C’è modo e modo di andare in pensione. E poi c’è quella persona, quel collega, che lascia il segno. Dal 1° maggio, il vigile coordinatore con incarichi speciali dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Agrigento, Peppe Lunetto, ha concluso il suo servizio attivo. Ma chiamarla semplicemente “pensione” rischia di essere riduttivo: è piuttosto la chiusura di un capitolo operativo fatto di interventi veri, emergenze reali e presenza costante sul campo. Entrato nel Corpo il 1° aprile del 1991 (quando ancora si imparava il mestiere prima sul piazzale e poi sui libri), Lunetto ha iniziato il suo percorso con il corso per permanenti presso la storica Scuola di Capannelle a Roma.
Da lì, il classico giro d’Italia operativo: Novara, dove muove i primi passi nel soccorso tecnico urgente, poi Noto (Sr), Catania Fontanarossa, Gela e infine Agrigento, dove negli ultimi anni ha prestato servizio nel Turno C della sede centrale, come autista con specializzazione su mezzi speciali e mezzi pesanti.
E qui si entra nel vivo. Perché Lunetto non è stato uno da “turno tranquillo”. Ha attraversato alcuni degli scenari più duri degli ultimi decenni: l’alluvione di Genova del 2002; il terremoto de L’Aquila del 2009; la frana di Scaletta Zanclea nello stesso anno, il sisma di Amatrice nel 2016; il terremoto tra Zafferana Etnea e Viagrande nel 2018. La parte più dura degli ultimi anni ad Agrigento è stata la strage di Ravanusa quando un intero quartiere fu sconvolto a causa di una perdita di gas sotterranea. Da non dimenticare il 1993 quando l’eruzione dell’Etna e la successiva colata furono deviate dall’esercito con la dinamite.
Eventi dove non bastava esserci: bisognava sapere cosa fare, e farlo bene, spesso sotto pressione, con mezzi complessi e situazioni al limite. Nel tempo, Lunetto è diventato un punto di riferimento anche all’interno del Comando. Più volte responsabile dell’autorimessa in turno, ha gestito e mantenuto operativi i mezzi, ma soprattutto è stato uno di quelli che i mezzi li sapeva usare davvero.
Camion, autogru, mezzi pesanti, attrezzature specialistiche: non per teoria, ma per esperienza diretta. Chi ha lavorato con lui lo descrive con una parola che nel mestiere pesa più di qualsiasi elogio: affidabile. La giornata di saluto, nella sede di viale Caduti di Marzabotto ad Agrigento, non è stata una semplice formalità. C’era emozione vera, quella che non si costruisce ma si accumula negli anni tra interventi, turni notturni e chilometri fatti insieme. Il momento più intenso è stato il passaggio del casco al figlio Danilo, oggi anch’egli Vigile del Fuoco a Milano.
Un gesto simbolico, certo, ma anche tremendamente concreto: la continuità di un mestiere che non si improvvisa e che, spesso, si eredita nei valori prima ancora che nella divisa. Durante la cerimonia, il comandante Barbera, ha voluto sottolineare pubblicamente il contributo umano e professionale di Lunetto. Parole di stima sono arrivate anche da tutti gli altri colleghi. Non il classico saluto di circostanza, ma il riconoscimento di chi sa esattamente cosa significa stare su un intervento alle tre di notte. Peppe Lunetto lascia il servizio attivo, ma non lascia davvero il Corpo. Perché chi ha vissuto così il mestiere, alla fine, non smette poichè rimane “per sempre marchiato”, si rimane per sempre Vigile del Fuoco.
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