“L’uso del Kalashnikov è ordinario potremmo dire e questo viene in particolare nel territorio di Agrigento. Da quando io sono arrivato a Palermo, e ormai sono quattro anni, l’uso di armi da guerra in particolare del Kalashnikov è abituale per intimidire i commercianti, quindi noi repertiamo una grande quantità di di bossoli di questo tipo di armi”. Lo dice il procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia, durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Fra i passaggi più significativi dell’intervento del magistrato c’è quello che riguarda direttamente la provincia di Agrigento. L’uso del micidiale kalashnikov per intimidire commercianti e imprenditori, il dialogo sempre più stretto con i mandamenti palermitani, il traffico di droga che finanzia le cosche.
“Ad Agrigento, da molto tempo, non registriamo collaboratori di giustizia – ha aggiunto il procuratore di Palermo -. Quando mancano i collaboratori di giustizia manca la capacità di aggiornarsi sull’evoluzione dell’organizzazione mafiosa e vuol dire che la stessa organizzazione mafiosa sta serrando i ranghi e quindi l’evocazione a collaborare diminuisce”. “Dal traffico degli stupefacenti – ha sottolineato De Lucia -, nel 2025 abbiamo portato a termine delle investigazioni condotte da diverse forze di polizia che ha consentito di accertare l’esistenza di più organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze stupefacenti e in particolare dalla Calabria e da Roma. Il dato di assoluta novità è la sinergia che abbiamo accertato tra Cosa Nostra Agrigentina e quella palermitana”.
A rafforzare questa analisi è intervenuto anche il procuratore aggiunto Carlo Marzella che ha parlato di una ritrovata sinergia tra le famiglie mafiose agrigentine e quelle palermitane. “Era dai tempi di Provenzano – ha detto – che non accertavamo un legame così stretto tra Cosa nostra agrigentina e quella palermitana. Le indagini sul traffico di stupefacenti hanno confermato il carattere profondamente unitario dell’organizzazione mafiosa”.
“Sempre ad Agrigento – ha raccontato il procuratore De Lucia – abbiamo accertato la frequente disponibilità di smartphone e apparecchi cellulari da parte di detenuti che si trovavano in regime di alta sicurezza. Per esempio, a un soggetto che è imputato di associazione finalizzata al narcotraffico e molto legato al capo storico di Cosa Nostra Agrigentina, abbiamo addirittura sequestrato ben sette volte cellulari”. Infine ha concluso: “Anche ad Agrigento abbiamo accertato la disponibilità di ingenti somme di denaro In un solo procedimento siamo riusciti a individuare circa 500.000 euro utilizzati per acquisti di auto e orologi di lusso”.
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