De Luca ad Agrigento con Fanara: «Mani libere in Sicilia». E avverte Sodano: «La città non si amministra con i post»
L’accordo nazionale con Fratelli d’Italia non cambia, almeno per il momento, la partita siciliana. Cateno De Luca arriva ad Agrigento e ribadisce la linea annunciata nelle ultime ore: alleati con il centrodestra a Roma, ma «mani libere» nell’Isola. E dalla città dei Templi manda anche un messaggio al sindaco Michele Sodano: rispetto per il voto popolare, ma adesso servono risposte amministrative.
Accanto al leader di Sud chiama Nord c’è Salvatore Fanara, che nelle scorse settimane ha ufficializzato la propria adesione al movimento e la disponibilità a candidarsi alle prossime Regionali.
La visita agrigentina arriva all’indomani delle nuove mosse con cui De Luca sta provando a ridisegnare il perimetro del suo movimento. L’intesa nazionale con Fratelli d’Italia ha consentito la costituzione alla Camera della componente di Sud chiama Nord nel gruppo Misto, mentre in Sicilia De Luca continua a rivendicare un percorso autonomo rispetto al centrodestra che sostiene Renato Schifani. La componente parlamentare risulta costituita dal 12 ottobre negli atti della Camera.
«Il nostro accordo nazionale col centrodestra ha una clausola ben precisa: mani libere in Sicilia», ribadisce De Luca. Una distinzione già sostenuta pubblicamente nei giorni scorsi e confermata anche dopo l’ingresso dell’ex assessore regionale Andrea Messina in Sud chiama Nord.
Il progetto, spiega, resta quello «civico, autonomista e progressista» lanciato nei mesi scorsi. E sulla corsa a Palazzo d’Orléans non arretra: «Io sono candidato alla presidenza della Regione di un gruppo di civiche». Cosa farà Fratelli d’Italia, aggiunge, «è un tema che riguarda le decisioni che assumerà Fratelli d’Italia». Oggi, ricorda De Luca, il partito della premier Giorgia Meloni sostiene il governo Schifani e dunque «il profilo strategico è distinto e distante rispetto al percorso che noi stiamo portando avanti».
Una strategia che De Luca definisce di «destrutturazione» degli attuali equilibri politici, guardando tanto a destra quanto a sinistra. Il prossimo passaggio sarà la convention nazionale del 27, 28 e 29 ottobre a Roma, dove Sud chiama Nord intende delineare il proprio percorso in vista delle prossime Politiche. L’appuntamento e la strategia nazionale sono stati annunciati dallo stesso De Luca anche nella conferenza stampa di ieri all’Ars.
Ma ad Agrigento il passaggio politicamente più interessante riguarda proprio il Comune.
De Luca parte da una premessa: «Ho grande rispetto del voto popolare e quindi ho grande rispetto del sindaco di Agrigento, perché è frutto comunque di un voto popolare». Ricorda anche di avere manifestato solidarietà istituzionale a Sodano nei momenti di tensione politica con Ismaele La Vardera.
Subito dopo, però, arriva la critica.
«Ho detto telefonicamente al collega Sodano che, nel mio ruolo, sono a disposizione anche per la città di Agrigento. Ovviamente non sono un tiktoker e utilizzo i social come strumento di comunicazione e non di amministrazione».
Il riferimento alla comunicazione social diventa ancora più esplicito: «Amministrare una città è cosa diversa dalla sindrome dello specchio delle mie brame, chi è il più bello del reame. I palazzi municipali non si amministrano né con i post né con il sensazionalismo».
De Luca riconosce a Sodano la piena legittimazione derivante dalle urne, ma sostiene di non avere ancora individuato con chiarezza la strategia amministrativa della nuova giunta: «È stato chiamato legittimamente ad amministrare la città, mi auguro che le risposte amministrative arrivino. Ancora la strategia da mettere in campo per riscattare la città di Agrigento non l’ho vista. Mi auguro che al più presto il sindaco la faccia vedere».
