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Home » Editoriali » Agrigento, il tempo della normalità

Agrigento, il tempo della normalità

6 Ottobre 2026
in Editoriali
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Acqua, servizi, sanità, collegamenti e lavoro: dopo l’anno da Capitale italiana della Cultura, la vera sfida è trasformare le potenzialità di Agrigento in una città che funziona.

AGRIGENTO – Agrigento attraversa una fase difficile. Le criticità riguardano servizi essenziali, mobilità e lavoro, mentre una parte dei giovani continua ad andare via. È il paradosso di una città che ha appena vissuto il suo anno da Capitale italiana della Cultura e che adesso deve fare i conti con problemi molto meno spettacolari, ma decisamente più importanti: quelli della vita quotidiana.

La nuova politica davanti ai vecchi problemi

Nel giugno 2026 Agrigento ha scelto Michele Sodano, primo sindaco progressista nella storia della città. Una svolta politica arrivata dopo decenni di amministrazioni riconducibili prevalentemente all’area moderata e di centrodestra. Ma il risultato elettorale non ha cancellato i problemi. Li ha consegnati, tutti insieme, alla nuova amministrazione.

C’è anche una condizione politica particolare: Sodano è stato eletto con il 72,31 per cento al ballottaggio, mentre in Consiglio comunale i rapporti di forza sono molto diversi e il centrodestra dispone numericamente della maggioranza dei seggi. La nuova amministrazione dovrà quindi affrontare le emergenze della città e, contemporaneamente, costruire le condizioni politiche necessarie per governare. Soprattutto dovrà fare qualcosa che ad Agrigento è mancato troppo spesso: guardare oltre la prossima polemica, il prossimo scontro, la prossima campagna elettorale.

Nessuno può chiedere a Michele Sodano di risolvere in pochi mesi problemi sedimentati in decenni. Ma da chi ha promesso il cambiamento è legittimo aspettarsi che cominci a indicare tempi, priorità e soluzioni. Perché il vero esame della nuova amministrazione sarà proprio questo: dimostrare che il cambiamento politico può diventare cambiamento concreto nella vita quotidiana.

L’acqua come simbolo

Forse non c’è immagine più efficace dell’Agrigento di oggi dell’acqua che arriva a intermittenza. Una città turistica, custode della Valle dei Templi e protagonista nel 2025 della scena culturale nazionale, continua a fare i conti con turnazioni, disservizi e autobotti. Nell’estate del 2026 la Prefettura di Agrigento è intervenuta per rafforzare il servizio sostitutivo, finanziando l’acquisto di sette autobotti. Una risposta all’emergenza, certamente, non la soluzione del problema.

Poi c’è Maddalusa, dove la vicenda assume una dimensione ancora più complessa. Un insediamento sorto abusivamente all’interno dell’area della Valle dei Templi, con circa duemila residenti, si è ritrovato senza il normale approvvigionamento idrico. Qui l’acqua incrocia legalità, urbanistica, salute pubblica e responsabilità istituzionali. La contraddizione resta evidente: una città con un patrimonio straordinario continua a non riuscire a garantire con continuità uno dei servizi più elementari.

I rifiuti e una normalità ancora fragile

Anche sul fronte dei rifiuti il sistema mostra fragilità. Nel luglio scorso lo stesso sindaco ha lanciato l’allarme: impianti vicini al limite, mezzi con il rischio di non poter scaricare e un sistema provinciale entrato in difficoltà proprio nel cuore della stagione turistica. Il problema non riguarda soltanto l’immagine delle strade. Quando la filiera si blocca, le conseguenze ricadono sui cittadini, sulle attività economiche e sulla reputazione della città.

Agrigento aspira a essere una destinazione turistica internazionale, ma non può affidare la propria attrattività soltanto alla Valle dei Templi, al mare e al paesaggio. Il turismo porta le persone. Sono i servizi a trasformare quelle presenze in economia e reputazione.

La sanità non può essere un’emergenza

Poi c’è l’ospedale. Il Pronto soccorso del San Giovanni di Dio continua a essere uno dei luoghi nei quali si misura concretamente la distanza tra i bisogni dei cittadini e la capacità del sistema di rispondere. Nell’agosto 2026 sono state denunciate carenze di personale e difficoltà strutturali e organizzative. Naturalmente non tutto dipende dal Comune e sarebbe sbagliato attribuire a Palazzo dei Giganti responsabilità che appartengono ad altri livelli istituzionali.

Ma per una città che vuole essere attrattiva e competitiva la sanità non può diventare una ragione per sentirsi ai margini. Un territorio non è davvero competitivo se, quando ha bisogno di cure, è costretto a guardare altrove.

Una città bellissima, ma ancora troppo lontana

Sul fronte delle infrastrutture qualcosa è cambiato. Nel 2025 è stato completato il secondo lotto della nuova SS 640, migliorando il collegamento con Caltanissetta e con l’A19. Eppure Agrigento resta difficile da raggiungere. Dall’aeroporto di Palermo il viaggio con i collegamenti pubblici continua a richiedere tempi difficilmente compatibili con le ambizioni di una destinazione turistica internazionale.

Non è soltanto una questione di comodità. Riguarda turismo, imprese, mobilità, studenti e professionisti. Essere lontani significa anche essere meno competitivi.

Il problema più grande è quello che non si vede

E poi c’è forse la questione più grave: la perdita di futuro. La disoccupazione resta elevata e, mentre il lavoro non basta, tanti giovani continuano a partire. La Sicilia negli ultimi anni ha perso decine di migliaia di ragazzi e Agrigento è tra i territori che soffrono maggiormente questo fenomeno.

È un’emergenza meno visibile di una crisi idrica o dei rifiuti. Non lascia sacchetti per strada e non costringe a chiamare un’autobotte. Ma lentamente svuota una città. Quando parte un giovane non se ne va soltanto una persona. Se ne vanno competenze, energie, famiglie future e possibilità di crescita.

Il tempo della normalità

Agrigento non è una città senza risorse. Ha la Valle dei Templi, il mare, una storia straordinaria e un patrimonio culturale che poche città possono vantare. Il problema è un altro: da troppo tempo le sue potenzialità sono più grandi dei suoi risultati.

Adesso non servono nuove vetrine. Servono acqua disponibile, rifiuti gestiti, una sanità affidabile, collegamenti efficienti, lavoro e una macchina amministrativa capace di programmare e realizzare. Sono obiettivi che possono sembrare poco rivoluzionari. In realtà, ad Agrigento, la vera rivoluzione potrebbe essere proprio la normalità.

Perché una città non si misura soltanto da ciò che riesce a mostrare al mondo, ma soprattutto da come riesce a funzionare ogni giorno per chi la abita. Dopo gli slogan, le promesse e il cambiamento politico, per Agrigento comincia dunque una fase molto più difficile: il tempo dei risultati. Il tempo della normalità. (Foto elaborata con IA)

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