Le dichiarazioni del sindaco di Agrigento, Sodano, sulla mancata assegnazione di finanziamenti regionali riaccendono il dibattito sulla distribuzione delle risorse previste dalla manovra «Coesione e crescita», approvata dall’Assemblea regionale siciliana nell’ottobre 2026.
Tra gli interventi finanziati figurano 150 mila euro a Santo Stefano Quisquina per un campetto da padel e la riqualificazione di via Leonardo Sciascia. Il contributo è stato inserito attraverso un emendamento riconducibile al deputato regionale della Democrazia Cristiana Carmelo Pace.
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha spiegato che la manovra nasce dalla sintesi delle iniziative dei deputati di maggioranza e di alcune proposte dell’opposizione (fonte: Regione Siciliana).
La domanda è inevitabile: perché Santo Stefano Quisquina, grazie all’emendamento riconducibile a Pace, ha ottenuto 150 mila euro, mentre Agrigento è rimasta senza contributi diretti nella stessa ripartizione?
Il confronto non mette in discussione l’utilità delle opere finanziate, ma chiama in causa le priorità della manovra e il ruolo dei deputati regionali, tra cui Pace, nel sostenere le richieste dei rispettivi territori.
Per Agrigento restano aperte esigenze legate alla manutenzione stradale, ai servizi e al funzionamento della macchina amministrativa. Occorre chiarire quali richieste siano state presentate dal capoluogo, perché non abbiano trovato accoglimento e quali criteri abbiano guidato la distribuzione dei fondi.
Il caso solleva una questione politica precisa: mentre Pace è riuscito a far inserire risorse per Santo Stefano Quisquina, quali iniziative sono state portate avanti per Agrigento e perché non hanno prodotto risultati analoghi?
Per ricostruire le ragioni della differenza occorre quindi confrontare gli interventi approvati, le richieste presentate da Agrigento e le scelte della Regione, verificando anche quale spazio abbiano trovato le proposte dei rappresentanti politici dei diversi territori.
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