Il confronto diventa ancora più diretto quando si parla della Maddalusa. De Luca richiama la propria esperienza da sindaco di Messina e la gestione dell’emergenza delle baracche, sostenendo che problemi sedimentati per decenni richiedano strumenti straordinari e anche uno scontro istituzionale, se necessario.
«C’è un sindaco disposto a rischiare la pelle per un cambio di passo radicale che finora nessuno ha avuto il coraggio di innescare?», domanda De Luca.
Poi marca la differenza con Sodano: «Ecco la differenza tra me e lui, intanto è già nell’approccio. Io, dopo un mese da quando mi sono insediato, ho fatto un’ordinanza che mi ha portato a scontri precisi».
Infine il consiglio, che lo stesso De Luca definisce «non richiesto», al sindaco di Agrigento: «L’approccio a queste dinamiche o è di quelli spregiudicati, dove metti anche a repentaglio la tua poltrona, oppure non risolverai mai il problema. Con le vie ordinarie queste questioni non si risolvono».
Parole che spostano inevitabilmente la presenza di De Luca ad Agrigento dal piano nazionale a quello locale. E la presenza al suo fianco di Salvatore Fanara assume un significato politico: Sud chiama Nord sta lavorando al proprio radicamento anche nell’Agrigentino mentre il leader del movimento rivendica libertà d’azione in Sicilia e comincia a misurarsi direttamente con l’amministrazione del capoluogo.
L’accordo con Fratelli d’Italia, dunque, apre una partita nazionale ma non chiude quella siciliana. Anzi, De Luca sembra intenzionato a tenerle rigorosamente separate. A Roma costruisce l’alleanza; in Sicilia continua a muoversi autonomamente. E ad Agrigento, con Fanara al fianco, il messaggio è già arrivato. Leggi anche – Maddalusa, De Luca a Sodano: «Serve il coraggio di rischiare la poltrona»
































Maddalusa, De Luca a Sodano: «Serve il coraggio di rischiare la poltrona»
Il confronto con Michele Sodano diventa ancora più diretto quando si affronta la vicenda della Maddalusa, con le problematiche legate agli insediamenti abusivi e ai servizi essenziali.
De Luca richiama la propria esperienza da sindaco di Messina, quando si trovò ad affrontare l’emergenza delle baracche costruite dopo il terremoto. «Le baracche di Messina erano abusive, e anche di più, ma non c’è stata mai una baracca dove l’acqua non fosse garantita e la luce c’è sempre stata».
Poi ricorda le decisioni assunte subito dopo il suo insediamento: «Quando sono arrivato come sindaco, nel giugno 2018, ho posto una questione di emergenza sanitaria con ordinanze che mi hanno portato allo scontro con la Prefettura e con le istituzioni. Il risultato è stato una legge nazionale, una legge speciale per Messina».
Secondo De Luca, anche Agrigento avrebbe bisogno di un intervento straordinario: «Oggi richiede anche Agrigento la stessa metodologia. Ma c’è un sindaco disposto a rischiare la pelle per un cambio di passo radicale che finora nessuno ha avuto il coraggio di innescare?».
Ed è qui che arriva l’affondo politico: «Ecco la differenza tra me e Sodano, intanto è già nell’approccio. Io, dopo un mese dal mio insediamento, ho fatto un’ordinanza che mi ha portato a scontri precisi».
Per il leader di Sud chiama Nord non basta richiamare le responsabilità delle precedenti amministrazioni: «Non possiamo dire alla gente che la situazione era così e continua a rimanere così, perché allora vuol dire che la nostra funzione è semplicemente quella di riscaldare la sedia».
Infine, il consiglio rivolto direttamente al primo cittadino: «Mi permetto un consiglio non richiesto al mio collega sindaco: l’approccio a queste dinamiche o è di quelli spregiudicati, dove metti anche a repentaglio la tua poltrona, oppure non risolverai mai il problema. Persone magari più scafate politicamente di lui non hanno voluto affrontarlo o non hanno saputo risolverlo. Con le vie ordinarie queste questioni non si risolvono».
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