenza il primo cittadino presso la Presidenza della Regione.
La denuncia di don Pontillo aggiunge adesso una domanda di carattere morale: con quale criterio viene distribuita l’acqua trasportata dalle autobotti durante un’emergenza? Per il sacerdote la risposta non può che partire dalle necessità primarie, assicurando precedenza alle abitazioni principali e alle famiglie nelle quali vivono bambini, anziani, persone malate o con disabilità.
Resta da accertare puntualmente l’episodio riferito dall’autotrasportatore e verificare se e in quali circostanze acqua trasportata tramite autobotti sia stata effettivamente utilizzata per piscine private. Il principio indicato da don Pontillo, però, è netto: «La priorità assoluta di qualsiasi comunità coesa deve rimanere la tutela della dignità della persona».
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