AL CINEMA L’ULTIMO CAPITOLO DELL’AGENTE 007

L’uscita del venticinquesimo capitolo della saga dell’agente 007 era stata programmata già per l’aprile 2020. Rinviata a causa del Covid-19 più volte, la prima mondiale è avvenuta ieri, a Londra su un red carpet arricchito oltre che da star del cinema anche dai reali britannici.

A brillare con la sua giacca in velluto color ciclamino però è stato Daniel Craig, che in No time to die interpreta per l’ultima volta l’agente 007 James Bond. Craig è senz’altro il Bond più longevo di tutti. Ottenendo la “licenza” di interpretare questo personaggio nel 2006 in Casino Royale di Martin Campbell, ha continuato a farlo nei capitoli che sono seguiti- Quantum of Solace di Marc Forster (2008) Skyfall (2012)  e Spectre di Sam Mendes (2015)- per concludere, finalmente, la sua stagione con No time to die di Cary Joji Fukunaga (regista di True detective), nelle sale italiane da oggi.

Sul red carpet londinese erano presenti anche gli altri attori del cast: Rami Malek, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Jeffrey Wright, Léa Seydoux e la fantastica Ana de Armas, oltre che lo stesso regista.

Bond oramai si è ritirato a vita privata in Giamaica. La sua serenità viene interrotta quando l’amico  fraterno Felix Leiter, agente della CIA, gli chiede aiuto per liberare uno scienziato dalle mani di un gruppo di sequestratori. La situazione precipita velocemente, pertanto Bond è costretto a ritornare in servizio e per seguire le tracce di un misterioso criminale, che sfruttando la nuova tecnologia è una seria minaccia per tutto il mondo; Bond sarà affiancato da una 007 donna, interpretata da Lashana Lynch.

Il suo “essere” umano per James Bond è stato sempre il proprio tallone di Achille, ma in No time to die questo stesso punto di vulnerabilità diventa un punto di forza, soprattutto nella sfida tra sé e Nomi- il suo alter ego-, ed è anche la chiave di volta per comprendere le ragioni di un’avventura tanto spettacolare quanto tragica.

Nella maggior parte di questo canto del cigno del personaggio, “l’essere umano” è il tema centrale che prevale su una trama apocalittica, fatta di uomini megalomani, rifugi impossibili e fantascienza industriale dallo sporco realismo.

In No time to die infatti, al di sopra di una missione suicida e di grandi potenze e servizi segreti con la bussola politica e morale guasta, lo spettatore si trova di fronte all’odissea di un uomo solo, che per tutta la vita è stato solo e che ora non è in grado di tenere al proprio fianco ciò che ama e ciò di cui ha bisogno.

Questo Bond umano, che non cessa mai di essere una macchina assassina, è colui che deve lottare primariamente contro se stesso ancor prima che contro Lyutsifer Safin.

In realtà, l’intera saga dell’agente 007 che ha avuto Daniel Craig come protagonista, in modo esponenziale è stata caratterizzata dalla ricerca del Bond uomo, ovvero dell’uomo nascosto sotto il numero 007. Prima tappa di questo processo è stato Casino Royale, dove già la famosa canzone intitolata “You know my name” si focalizzava sul personaggio- “Bond, James Bond”.

Successivamente, Spectre e Skyfall– seppure quest’ultimo in misura minore- cominciarono un viaggio verso il segreto celato dietro l’azzurro degli occhi del protagonista; No time to die chiude questo cerchio,  giungendo alla fine di un’avventura.

No time to die, da oggi, 30 settembre, è proiettato al Cinema Concordia di Agrigento, orario degli spettacoli: 18,30 21,30