Coronavirus, il decreto salva Italia non risolve molti problemi

Il D.L. 17/03/2020 n. 18 è un decreto complesso, corposo e in alcune parti farraginoso.

Se con queste misure si voleva dare uno SHOCK al sistema economico italiano, messo in ginocchio dal COVID-19, non è questa la strada da percorrere, tantè che il Governo ha già preannunziato un nuovo decreto per il mese di Aprile, le odierne misure messe in campo rappresentano una prima timida risposta alle numerose emergenze che in questo momento affliggono il nostro Paese, bisogna mettere molte più risorse ed in questo ci viene in aiuto l’EUROPA, infatti la Commissione Europea, per voce del suo Presidente Ursula Von der Leyen ha comunicato che gli stati membri possono adottare misure per reagire alla crisi in modo adeguato, discostandosi dagli obblighi di bilancio che normalmente si applicherebbero in forza del quadro di bilancio europeo. Tradotto significa che si può sforare il patto di stabilità senza alcun limite.

Allora questa, al di là della emergenza COVID-19, diventa una occasione da non perdere per rilanciare e far crescere tutto il sistema economico italiano.

Dicevamo che il D.L. 17/03/2020 n. 18 è un decreto complesso, corposo e in alcune parti farraginoso, dove tutte le misure messe in campo hanno dei limiti economici per cui non tutte le richieste troveranno copertura.

A fatti eccezionali si risponde con atti eccezionali, questa affermazione non trova riscontro nel decreto legge, infatti il Governo (o i burocrati) a fatti eccezionali risponde con strumenti classici e tradizionali, non è possibile sostenere il lavoro ed il reddito ricorrendo alla CIG ordinaria, strumento che ha una sua finalità in situazioni normali, non è possibile che per averne diritto bisogna passare da una Commissione, e poi perché all’80%, il dato di fatto è che il lavoratore è a casa, non per sua volontà, l’impresa non è nelle condizione di corrispondere lo stipendio per via della sospensione dell’attività, allora, bisognava trovare soluzioni più snelle e dirette per come i fatti eccezionali richiedono;

Sul versante imprese e professionisti, se l’intendo era quello di creare liquidità e sostegno ad imprese e professionisti, le misure non centrano gli obiettivi prefissati.

La sospensione degli obblighi di versamento dei contributi e delle ritenute, oltre a creare confusione tra i contribuenti e gli addetti ai lavori, copre un periodo troppo breve, per alcuni 30 giorni per altri 60 giorni, così come la moratoria dei mutui e dei finanziamenti, che dovrebbe coprire un arco temporale di 12 mesi, ed in questa direzione, merita attenzione la proposta che viene da più parti, di congelare la scadenza dei titoli di credito che le piccole e micro imprese hanno emesso per pagare le forniture di bene e servizi, senza considerare che la sospensione dei termini di versamento, di contro ha allungato i termini di accertamento di due anni.

Altra misura di scarso impatto è la previsione di un credito d’imposta, a favore del conduttore nell’esercizio di attività d’impresa, pari al 60% del canone di locazione riferito al mese di marzo e solo per immobili di categoria C/1 a prescindere se lo stesso è stato pagato o no. Ma se il versamento dei contributi previdenziali e delle ritenute relativi al mese di marzo sono sospesi, con che cosa si compensa il credito d’imposta? Quale liquidità a generato? Perché non si è pensato di indennizzare direttamente i proprietari degli immobili locati? 

Non mi esprimo su altre parti del decreto che in ogni caso mettono in evidenza come negli anni passati, settori importanti e vitali, come la sanità, sia dal punto di vista strutturale che organizzativo, siano stati oggetto di continui tagli ed oggi ne piangiamo le conseguenze.