Coronavirus, osservatorio turismo: “Ad Agrigento calo del 35%”

Da sempre gli eventi imprevisti come terremoti, guerre, atti terroristici, crisi economiche ed epidemie hanno visto come vittima il settore turistico che per primo soffre per il blocco della mobilità che tali eventi producono, ma mai come nel caso della progressiva epidemia di covid 19 si stanno temendo i possibili danni, già in atto in tutti i settori economici e della filiera turistica, a partire da quello ricettivo.

L’osservatorio provinciale precisa che solo nel mese di febbraio i dati, seppure meno completi del passato, rilevano solo nella città di Agrigento  circa il 35% di perdita delle presenze rispetto all’anno passato che arrivano al 45% se si confrontano i dati dell’ultima decade del mese in corrispondenza dell’avvio dell’epidemia in Italia. Dati allarmanti, ma che rischiano di peggiorare se non si svolge una consapevole azione di contrasto che coinvolga autorità ed imprenditori del settore.

L’avvio della stagione è compromessa solo parzialmente per la mancata realizzazione del festival internazionale del folclore, ma il danno maggiore è generato dalla scarsa conoscenza del fenomeno, anche da parte della scienza più avanzata, che genera paura ed azioni irragionevoli che possono solo peggiorare la situazione.

E’ prioritario per la Sicilia e la provincia di Agrigento scongiurare in tutti i modi che il virus diventi un’epidemia nella nostra isola. Tale infausto fenomeno, oltre agli imprevedibili danni sociali e sanitari, pregiudicherebbe non soltanto la stagione primaverile, ma anche quella estiva con danni forse irreparabili al nostro già debole settore turistico.

L’Ente è impegnato in vario modo per collaborare a che ciò non si verifichi e si possa tornare al più presto nella normalità, ma vanno moderate le critiche isolate di qualche imprenditore che, sottovalutando il fenomeno, chiede che comunque si svolgano tutte le attività promozionali necessarie per sostenere il settore come se nulla stia succedendo.

E’ prioritario invece bloccare il rischi di contagio, nella speranza che l’arrivo della stagione calda, ormai vicina, blocchi il diffondersi della malattia e consenta  di recuperare la stagione estiva che è quella più redditiva per il settore.

E’ tuttavia innegabile che lo stato di crisi del settore va affrontato con decisione. Molte strutture ricettive tardano l’apertura e sospendono l’assunzione di numerosi dipendenti con grave sofferenza per tutti. In questi casi, come già suggerito per eventi similari nel passato, occorre concentrarsi nelle azioni di comunicazione che devono tendere a rassicurare il mercato e nelle azioni di compensazione che le associazioni di categoria si impegnano a contrattare con le autorità regionali e nazionali.

Sarà impegno dell’Ente, anche in questa fase di crisi dell’istituzione, di informare costantemente sull’evoluzione del fenomeno e sostenere il settore nelle azioni di compensazione da richiedere alle autorità competenti.