Agrigento sott’acqua: se le caditoie erano pulite, il problema potrebbe essere più complesso
AGRIGENTO – Il nubifragio di ieri ha trasformato ancora una volta diverse strade della città in fiumi, trascinando fango e detriti e mettendo in difficoltà intere zone.
Ma passata l’emergenza, restano le domande. Le nostre città sono davvero attrezzate per affrontare piogge di questa intensità?
Partiamo dalle caditoie. Durante la conferenza stampa sui primi 100 giorni, l’amministrazione del capoluogo ha dichiarato che era stato effettuato il lavoro di pulizia e manutenzione. Un dato che, alla luce di quanto accaduto ieri, merita però di essere approfondito: quante caditoie sono state effettivamente pulite, dove e con quali interventi?
Se la manutenzione è stata eseguita in maniera completa, allora vale la pena aprire un dibattito che vada oltre le caditoie. Perché il sistema è andato così rapidamente in difficoltà?
Per rispondere servono dati: quanta pioggia è caduta, in quanto tempo e quanta acqua è effettivamente in grado di smaltire la rete. Se la manutenzione è stata eseguita correttamente e il sistema è comunque andato in sofferenza, allora la questione potrebbe essere strutturale.
Forse non basta più pulire le caditoie. Bisogna verificare l’intero sistema di drenaggio della città: capacità delle reti, numero e posizione dei punti di raccolta, canali di scolo e zone maggiormente esposte agli allagamenti. Del resto, i punti più critici della città ormai li conosciamo: sono quasi sempre gli stessi.
Verde prima, gialla dopo: la sequenza dei provvedimenti
C’è poi un elemento che merita di essere registrato nella ricostruzione della giornata.
Il 19 settembre, durante l’emergenza, il Comune ha diffuso una comunicazione urgente firmata dall’assessore anziano Maria Miccichè, nella quale si faceva riferimento a un livello di allerta verde, sulla base delle previsioni elaborate alle ore 16.
Successivamente, sempre nella giornata del 19 settembre, è stata emanata un’ordinanza che indica invece l’allerta gialla fino alle ore 24 del 20 settembre 2026.
La successione dei due atti fotografa dunque un passaggio dal livello verde a quello giallo nell’arco della stessa giornata.
Una sequenza che, alla luce di quanto accaduto ad Agrigento, rappresenta un ulteriore elemento della giornata da tenere in considerazione.
Senza attribuire responsabilità e senza sovrapporre i due momenti, resta una riflessione: quanto rapidamente può cambiare, anche nell’arco di poche ore, lo scenario meteorologico al quale una città deve essere preparata?
È uno dei tanti interrogativi che il nubifragio di ieri lascia sul tavolo.
Una città piena di cantieri
C’è poi un’altra questione: Agrigento è oggi una città piena di cantieri.
Gli scavi per la rete idrica sono necessari, ma terra, materiali e detriti, quando arriva una grande quantità d’acqua, possono essere trascinati verso caditoie e canali di scolo.
Non significa che i cantieri abbiano provocato gli allagamenti. Non abbiamo elementi per affermarlo.
Significa però che i controlli devono essere rigorosi.
Chi verifica che le strade interessate dai lavori vengano mantenute pulite? Chi controlla che i detriti non finiscano negli scarichi? Chi verifica che caditoie e griglie restino libere?
Ieri abbiamo visto strade ricoperte di fango e detriti trascinati dall’acqua. È un’immagine che non può essere ignorata.
La domanda da fare adesso
Le caditoie sono state pulite? L’amministrazione ha dichiarato di sì.
La Protezione civile e il personale comunale sono intervenuti durante l’emergenza? Sì.
Ma se, nonostante questo, una precipitazione di tale intensità mette in difficoltà così tante zone della città, è arrivato il momento di capire se il sistema complessivo sia ancora adeguato.
Non basta più domandarsi quante caditoie siano state pulite.
Bisogna sapere quanta acqua riescono a smaltire, quali siano i punti più vulnerabili della rete e se le infrastrutture esistenti siano dimensionate per fenomeni meteorologici di questa portata.
E bisogna guardare anche a ciò che sta intorno: reti, canali, strade, cantieri e controlli.
L’emergenza passerà. I detriti verranno rimossi e le strade torneranno percorribili.
La prossima pioggia, però, arriverà.
Ed è proprio per questo che vale la pena aprire adesso un dibattito: capire se Agrigento, come tante altre città, possa affrontare eventi meteorologici di questa intensità contando soltanto sulla manutenzione ordinaria o se sia arrivato il momento di ripensare e adeguare il sistema di drenaggio urbano.
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