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Home » Top » Crosta fuori, Sodano dentro la contraddizione

Crosta fuori, Sodano dentro la contraddizione

12 Settembre 2026
in Top, Politica
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Il sindaco parla di «prima vittima» della destabilizzazione e di «tempesta mediatica». Ma la cronologia racconta anche una crisi tutta politica: La Vardera chiede le dimissioni, Sodano difende il suo vice, poi gli revoca una delega e, secondo La Sicilia, finisce per chiedergli personalmente un passo indietro. Il giorno dopo Crosta si dimette.

AGRIGENTO — Giovanni Crosta si è dimesso. Ma la domanda che resta non riguarda soltanto le ragioni del suo addio. Bisogna capire perché abbia deciso di lasciare proprio in quel momento. Dopo le dimissioni, il sindaco Michele Sodano ha definito Crosta la «prima vittima» di un «processo di destabilizzazione» e si è scusato per la «tempesta mediatica» che avrebbe investito lui e la sua famiglia. Poi gli ha lasciato una porta aperta: chiarisca la propria posizione e «torna», se vorrà, ad aiutare l’amministrazione.

Una lettura possibile, ma incompleta. La pressione mediatica c’è stata ed è lo stesso Crosta a denunciarla nella lettera di dimissioni. Nello stesso documento, però, l’ex vicesindaco parla anche di «speculazioni politiche strumentali» finalizzate a rompere gli equilibri. È proprio qui che la cronologia assume un significato preciso.

La settimana dello scontro

Il 7 settembre Controcorrente, il movimento che ha sostenuto la candidatura di Sodano, chiede ufficialmente le dimissioni di Crosta. Non gli contesta l’abusivismo originario dell’immobile ereditato, ma solleva una questione di opportunità politica e mette in discussione alcune sue dichiarazioni sull’utilizzo della casa. Sodano reagisce difendendo il vicesindaco: dice di avere appreso «soltanto dagli organi di stampa» della richiesta e rivendica la necessità di verificare i fatti prima di prendere decisioni.

L’8 settembre la frattura diventa pubblica. Ismaele La Vardera annuncia l’espulsione di Crosta da Controcorrente e si rivolge direttamente al sindaco: «Caro Michele, torna in te». Sodano risponde parlando di «processi sommari» e ribadisce di non volere fare la guerra al leader del movimento. Il 9 settembre cerca una soluzione intermedia: Crosta resta vicesindaco, ma perde la delega alla Polizia municipale, affidata all’assessore Dario Cipolla. Una mediazione che, però, non risolve la crisi.

Il 10 settembre arriva il diniego della Soprintendenza sulla pratica relativa all’immobile e, nelle stesse ore, Sodano e La Vardera si confrontano nuovamente. Secondo la ricostruzione de La Sicilia, al termine di quella giornata sarebbe stato lo stesso sindaco a chiedere a Crosta di fare un passo indietro. Il vicesindaco avrebbe respinto la richiesta, mentre la revoca appariva ormai imminente. L’11 settembre Crosta anticipa ogni provvedimento e si dimette.

Il cortocircuito di Sodano

Questa sequenza rende difficile raccontare la vicenda soltanto come il risultato di una «tempesta mediatica». Il 7 settembre Sodano difende Crosta; il 9 gli toglie una delega, ma lo mantiene al proprio fianco; il 10, secondo la ricostruzione giornalistica, gli chiede di lasciare; l’11 Crosta si dimette. Subito dopo, però, il sindaco torna a presentarlo come una vittima della destabilizzazione.

La domanda diventa inevitabile: se Crosta era soltanto una vittima della pressione mediatica, perché la sua permanenza era diventata politicamente insostenibile, fino al punto che lo stesso sindaco, secondo La Sicilia, gli avrebbe chiesto un passo indietro? Non è necessario sostenere che Sodano abbia cambiato opinione sul valore personale di Crosta. Può avere continuato a considerarlo un amministratore valido. Ma allora occorre raccontare l’intera vicenda: Crosta non è uscito soltanto perché travolto dai media, ma dopo che il suo caso aveva aperto una crisi politica tra il sindaco e il leader del movimento che ne aveva sostenuto la candidatura.

La linea di La Vardera

La posizione di Ismaele La Vardera è stata più lineare: ha chiesto le dimissioni, ha annunciato l’espulsione di Crosta dal movimento e ha sollecitato pubblicamente Sodano a intervenire. Dopo il passo indietro dell’ex vicesindaco, ha rivendicato che quella decisione era stata chiesta «una settimana fa», parlando di una «lezione di coerenza». Le sue valutazioni possono essere condivise o contestate, ma sul caso Crosta la sua posizione non è cambiata. Quella di Sodano, invece, si è progressivamente modificata.

La stampa ha fatto emergere il caso, ma è stata la politica a trasformarlo in una crisi. La Vardera ha chiesto l’uscita di Crosta, Sodano ha resistito, poi ha revocato una delega. È arrivato il diniego della Soprintendenza, c’è stato un nuovo confronto tra i due leader e, secondo La Sicilia, il sindaco avrebbe infine chiesto al proprio vice di lasciare. Il giorno dopo Crosta si è dimesso.

Questo non significa che La Vardera abbia necessariamente avuto ragione su ogni aspetto della vicenda. E non significa che Crosta abbia commesso un reato: non è questa la questione. La questione è politica e riguarda l’autonomia del sindaco. Bisogna capire se, davanti a una crisi che coinvolgeva un proprio assessore e il movimento che lo aveva indicato, Sodano abbia seguito una linea autonoma oppure abbia finito per adeguarsi a una decisione già maturata altrove.

Chi ha deciso l’uscita di Crosta?

Formalmente, Crosta si è dimesso. Politicamente, però, la sua uscita arriva al termine di una settimana durante la quale Controcorrente ha chiesto il suo allontanamento e dopo che, secondo una ricostruzione giornalistica, anche Sodano aveva ormai deciso di rimuoverlo. Il racconto della «vittima della tempesta mediatica», dunque, non basta.

Crosta è stato certamente esposto alla pressione dei media, ma è diventato soprattutto il punto di collisione tra due poteri politici: quello del sindaco e quello di La Vardera. La vera conseguenza delle sue dimissioni non riguarda più soltanto l’ex vicesindaco, ma Michele Sodano, chiamato adesso a dimostrare quanto sia realmente autonoma la sua leadership rispetto a Controcorrente.

Crosta è uscito dalla Giunta. La contraddizione, invece, è rimasta dentro Palazzo dei Giganti.

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