È morto Ferdinando Sciabarrà, avvocato, già dipendente della Camera di Commercio di Agrigento e fino al 2023 proprietario di una porzione della Scala dei Turchi di Realmonte. L’uomo tre anni fa, dopo un lungo braccio di ferro burocratico e legale aveva deciso di donare la propria particella al Comune, restituendo pienamente la natura del bene pubblico. “Ho appreso con dolore della dipartita del dott. Sciabbarrà. Da ex Sindaco, porterò per sempre con gratitudine il suo ricordo, poiché con grande generosità ha contribuito a determinare il futuro di Realmonte e una migliore tutela pubblica della Scala dei Turchi”, ha detto l’ex sindaco di Realmonte Sabrina Lattuca.
Da registrare anche l’intervento dell’avvocato Giuseppe Scozzari legale di Ferdinando Sciabbarrà nella incredibile vicenda della Scala dei Turchi. “È morto un galantuomo d’altri tempi, oggi rari ed estinti – si legge in una nota del legale-. Ricordo con quanta sofferenza ha vissuto una vicenda mediatica sollevata da chi si nutriva di inchieste mediatiche. Abbiamo svelato la verità ossia, che la Scala dei Turchi era di esclusiva proprietà del galantuomo Sciabbarrà. Lo abbiamo dimostrato e la prova è stata cristallizzata negli atti di un processo dopo un percorso che ha causato una immane sofferenza al povero Sciabbarrà. Solo dopo, da gentiluomo che ama la bellezza ed il patrimonio naturalistico di cui era unico proprietario, avere dimostrato che solo lui aveva il potere di disporre della Scala dei Turchi, rinunciando ad allettanti e lucrose offerte di diverse multinazionali, ha deciso di donare questo bene dall’incommensurabile valore, al mondo attraverso il Comune di Realmonte. Questo gesto rimarrà nei secoli nella storia di questa terra ingrata ed egoista. Il resto resterà inflitto spero nella coscienza di quanti irresponsabilmente hanno procurato male e sofferenza. L’umanità sarà grata e quanti abbiamo avuto l’onore di conoscerlo e frequentarlo, ci rimarrà nel cuore la sua nobiltà d’animo e la sua superiorità rispetto alla materialità imperante. Buon viaggio caro Dr. Sciabbarrà”.
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