Agrigento, l’anno che verrà… speriamo pieno di cambiamenti

Riprendendo  il mitico Lucio Dalla alla fine del 2018 è doveroso riavvolgere il nastro dei temi più salienti di questa città con la speranza che l’anno che verrà porti un sempre atteso cambiamento. Editoriali a cura della redazione

La Raccolta Differenziata è stato il tema dominante dell’anno appena trascorso. Iniziata fra le immancabili polemiche e disfunzioni – con attese poco tollerabili – che hanno visto i cittadini peregrinare nei vari centri di distribuzione dei mastelli è decollata in sordina e grazie all’impegno organizzativo del neo assessore subentrato in corsa (con vuoti di comunicazione inspiegabili) ha evidenziato una sorprendente risposta della Città, tanto da scalare in breve tempo alte percentuali, tanto alte da porre Agrigento al primo posto fra i capoluoghi siciliani (fatte salve le città metropolitane che viaggiano tuttora su percentuali talmente risicate da mettere in ginocchio la vivibilità cittadina con cumuli spaventosi nelle strade e, ahimè, con roghi incontrollati di spazzatura e cassonetti.

Tutto bene? Non ancora: gli incivili sono stati gradualmente ridimensionati numericamente (anche con riprese video e relative salate sanzioni) e pochi irriducibili resistono si spera per poco tempo. Ancora intoppi sulla corretta differenziazione e relativo confezionamento nonché su sbavature del servizio offerto (difeso altre il difendibile dalle Ditte e dai Sindacati!) ma siamo sulla buona strada. Però …… rimane il problema ed il dubbio sul conforme punto finale successivo alla differenziazione: il riciclo. E’ d’obbligo, il prossimo anno, mettere a regime questo tassello finale anche alla luce delle nuove disposizioni regionali recentemente partorite non senza fatica e ritardo (!) che sembrano avere messo ordine in un settore …. disordinato (non si sa se casuale o meno).

Il PRG dopo tante e ripetute riunioni e confronti propedeutici con le forze imprenditoriali e professionali sta per approdare in Consiglio Comunale. Sapranno i nostri eroi cogliere l’occasione per partorire le direttive affinchè – in questo residuo scorcio di consiliatura (si vota nel 2020) lo strumento urbanistico prenda forma e vita e affinché il successivo Consiglio Comunale lo renda concreto? Sì solo se con uno scatto di orgoglio e dignità tutti, mettendo da parte narcisistici personalismi e interessi di bottega concorreranno pro positivamente. Staremo a vedere.

Il Decoro Urbano e la Qualità della Vita è un tema scottante. Guardandosi intorno non meraviglia più di tanto come Agrigento (già candidata a Capitale della cultura 2020) sia negli ultimi posti delle classifiche formulate ed elaborate da Italia Oggi (101 posto) e dal Sole 24 Ore (93 posto). Che il Sud sia molto indietro rispetto al resto del Paese è cosa notoria per l’handicap pluridecennale in tema di infrastrutture, affari e lavoro, tempo libero, ricchezza e consumi, demografia e società, giustizia e sicurezza. Quello che fa specie è, però, che la nostra Città e provincia – fra le 9 siciliane – tranne che per Giustizia e Sicurezza (1 posto grazie agli enti preposti all’ordine e sicurezza e alla giustizia) sia ben dietro a molte delle altre provincie siciliane e ultima in Affari e Lavoro.

Già, il lavoro: basta fare un giro per la città per vedere quante attività commerciali si siano estinte, quanto siano aumentati i fruitori della Caritas e della Mensa della Solidarietà. Emblematico è l’esempio della Via Atenea un tempo cuore pulsante dell’economia cittadina: si sono ridimensionati gli sportelli bancari un tempo numerosi, quasi metà dei negozi è scomparsa, quelli che restano vivacchiano e resistono non supportate da iniziative adeguate che riportino i cittadini a frequentarla, scoraggiati dalla carenza di parcheggi (introvabili quelli liberi) ancorchè a pagamento.

Il Viale della Vittoria: stesso discorso, disarmante, per quello che era (anche lui con Via Atenea) il fiore all’occhiello della città. È diventato un percorso accidentato a causa delle sconnessioni dei marciapiedi e dell’incuria nei confronti del verde (i Ficus) che lo caratterizzano. L’abbellimento dei vasi ad opera dell’Accademia belle arti è oscurato dall’incuria del verde affidata, con refrain che rimane fine a se stesso al “protagonismo civico” col quale alcuni privati hanno provveduto – a proprie spese – alla settoriale, a macchia di leopardo, potatura degli alberi non certamente coordinata in modo organico, razionale ed efficace da parte dell’Ufficio preposto. Avviene anche che si abbattano, non si sa con quale autorizzazione se mai c’è stata, alberi di Ficus “improvvisamente ed inopinatamente ammalati e non si pensi invece di coordinare con “protagonismo amministrativo” tutte le singole ed estemporanee iniziative in un organico unico progetto, anche con sottoscrizione pubblica e coinvolgimento di tutte le attività commerciali per dare uniforme decoro al Viale ed evitare lo sconcio della sua parte compresa tra Piazza Cavour e la Piazza Marconi dove la non manutenzione  (da 2 lustri) ha quasi formato un … .tunnel con la fronde che, dai due lati opposti, già si incontrano che la dice lunga sul senso estetico di una amministrazione che si vanta di fare del “bello” il proprio fiore all’occhiello.

