Albero di Natale “cu i casciteddri da frutta”: a Favara è la fine del mondo

Preoccupazione per la fine del mese, più che per la fine del mondo…e non solo in Francia ! Credo che ieri iniziando il nuovo anno liturgico, nella comprensione del passo evangelico, da parte dei tanti fedeli che hanno partecipato alla Messa, si sia riflettuto più che sulla fine del mondo, comunque destinato a finire, sulla fine, intanto, di un certo tipo di mondo. Ed in questo senso, l’albero di Natale “cu i casciteddri da frutta”, che l’Amministrazione Comunale di Favara ha allestito nella centrale piazza Cavour, davanti al Palazzo di Città, ha sicuramente qualche senso.

Un evento, quello della fine di un certo tipo di mondo, che non ci dovrebbe trovare impreparati, dato che la storia, che non va mai indietro, nel corso dei secoli, ci ha mostrato le profonde trasformazioni sociali che si sono realizzate, anche solo a partire dall’anno della nascita di Gesù di Nazareth, considerato come l’anno zero, da cui si contano gli anni, sino al corrente 2018. Profonde trasformazioni di carattere sociale e politico, sino all’attuale era che stiamo vivendo che viene in genere etichettata come quella della globalizzazione.

Una parola questa che intende raccogliere e richiamarci a valutare i profondi e radicali cambiamenti in tutti gli aspetti della vita, da quello sociale, a quello culturale, artistico, industriale, tecnologico, economico e politico, in un’ottica non ristretta a livello nazionale e nemmeno continentale, ma mondiale in senso vero e proprio. Ci spieghiamo così anche gli appelli e moniti dei Pontefici, soprattutto da un buon trentennio a questa parte, che in maniera esplicita, soprattutto con Papa Francesco, col suo linguaggio semplice e pungente, che spesso mette in guardia dalla globalizzazione dell’indifferenza, per favorire invece contestualmente al processo in atto in tutti i campi, anche la globalizzazione della solidarietà.

Appelli e messaggi che in diverse parti del mondo ed anche in Italia, hanno trovato e trovano impreparata la classe politica dirigente, che, anche in contrasto con la propria identità storica, ha sostanzialmente tradito e tradisce le attese popolari. Nessuno avrebbe seriamente pensato, per esempio, che in Italia negli ultimi trent’anni, da parte del liberalismo e del suo antagonista sociale il socialismo… sistemi economici preferiti da differenti forze politiche che si sono alternativamente succedute al governo, entrambe avrebbero determinato la scomparsa quasi totale della classe media e l’affermarsi invece di profonde diseguaglianze sociali, con una minoranza che ha conquistato o consolidato, anche di molto, il suo benessere, creando però una larghissima fascia di poveri, valutata dai sociologi quasi nel triplo di quella che c’era appena un decennio fa. Ed è proprio di queste ore la violenta esplosione di rabbia in Francia, dove alle preoccupazioni per la “fine del mondo” o meglio di un certo mondo, più concretamente si preferisce parlare della preoccupazione di tantissimi che non riescono ad arrivare alla “fine del mese”.

E quindi la contestazione violenta della classe dirigente politica, che in Francia è di marca socialista. In Italia, dopo cinque anni di governo da parte di una classe dirigente di sinistra, i risultati raggiunti sul piano della giustizia sociale, hanno profondamente deluso il popolo. Che ha deciso il cambiamento, dando fiducia a forze che adesso, in mezzo ad un mare di difficoltà, continuano a ripetere di volere rimanere fedeli agli impegni presi e non tradire le attese popolari. Tra i buoni propositi e l’effettiva capacità e possibilità di attuazione, le carenze appaiono evidenti. E comunque la si voglia pensare, sembra incredibile questa caparbietà di volere mantenere le promesse contro ostacoli che sembrano e forse sono davvero insormontabili. Con la possibile conseguenza di creare altri disastri, senza risolvere i precedenti.

Comunque, il proclama – di queste ultime ore da parte del capo del Governo Conte e dei suoi due vice, Di Maio e Salvini, che parlano di “lotta senza quartiere alle diseguaglianze sociali tramite misure di equità e progetto per il rilancio di una nuova stagione di crescita” – suscita ancora speranza , seppur mista a perplessità, da parte di un popolo amareggiato, deluso e provato, come quello italiano, che vuole mettersi assolutamente alle spalle la logica politica del recente passato che ha prodotto povertà e diseguaglianze. Un popolo quello italiano, che, comunque sino ad ora, diversamente da quanto avviene in Francia, mantiene la calma necessaria per potere capire e discernere politicamente tutto. Ed al momento giusto, nel segreto dell’urna, con maturità e responsabilità democratica, valutare il comportamento delle varie forze politiche, così come dei loro rappresentanti, a livello nazionale ed europeo.

Diego Acquisto

FOTO SICILIATV