Sotto la città, duemila anni di storia: perché il ritrovamento non sorprende
Non è una scoperta isolata. Non è un caso. Il rinvenimento emerso in via Pietro Nenni si inserisce in un quadro storico ben preciso, che racconta una verità spesso dimenticata: sotto la collina di Girgenti si stratificano oltre duemila e seicento anni di storia.
A spiegarlo è il giornalista e autore Rai Giovanni Taglialavoro, che offre una chiave di lettura capace di dare profondità al ritrovamento. «Non deve sorprendere il rinvenimento di resti archeologici – osserva – perché tutta l’area compresa tra via Empedocle, via Gioieni, via Duomo, via San Giacomo e via Pietro Nenni è stata urbanizzata per millenni».
Un’area che, nel tempo, ha cambiato volto ma non centralità. Prima acropoli dell’antica Akragas, poi cuore della città medievale sviluppatasi dopo l’arrivo degli arabi nel IX secolo. «È qui – spiega – che si costruisce la città medievale, attorno al castello e alla Cattedrale di San Gerlando, sovrapponendosi alla struttura classica».
Una sovrapposizione continua, che rende ogni scavo una potenziale scoperta. «Ogni intervento nella Terravecchia può riportare alla luce resti antichi, classici o medievali», sottolinea Taglialavoro.
Ma c’è anche una riflessione più amara, che guarda al passato recente. «Prima della frana del 1966 – ricorda – durante il saccheggio edilizio che ha sfigurato il borgo medievale, molti ritrovamenti venivano nascosti o distrutti pur di non fermare i lavori. Una barbarie che difendeva un’altra barbarie».
Oggi, invece, qualcosa sembra cambiato. La sospensione del cantiere e l’intervento della Soprintendenza raccontano di una maggiore attenzione e di una sensibilità diversa nei confronti del patrimonio storico.
E non è finita qui. Il cantiere della nuova rete idrica potrebbe riservare altre sorprese, soprattutto in una delle zone più delicate e stratificate della città: quella attorno a Santa Maria dei Greci, tra via Atenea e piazza Ravanusella.
Quanto al ritrovamento di via Pietro Nenni, le ipotesi restano aperte. «Potrebbe trattarsi di una struttura legata al convento del Carmine – spiega – forse una cripta». Un complesso che per secoli ha dominato quella parte di città, prima di essere abbattuto a causa dei danni provocati dagli scavi ferroviari legati alla realizzazione della stazione.
Al suo posto, oggi, i palazzi dei mutilati. Ma sotto, ancora una volta, la storia continua a parlare. E aspetta solo di essere ascoltata.
Foto Mario Ferro
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