Anziana morta dopo incendio auto, al processo “bis” assolti i due imputati

Prosciolti dall’accusa di lesioni aggravate in concorso, perché non fu mai presentata una querela, e in ogni caso il reato è prescritto da due anni e mezzo. Si è concluso con una sentenza di non doversi procedere il processo “bis” scaturito dalla morte di Alessandra De Simone, una ottantenne licatese.
La sentenza è stata emessa dai giudizi della Corte d’Assise di Agrigento (presidente Luisa Turco, con a latere il giudice Giuseppe Miceli). Scagionati i licatesi Andrea Sanfilippo, nipote della vittima, e Ignazio Callea, finiti sul banco degli imputati con la pesante accusa di omicidio, poi riqualificato in lesioni aggravate.
Anche lo stesso pubblico ministero Gloria Andreoli, al termine della sua requisitoria aveva chiesto la modifica del capo di imputazione, i cui reati comunque erano già prescritti.

La vicenda risale al 30 agosto del 2009, quando Sanfilippo e il presunto complice Ignazio Callea, lanciarono un bottiglia molotov contro l’auto di un parente del primo, parcheggiata in via Gioberti, a Licata. La vettura in pochi attimi è stata avvolta dalle fiamme. Il fumo sprigionato dal rogo, ha dapprima invaso un tratto di strada, e successivamente facilitato da una finestra lasciata aperta per il forte caldo, è finito all’interno di un appartamento, al piano terra di una palazzina. Nella camera da letto stava dormendo Alessandra Di Simone, di 81 anni, nonna di Andrea Sanfilippo. L’anziana non si è accorta di nulla. A ritrovarla in gravissime condizioni, poco più tardi, i soccorritori accorsi per spegnere l’incendio. La donna e’ stata ricoverata prima all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” di Licata, e poi al “Giovanni Paolo II” di Sciacca, dove e’ deceduta a causa di una grave insufficienza respiratoria, provocata da inalazioni di fumi tossici.