“Educhiamo i giovani al senso collettivo”. Un pensatore a Villa Genuardi

Erano davvero tanti, gli agrigentini che hanno affollato il giardino della dimora storica di Villa Genuardi, per ascoltare il filosofo Alfonso Maurizio Iacono dibattere con il critico Massimo Onofri, del rapporto Sciascia, Pirandello e “le radici telluriche della scrittura”. Così tanti che, fanno sapere dalla Sovrintendenza, organizzatrice dell’incontro, almeno un centinaio di persone non hanno potuto accedere per mancanza di posti. La presenza ad Agrigento di uno dei grandi pensatori, professore universitario, già preside della Facoltà di Filosofia dell’Università di Pisa, studioso dell’Illuminismo, di Marx, della filosofia contemporanea, ha infatti richiamato tanti suoi vecchi compagni del liceo Empedocle e più in generale numerosi amici estimatori del professore. 

Settantadue anni, agrigentino doc, nato e cresciuto in quella straordinaria “terrazza” affacciata sulla Valle che è piazza Cavour, figlio unico di una famiglia di lavoratori delle Poste, pur essendo partito a 18 anni per il Nord, ha sempre mantenuto un legame molto stretto con la sua città. E periodicamente ci torna ospite di amici, anche se ormai in città non ha più parenti stretti o interessi specifici. Villa Genuardi è uno dei suoi luoghi del cuore. “Qui – ricorda -quand’ero ragazzo non c’era ancora la Soprintendenza ed era uno dei luoghi in cui si andava a giocare al pallone nello spiazzo dietro l’edificio chiuso”.

Un simbolo della bellezza e dei fasti del passato di questa città, che ormai sembra scomparsa del tutto. Che cos’è successo?

“Non è semplice rispondere – dice. – Conservo ancora la vecchia fotografia, che feci a suo tempo, della costruzione del primo tollo negli Anni ’60. Nel senso che quella che fu in qualche modo una crescita economica in Italia, qui si è trasformata in uno sviluppo selvaggio e anche aggressivo. Poi, la città fu devastata dalla frana del ’66, io me la ricordo benissimo. In seguito le cose, anziché migliorare, sono peggiorate. Guardando all’oggi, io penso che in questa città non esista il senso di appartenenza cooperativa delle cose comuni. Non c’è un insieme; non esiste se non come folla. In altre città non è così. Questo è un posto con delle case bellissime dove non ci si cura del fatto che quando esci, c’è la spazzatura. Al di la del fatto in sé, questo è significativo di una visione che non solo è fortemente individualistica ma che ha gli estremi per richiamare il senso di dignità. Se il fuori è il luogo di tutti, dovrebbe in un certo senso appartenerci e non può essere così trascurato. Non si possono chiudere gli occhi di fronte al fatto che ci sia spazzatura ovunque. Questi sono elementi che fanno riflettere”. 

Questa volta Alfonso Maurizio Iacono è arrivato a Giurgenti attraverso la Palermo-Agrigento “ e per fare una battuta – dice – l’ho trovata un po’ peggio di quando ero piccolo e mio zio mi portava a vedere le partite allo stadio a Palermo. C’è qualcosa che non va. Non è più concepibile un collegamento stradale di questo genere”.

-Agrigento sempre più periferica e irredimibile?

“Non vorrei generalizzare – risponde il filosofo – ma il problema è proprio Agrigento. Ho visto che altre città siciliane sono cresciute. Mi riferisco a Siracusa, a Marsala. Lì i centri storici sono stati salvati per davvero. Hanno beneficiato di fondi per sviluppare progetti di recupero. Paradossalmente perfino Palermo, nonostante tutte le contraddizioni, con la chiusura del centro storico, ha avuto un balzo. Qui non lo vedo. Mi sembra che ci sia un assoluto abbandono del centro storico. Il Rabato ad esempio, io non so adesso, ma fino a poco tempo fa era in stato di completo abbandono. In via Atenea ci sono un sacco di negozi chiusi. Ecco; Agrigento non sembra avere più un centro. Ha solo periferie. Ho sempre criticato il concetto di periferie. Altre città hanno comunque un centro oltre alle periferie. Agrigento non ha più un centro. Via Atenea non è più un centro. Questa città ormai è solo più fatta dal Villaggio Mosè, da Fontanelle, Monserrato, Villaseta e dalle altre borgate periferiche; satelliti senza un pianeta. Cioè, posti che non sono centri autonomi;  sono delle periferie, e già questo sarebbe un problema, e per di più senza avere un centro. Si è fatta la speculazione edilizia senza Piano Regolatore quindi in modo selvaggio e devastante. Mi sono reso conto che queste cose entrano pervicacemente nella testa delle persone fino ad essere vissute come naturali, abituali, ma non lo sono. Con questi grattacieli si è ucciso perfino l’organizzazione razionale che aveva questa città che degradava, anche con intelligenza collettiva, verso la valle e il mare. Probabilmente questo ha accentuato il senso di chiusura mentale che c’è stato negli anni successivi che non può essere aperta da isole culturali e intellettuali che pure ci sono in questa città”.

-Cerchiamo di individuare delle soluzioni 

“Una soluzione – continua – potrebbe essere questa. Ho notato che “i guai” cominciano sempre dopo le scuole.  Trovo che le nuove generazioni e le scuole, non siano poi così diverse da tutte le altre del Paese. Quindi il vero problema sarebbe quello di fare un lavoro molto forte di educazione alla cooperazione, al senso collettivo, nelle scuole. Perché i ragazzi lì sono ancora disponibili. La prima cosa da fare sarebbe di togliere le scuole da quel non luogo, da quella periferia isolata  e irraggiungibile che attualmente, per così dire, le ospita. Dopo l’età scolastica tutto diviene più complicato. Non si è voluta fare, o potuta fare, un’operazione che invece poteva aveva senso; cioè la rioccupazione del centro storico. Magari utilizzando i palazzi che ci sono o utilizzando l’università. Purtroppo il problema dell’università è che si è accettato che Agrigento diventasse un prolungamento delle Facoltà di Palermo. Io da sempre sono contrario alle periferie universitarie. Questo ad Agrigento ha significato un po’ di indotto in minimi termini, ma ha significato anche che l’università non poteva crescere a quelle condizioni. Aveva senso spostare l’università in centro facendo leva sui Fondi europei e giocando in modo forte su quello che si ha già, ed è ammirato in tutto il mondo. Tematiche come i Beni Culturali  e Ambientali in un luogo come Agrigento con la Valle dei templi, non richiamano soltanto l’archeologia, ma un intero intreccio di saperi scientifici e umanistici connesso con l’intreccio tra ricerca e didattica, che un semplice prolungamento di un altro ateneo certamente non poteva e non potrà dare”.  

-Che cosa prova tutte le volte che torna nella sua città?

“Mi struggo di nostalgia però poi sono un’anima infelice. Godo di tanta bellezza poi dopo qualche giorno sono impaziente di ripartire. Per tornare un’altra volta ancora!”.

LORENZO ROSSO