Con “Uno Nessuno e Centomila” Enrico Lo verso, unico attore conquista il Pirandello

Il sipario si apre su una scenografia composta solo da due cubi e sei cornici di specchi (senza il vetro) che pendono; Lo Verso interpretando Moscarda dà avvio allo spettacolo dicendo: “Da allora non mi sono più specchiato”. 

Giovedì 6 dicembre 2018 è arrivato il tanto atteso amato attore palermitano Enrico Lo Verso al teatro Pirandello di Agrigento portando in scena “Uno nessuno e centomila”, uno dei romanzi più famosi di Luigi Pirandello. L’autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Il protagonista Vitangelo Moscarda, infatti, può essere considerato come uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano; chi è Moscarda? E’ una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita. Un giorno, tuttavia, in seguito l’osservazione da parte della moglie la quale gli dice che il suo naso è leggermente storto, inizia ad avere una crisi d’identità, e rendersi conto che le persone attorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa. Da quel momento l’obiettivo di Vitangelo sarà di scoprire chi è veramente. Il titolo del romanzo è una chiave di lettura per comprenderlo fino in fondo, infatti quella di Vitangelo Moscarda è la storia di una consapevolezza che si va man mano formando: la consapevolezza che l’uomo non è Uno, e che la realtà non è oggettiva. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (UNO, appunto) a concepire che egli è un nulla (NESSUNO), attraverso la presa di coscienza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri, (CENTOMILA). In questo modo la realtà perde la sua oggettività e si sgretola all’infinito vortice del relativismo. Nel suo tentativo di distruggere i centomila estranei che vivono negli altri, le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da come lo immagina. Vitangelo Moscarda è il “forestiere della vita” colui che ha capito che le persone sono “schiave” degli altri e di se stesse. Egli vede gli altri vivere in questa trappola, ma neanche lui ne è completamente libero: il fatto che la gente l’abbia preso per pazzo è la dimostrazione che non è possibile distruggere le centomila immagini, a lui estranee, che gli altri hanno di lui. È possibile solo farle impazzire. Enrico torna a calcare il palcoscenico dopo 10 anni di assenza, in occasione del 150° anniversario della nascita di Pirandello, e mai ritorno fu più gradito, grazie ad un’interpretazione ammirevole per immediatezza, schiettezza e sagacia. Il testo è riscritto dalla regista Alessandra Pizzi in forma di monologo con note siciliane che consente all’attore di dare sfogo al suo poliedrico talento, dando voce alla frantumazione dell’io di Moscarda, ma anche alle parole e ai pensieri degli altri (la moglie Dida, il povero squilibrato Marco Di Dio e la moglie Diamante, “l’amante” Anna Rosa, gli amministratori bancari Quatorzo e Firbo, la gente). Il tutto adottando toni e registri diversi in una prova attoriale in continua mutazione e in continuo movimento. In una scenografia volutamente scarna, fatta di due cubi e pochi pannelli che simulano degli specchi. Lo Verso/Moscarda conduce lo spettatore nel suo inquieto flusso di coscienza: lo coinvolge e lo scuote, lo diverte e lo spiazza. Non sembra recitare ma incarna direttamente lo spirito dell’autore, con una mimica straordinaria del corpo e con una suggestiva polifonia vocale restituendo appieno il senso di disorientamento dell’opera pirandelliana e che fa quasi dimenticare che sulla scena ci sia una persona sola.

PROSSIMO appuntamento sabato 8 e domenica 9 dicembre con Massimo Lopez e Tullio Solenghi show.

Testo & Foto

Calogero Longo