Ci sono storie che non appartengono soltanto a chi le ha vissute, ma diventano patrimonio di un’intera comunità. La vicenda di Nino Miceli, imprenditore originario di Realmonte e testimone di giustizia, è una di queste. Una storia di coraggio, sacrificio e libertà che ad Aragona è divenuta occasione di riflessione sul valore della legalità e della responsabilità civile. Miceli nella serata del 30 luglio, ad Aragona in piazza della mercede ha raccontato la propria esperienza in due libri autobiografici, “Io, il fu Nino Miceli” ed “E tu lo sai chi sono io?”, opere che ripercorrono il drammatico percorso iniziato quando, da imprenditore di successo a Gela, si trovò davanti al bivio più difficile: piegarsi alle richieste estorsive della criminalità organizzata oppure ribellarsi.
Scelse la seconda strada. Con coraggio registrò di nascosto gli estorsori, membri della “stidda gelese” della famiglie Emmanuello, collaborò con le forze dell’ordine e contribuì all’arresto di appartenenti alle organizzazioni mafiose. Una decisione che, tuttavia, ebbe un prezzo altissimo: l’isolamento sociale, il fallimento della propria attività imprenditoriale, la perdita della vita costruita fino a quel momento e la dolorosa sensazione di essere diventato invisibile agli occhi dello Stato nonché in ultimo la separazione dalla moglie .
Nel secondo volume, “E tu lo sai chi sono io?”, il titolo richiama una delle frasi più intimidatorie utilizzate dalla mafia per affermare il proprio potere. Attraverso il racconto diretto, Miceli descrive la mentalità dell’organizzazione criminale e, allo stesso tempo, lancia un forte messaggio rivolto soprattutto ai giovani: la cultura della legalità è l’unico vero antidoto contro la sopraffazione e il silenzio. La scrittura e l’incontro con gli studenti sono diventati, negli anni, il simbolo della sua rinascita personale.
L’iniziativa ha avuto un dibattito notevole ad Aragona ed ha rappresentato molto più della presentazione di un libro: è stato un momento di confronto civile, memoria e impegno collettivo, durante il quale la comunità ha ascoltato dalla viva voce del protagonista cosa significhi opporsi alla mafia e difendere la propria dignità anche quando il prezzo da pagare è altissimo. L’introduzione è stata fatta da don Angelo Chillura e il dibattito è stato moderato da Alan David Scifo, presente anche il generale dei carabinieri Mario Mettifoco e a sorpresa c’è stato anche l’intervento dell’avvocato Scozzari.
“Perché la legalità non è uno slogan: è una scelta. E ogni scelta coraggiosa merita di essere ascoltata, conosciuta e trasmessa alle nuove generazioni. Perché la mafia è come l’umidità. Non si vede ma ci soffoca”.

Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
