Cala la disoccupazione nel 2018 ma in Sicilia il lavoro è un miraggio

Ma al Sud il lavoro è un miraggio. Il tasso di disoccupazione è al 18,4%, quasi tre volte quello del Nord che si attesta a 6,6%, e il doppio del 9,9% del Centro. Insomma nel Mezzogiorno d’Italia quasi una persona su cinque è disoccupata.

In Italia l’occupazione cresce ma in Sicilia cala. Nel Paese nel IV trimestre 2018 si sono infatti registrati + 86 mila occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre in Sicilia c’è stato un calo di 26 mila unità. Sono i dati dell’ultima rilevazione Istat diffusi e commentati dalla Cgil regionale con il segretario generale Michele Pagliaro. “Mi sembra una drammatica conferma- dice Pagliaro- di una situazione che continua a peggiorare, in assenza di interventi per lo sviluppo e il lavoro. Anche la dinamica per settore- aggiunge- conferma la pericolosa caduta dei settori produttivi, segnatamente dell’industria settore lasciato a se stesso e ai propri problemi”.

Occupazione: Cgil su dati Istat, “Situazione in Sicilia peggiora e conferma l’inadeguatezza delle politiche nazionali e regionali”

Dai dati Istat si evince infatti che gli occupati nell’industria in senso stretto diminuiscono nel IV trimestre 2018 rispetto al IV trimestre 2017 di 10 mila unità. Stabile il lavoro nelle costruzioni (84 mila occupati) mentre i servizi perdono 19 mila occupati con l’eccezione del comparto commercio, alberghi e ristorazione che registra un incremento di 4 mila unità. Cresce anche l’agricoltura con +2.000 occupati”.

Restano invariate le differenze di genere: le donne sono più disoccupate (12% contro 9,9%) e soprattutto inattive (ben il 43,5% rispetto al 24,8% degli uomini, cioé quasi la metà della popolazione femminile non cerca affatto un lavoro).

In questo contesto il tasso di occupazione scende dal 40.9% al 40,4% mentre quello di disoccupazione cresce passando dal 21,4% al 21,7%. Gli inattivi sui confermano nel numero di 1.564.000 unità mentre tra i disoccupati, in numero stabile rispetto alla rilevazione del 2017 (375 mila unità), aumentano di 6.000 unità le donne a fronte di un analogo calo del numero dei maschi”. “Anche quest’ultimo dato- osserva Pagliaro- mette in evidenza un mercato del lavoro dove a soffrire di più sono i sogtti più deboli. Non bastano questi numeri a fare comprendere che occorre cambiare rotta? Il governo nazionale non può pensare di abbandonare il Mezzogiorno- sottolinea il segretario della Cgil- soprattutto mentre si innescano processi come quello dell’Autonomia differenziata che potrebbero incidere pesantemente sui diritti universali delle persone. Ma anche il governo regionale non può continuare a galleggiare sui problemi- conclude- senza dare alcun segnale in direzione dello sviluppo”.