Da rappresentante a sfruttatrice. Veronika aveva a disposizione 8 veicoli

I carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno accertato l’impiego di una vera”flotta” di automezzi, per il trasporto dei braccianti agricoli (quasi sempre in sovrannumero rispetto alla capacità omologata dei mezzi), nella disponibilità della banda di “sfruttatori”, nell’ambito dell’inchiesta anticaporalato “Ponos”. Otto mezzi, quasi tutti furgoni, tra i dieci utilizzati dagli indagati, sono di proprietà, intestati o in uso a Veronika Nika Cicakova, 37 anni, slovacca, finita in carcere, insieme alla madre, conosciuta in città per il lavoro di rappresentante di bevande, che svolgeva fino a poco tempo fa.
La donna aveva in uso o intestataria di 4 Minivan Ford Transit, da 9 posti; un Minivan Kia Camival; una autovettura Renault Koleos, 5 posti, (targa della Repubblica Slovacca), un’autovettura Citroen Saxo; un’autovettura Renault Clio; una Ford Galaxy.
Questi automezzi venivano frequentemente sovraccaricati di lavoratori trasportati nei campi, anche del doppio rispetto alla capienza “nominale”.

L’indagine ha preso avvio da un esposto anonimo ricevuto dai Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata che segnalava la perpetrazione di attività di “caporalato” da parte di due donne, madre e figlia, di nazionalità ucraina di nome “Vera” e “Veronica”. La nota anonima specificava che le due donne gestivano circa una cinquantina di persone impiegate in lavori agricoli che venivano portate nei campi utilizzando alcuni furgoni, con partenza alle prime ore dell’alba in zona Campobello di Licata. Da questi lavoratori, secondo l’esposto, le donne pretendevano la consegna di 10 euro. L’attività successiva, quindi, si sviluppava attraverso l’individuazione dei furgoni, l’accertamento della loro titolarità, lo svolgimento di servizi, mediante monitoraggio GPS dei furgoni e l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, consentendo di individuare l’identità delle due indagate Viera e Veronika Cicakova.

Dalle attività di osservazione condotte dai carabinieri è stato possibile individuare la “base” delle operazioni, posta presso le abitazioni in uso a Viera Cicakova al Villaggio Mosè e Veronika Nika Cicakova a San Leone, anche se per gli incontri con i vari datori di lavoro e con gli stessi braccianti, venivano prediletti locali pubblici, come ad esempio un bar di piazza della Vittoria a Campobello di Licata.

Il Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, sabato scorso non ha convalidato il fermo degli indagati, ma lo stesso per tutti ha emesso una misura cautelare. Applicata la custodia cautelare in carcere per Viera Cicakova, 59 anni, e Veronica Cicakova, 37 anni, rispettivamente madre e figlia, della Repubblica Slovacca, ritenuti a capo della banda; Rosario Burgio, 42 anni di San Cataldo; Rosario Ninfosì, 52 anni, bracciante agricolo, di Palma di Montechiaro.

Arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico per Rosario Burgio, 42 anni di San Cataldo, e Rosario Ninfosì, 52 anni, bracciante agricolo, di Palma di Montechiaro; obbligo di dimora nel territorio di Campobello di Licata per Vasile Mihu, 43 anni, “autista” e “controllore” originario della Romania, e Neculai Stan, 62 anni, anche lui romeno, “capo squadra”.

Obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, tutti i giorni, per la firma a carico di Emilio Lombardino, 46 anni di Agrigento, “autista”, nonché proprietario di uno dei minivan utilizzati per i viaggi. Lombardino, difeso dall’avvocato Daniele Re, è stato subito scarcerato. Applicati gli arresti domiciliari ad un’altra donna, Inna Kozak, ventiseienne ucraina.