Canicattì e Licata si preparano ad uscire dal Tre Sorgenti

CANICATTI’. Quel Consorzio idrico non ha più motivo di esistere: i Comuni di Canicattì e Licata si preparano ad uscire dal “Tre Sorgenti”, l’ente acquedottistico che ha sede in Largo Verri nella città dell’Uva Italia e che in più di un secolo di vita si è occupato di distribuire acqua ai centri consorziati.

Sono 7 i Comuni che ne fanno parte: oltre a Canicattì e Licata che detengono le maggiori quote, ci sono: Campobello di Licata, Ravanusa, Grotte, Racalmuto e Palma di Montechiaro.

Su input delle amministrazioni comunali, quella di Canicattì guidata dal sindaco Ettore Di Ventura e quella di Licata, con in testa Pino Galanti, gli uffici sono stati incaricati di predisporre la documentazione da incardinare nelle commissioni e calendarizzare nei due Consigli comunali per l’approvazione finale.

Sarebbe la fine per il Consorzio che da quando è cambiata la legge sulla gestione idrica, che ha accentrato le competenze all’Ati, ha perso il suo ruolo principale. Anzi è stato considerato un doppione e spesso si è anche parlato di sprechi per la gestione, visto che c’è un Cda composto da tre persone che percepiscono indennità di carica.

Attualmente a presiedere il Consorzio Tre Sorgenti è la dottoressa Jessica Lo Giudice, cognata del sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino, eletta con tante polemiche e con la dura presa di posizione del sindaco di Campobello di Licata, Giovanni Picone, che ha anche chiesto al Prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa, di invalidare la nomina. Gli altri due componenti del Cda sono Calogero Malluzzo (pure lui di Palma) ed Eugenio Sciabbarrasi di Ravanusa.

Un consorzio che ha accumulato debiti alla stessa velocità dell’acqua che si perde dalle condotte fatiscenti e spesso interessate da guasti che provocano crisi idriche esasperanti. Come accaduto la scorsa estate con i Comuni di Naro, Castrofilippo, Grotte e Racalmuto con turni di 15-20 giorni che hanno fatto imbufalire, ed a ragione, abitanti e sindaci alle prese con la carenza d’acqua.

E che hanno fatto maturare alla giunta comunale di Naro, presieduta dal sindaco Maria Grazia Brandara, la decisione di denunciare in sede penale per interruzione di pubblico servizio, i vertici del Consorzio “Tre Sorgenti” per la grave crisi idrica che ha investito il piccolo centro per tutta l’estate.

Debiti che i Comuni soci saranno chiamati a pagare, spalmati in percentuale correlata alla quota azionaria posseduta.

E prima che sia troppo tardi, Licata e Canicattì vogliono tirarsi fuori. Emblematica la posizione del sindaco di Canicattì, Ettore Di Ventura che aveva tentato di rilanciare il consorzio affidando la presidenza al suo contestato predecessore, Vincenzo Corbo che dopo alcuni mesi si è arreso e si è dimesso. E tutto questo per non consegnare le reti idriche al gestore provinciale, la gestione commissariale del servizio idrico integrato ex Girgenti acque, con la quale il Tre Sorgenti negli anni ha ingaggiato dure battaglie legali.

Adesso la coperta è corta ed i Comuni di Canicattì e Licata iniziano ad avvertire il freddo per i piedi rimasti scoperti. Da qui la decisione di uscire dal consorzio.