Viabilità: Tema scottante e frizzante del 2018, quella strategica di collegamento tra la città storica e le frazioni e città rivierasche e montane del settore sud e sud occidentale della provincia e dell’isola. Il Viadotto Morandi è stato oggetto di dissertazioni sulla “opportunità” di manutenzione (mai fatta dal 1968!) prefigurando una sortita nientemeno che per stornare i fondi già stanziati (30 milioni di euro, di cui una decina dalla Regione Sicilia) per improbabili vie alternative, riprendendo il leit motiv di un mai dimostrato “abuso di Stato” (ci fu l’ok della Soprintendenza che non ritenne la Necropoli Pezzino “di rilevante interesse”) e ringalluzzendo i nostalgici ed “esteti” del paesaggio. Non basta un “conclave” a Palazzo San Domenico con i responsabili Anas sancì urbi et orbi che l’opera era (già finanziata) oggetto di un progetto per la sua manutenzione, messa in sicurezza ed adeguamento alle nel frattempo intervenute Norme Tecniche. Malgrado tutto ciò e ancora qualche tentativo di  intorbidare le acque  con mitici “percorsi alternativi” e con estemporanei e futuribili “progetti” solo ipotizzati sulla carta e non esecutivi né finanziati, la parola definitiva fu sanzionata da una seduta di Commissione regionale ambiente (pubbica tramite streaming) in cui i concetti precedenti furono ulteriormente confermati.
La ennesima boutade si è ancora avuta, alla vigilia della visita ad Agrigento del neo Ministro alle Infrastrutture Toninelli con il parto della ideona del “referendum”, non si sa bene da parte di chi e con quale titolo esclusivo per un’opera che non è cittadina ma a servizio della Sicilia!!!

Ma non solo il Morandi è oggetto di pene: 1.- il ponte Petrusa isola da anni una parte del territorio con la città; 2.- la galleria Spinasanta (oggetto di seria e studiata manutenzione dai danni da infiltrazioni soprastanti) è, attualmente, solo ad una canna a doppio senso di circolazione (con l’assurdo che per tre mesi era ad un solo senso di circolazione costringendo gli utenti ad un lungo e stressante percorso alternativo). Ciliegina sulla torta (piove sempre sul bagnato!) la SS 189 e la SS 640 – entrambe in appalto alla CMC, una storica azienda nel campo nazionale ed estero delle infrastrutture stradali – sono …..al palo per amministrazione in pre-chiusura dell’azienda.

La quadratura del cerchio! Agrigento è totalmente isolata con collegamenti per Palermo (diversi semafori e deviazioni) e per Caltanissetta/Catania (opere incomplete nel tratto Galleria S. Elia e raccordo con l’autostrada PA-CT). la speranza è che il governo regionale nel 2019 prenda seriamente in mano la situazione grottesca che rischia di emarginarci definitivamente con collegamenti che sono ancor più perigliosi di 30 anni fa.

Per finire… i Cimiteri: pirandellianamente ad Agrigento è vietato morire! La città (oltre a quelli di Montaperto e Giardina Gallotti)  ha due cimiteri Bonamorone e Piano Gatta. Il primo, storico, pressoché saturo e non ampliabile perché limitrofo al Parco Archeologico il secondo – anni ’80 – dato in gestione ad una Ditta che avrebbe dovuto, oltre che costruire Cappelle e Loculi (si presume a prezzi controllati ed avallati in Convenzione) realizzare anche le opere di urbanizzazione primaria (strade, rete idrica, fognaria, ecc.) e secondaria (Chiesa, Forno Crematorio, Ossario, ecc)..
C’è una situazione di stallo: non si “possono” costruire nuove sepolture in quanto c’è da bonificare l’area ancora in edificata da residui bellici del  bombardamento 1943 (chi deve bonificare), nel frattempo diverse salme sono state “forzatamente” ospitate in Cappelle e loculi privati, ora altre sono…in Deposito, ci sono risorsi a TAR, le posizioni Ditta/Amministrazione sembrano inconciliabili e nel frattempo le salme …. aumentano di numero (già perché qualcuno ha deciso di morire).
Che fare? La situazione va affrontata prima che intervenga l’ASP. L’auspicio è che per un verso o per l’altro tutto venga risolto e che da parte dei familiari …. si possa dare degna sepoltura ai ai propri cari.

L’anno che sta arrivando (proprio come predetto nella canzone del buon Lucio) fra un anno passerà.
E noi saremo qui a vedere ciò che è stato fatto.