Don Giuseppe Ferranti scrive a don Carmelo Petrone

Una storia da integrare, quella de L’Amico del Popolo, così come delineata da don Carmelo Petrone in un veloce excursus storico sull’ultimo numero del 5 agosto u.s. per comunicare, con evidente amarezza, che dopo 64 anni la redazione cambia sede.

Un excursus storico da integrare come tiene opportunamente  a sottolineare don Giuseppe Ferranti, figura abbastanza nota nel panorama mediatico agrigentino e non solo! perché  per oltre un ventennio condirettore del settimanale cattolico della diocesi,  e rivendica giustamente, per il rispetto dell’obiettività storica,  tanto  lavoro e soprattutto  tanti sacrifici messi in atto da diverse persone.

Anzitutto per salvare economicamente   il giornale !

Ed ecco  nel settembre 1980, dopo  appena qualche mese dall’avere  accettato l’incarico di condirettore, incoraggiato  dalla grande, paterna  figura del  direttore Mons. Domenico De Gregorio.

E qui don Ferranti scende ai dettagli. Dopo che l’Amministratore, l’indimenticabile prof. Paolo Ciotta, gli disse che in cassa non c’era una lira,  informa subito il vescovo del tempo Mons. Luigi Bommarito che gli dà  “testualmente” questa risposta: “Figlio mio ti posso dare solo tante benedizioni, per i soldi devi pensarci tu. Se non ci riesci vuol dire che è arrivato il momento di tirare il collo a L’Amico del Popolo”.

Amareggiato e irritato, prima di dimettermi” –  racconta Ferranti –  andai a chiedere consiglio a P.Urso, stimato sacerdote di Favara”, che gli dà una busta con  £.900.000 (novecentomilalire), somma utile per stampare tre numeri. “Quello di Padre Giuseppe Urso, di santa memoria, – dice Ferranti – fu un gesto provvidenziale. E’ giusto che si sappia!”.

Poi in condizioni pietose era la  “sede squallida ed abbandonata” ! don Biagio Alessi, suo predecessore come condirettore,  che aveva il compito di preparare ogni settimana  il giornale e provvedere alla stampa, lavorava nella sua camera in Seminario: “Nella sede  mucchi di giornali sparsi ovunque, macchina da scrivere e bagno non proprio rotti !”… ma quasi fuori uso.

Ed a questo punto in questa situazione, con il contributo di P. Urso, inizia un forte impegno con  tanti sacrifici, e  sicuramente anche mortificazioni;  ed  i frutti arrivano, mentre il giornale comincia ad attirare l’attenzione, anche di qualche grande quotidiano laico nazionale,  per la sua  grinta, vivacità ed attenzione vera  ai problemi concreti  !

Problemi concreti   affrontati nel vivo delle situazioni !     Problemi di carattere socio-politico-ecclesiale, di taglio generale ma non solo! anche di carattere strettamente locale agrigentino, mettendo in discussione tradizioni e consuetudini,  norme  e prescrizioni,  impostazioni di tipo politico o ecclesiale,  modi di fare e di rapportarsi con i superiori, nel campo della società civile o della comunità ecclesiale.

Osservazioni che in tanti casi sia sul piano politico che in quello ecclesiale si sono rivelate profetiche,  nel senso che il tempo ha dato ragione a chi la meritava. Così, ad esempio –  per concentrare di più l’attenzione in casa – ciò  è avvenuto   sul piano pastorale, dove, a suo tempo,  tanto prurito è  stato  provocato a non pochi  uomini e donne di chiesa  e ad alcuni uomini, compreso qualche monsignore della stessa Curia.

Ne risente positivamente però  il termometro economico. Scrive Ferranti nella lettera a Petrone: “Con il prof. Elia Marino riuscimmo a trovare sostanziose pubblicità che ci consentirono di  portare, dopo alcuni anni, in attivo il bilancio economico del Settimanale, fino a trenta milioni ! Così potei acquistare da un mobilificio di Caltanissetta tutto l’arredamento della sede, senza alcun contributo della Curia.  Avevo avuto anche la fortuna di far approvare il progetto per ristrutturare la sede ed ingrandirla con i due locali adiacenti al piano terra e al primo piano, concessi da Mons. Bommarito, locali che inaugurammo in occasione del Centenario della Stampa Cattolica Agrigentina e dell’annuale Corso di aggiornamento dei Giornalisti dei Settimanali  FISC, che il Delegato Regionale, Mons. Alfio Inserra volle che per quell’anno si tenesse in Agrigento”.  

Per la storia dobbiamo ricordare che i nuovi locali sono stati inaugurati e benedetti dal Vescovo Mons. Carmelo Ferraro, che tutte le foto d’archivio dello storico evento ritraggono visibilmente contento e soddisfatto.
Mons. Ferraro che in un incontro recente – forse ricordando quei tempi – mi ha voluto presente, sollecitandomi anche a continuare nell’impegno sui mezzi di comunicazione sociale.

E se mi è  ancora consentito, anche un mio ricordo,  di quelle riunioni settimanali nella restaurata sede… ogni mercoledì, con la presenza sempre puntuale del direttore Mons. De Gregorio, a cui partecipavano sempre quasi tutti i componenti della redazione – (da Vittorio Alfieri redattore-capo, ad Elia Marino, a Saverio Lumia, Gerlando Micalizio, Alfredo Scaglia, Eugenio Cairone, Mario Fiorino, Enzo Di Natali, Carmelo Saltalamacchia e infine anche Angelino Alfano allora liceale il quale, grazie alla collaborazione con il nostro Settimanale, potè iscriversi all’Albo dei Giornalisti) – per confrontarsi, dialogare, qualche volta “scontrarsi” e magari avere la possibilità di  ascoltare qualche pillola di saggezza del direttore, che per esempio più di una volta ebbe a dire:   “Un pizzico di pepe non guasta mai!”…oppure  “il più grave peccato di un giornalista cattolico che opera  in una “parrocchia di  carta”  è quello di trasformare  la penna in un “turibolo”.

E dopo questa  mia breve digressione, è giusto dire che  l’integrazione di don Giuseppe  Ferranti, della quale noi abbiamo riferito solo alcuni  passaggi,  non potrà subito essere conosciuta per intero, perché L’Amico del Popolo tornerà alla stampa nella seconda  settimana di  settembre.

Anche quello sarà per il Giornale  un argomento interessante che sicuramente  i lettori gradiranno, per conoscere meglio e senza omissioni la storia del recente passato del settimanale.

Per il resto anche noi così come don Petrone e don Ferranti “Speriamo che  il trasferimento dei locali e  la nuova gestione,  non nuocciano al Settimanale  che registra la storia della Chiesa locale”.

Diego Acquisto