Confermati i Cinque Cappelli al Ristorante La Madia dello chef Pino Cuttaia

Confermati i Cinque Cappelli al Ristorante La Madia dello chef siciliano Pino Cuttaia nella Guida “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2022” de l’Espresso.

Le Guide de L’Espresso, confermati i Cinque Cappelli al ristorante La Madia dello chef bistellato Pino Cuttaiamassimo riconoscimento de La Guida “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2022”.

Licata (AG), 10 maggio 2020 – «Sono davvero onorato di ricevere questo riconoscimento per il secondo anno consecutivo, una conferma del grande lavoro che io e il mio team svolgiamo con passione, gioia e professionalitàLo chef due stelle Michelin Pino Cuttaia rivela il suo entusiasmo per la riconferma dei Cinque Cappelli ne La Guida “I Ristoranti e I Vini d’Italia 2022” de L’Espresso per il suo ristorante La Madia di Licata, ottenuti per la prima volta nell’edizione 2021.

Presentata questa mattina a Firenze presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dai direttori Enzo Vizzari, de Le Guide de L’Espresso, e Luca Ferrua de Il Gusto del gruppo editoriale GEDI, insieme ai premiati, la guida è disponibile da domani nelle edicole e nelle librerie.

Pino Cuttaia, 54 anni, tre figli, ha aperto la Madia a Licata insieme alla moglie Loredana nel 2000. Qui ha ottenuto la prima stella Michelin nel 2006 e la seconda nel 2009. Ha vissuto a Torino, dove ha studiato e lavorato in fabbrica. In quegli anni si diletta in cucina, poi l’hobby diventa lavoro: dopo lunghi soggiorni nelle cucine di noti ristoranti tra cui Il Sorriso a Soriso, Novara, e Il Patio a Pollone, Biella, Pino Cuttaia torna in Sicilia. La precisione nel lavoro, appresa al Nord, il calore, la passione, gli ingredienti e le ricette della sua infanzia ritrovati al Sud gli consentono di reinventare e di cucinare ricordando momenti passati: stagioni e simboli della storia gastronomica della sua gente. “La cucina della memoria” che riscuoterà successi unanimi di critica e di pubblico.

«Può essere una memoria collettiva o individuale» sottolinea Pino Cuttaia. «Quel che voglio far scattare in chi si avvicina alla mia cucina sono ricordi, che possono essere quelli comuni a qualsiasi infanzia o comunità o luogo o anche totalmente personali legati a esperienze specifiche della propria vita. I miei ricordi sono legati alla Sicilia e le mie ricette sono radicate in questa terra, dunque voglio far vivere a chi assaggia i miei piatti un pezzo di storia siciliana. Ciò non esclude che un mio piatto possa anche risvegliare in chi lo assaggia ricordi prettamente personali».