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Home » dalla città » Agrigento, il centro storico perde pezzi. Ma qualcosa si muove

Agrigento, il centro storico perde pezzi. Ma qualcosa si muove

16 Settembre 2026
in dalla città
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Il crollo di via Saponara riaccende l’allarme sul patrimonio edilizio. Intanto arrivano cantieri, università e progetti di recupero. La domanda è se tutto questo riuscirà a riportare vita nel cuore antico della città.

Prima è venuto giù un pezzo di casa. Poi, ancora una volta, è tornata la domanda che Agrigento si porta dietro da anni: quanto può ancora aspettare il suo centro storico?

Il crollo di via Saponara non ha provocato vittime, ma ha lasciato una ferita nel cuore antico della città e riportato l’attenzione sugli edifici abbandonati, sulla sicurezza e sulla necessità di conoscere fino in fondo lo stato del patrimonio edilizio. Eppure sarebbe troppo facile fermarsi alle macerie. Perché mentre un edificio crolla, altri vengono recuperati. E mentre alcune saracinesche restano abbassate, nuovi progetti provano a riportare persone nel centro.

È questa la fotografia più realistica di Agrigento: un centro storico che perde pezzi, ma che contemporaneamente cerca una nuova vita.

Il problema non sono soltanto i palazzi

Il dato più pesante riguarda il commercio. Secondo Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 Agrigento ha perso il 37,5% delle imprese del commercio al dettaglio e ambulante. Il dato riguarda l’intera città, ma nel centro storico la trasformazione è sotto gli occhi di tutti: meno negozi tradizionali, più attività legate alla ristorazione e al turismo. Non è soltanto un cambiamento economico. Quando chiude un negozio, una strada perde anche una presenza quotidiana. E un centro storico senza residenti e senza attività rischia lentamente di trasformarsi in una scenografia: bella da fotografare, più difficile da vivere.

La partita si gioca anche nei palazzi

Per questo il recupero degli edifici può diventare decisivo. L’ex ospedale di via Atenea è destinato a ospitare il Polo universitario di Agrigento dell’Università di Palermo, grazie a un intervento da 6,1 milioni di euro. È forse uno dei progetti più importanti, non tanto perché recupera un edificio storico, ma perché gli restituisce una funzione. E una funzione significa persone: studenti, docenti, lavoratori, attività commerciali, affitti, ristorazione. È questo che serve al centro storico: non soltanto restauri, ma motivi per esserci.

Sotto e sopra le strade c’è una città da riscoprire

Lo stesso principio riguarda gli ipogei, con un progetto di valorizzazione che supera complessivamente i 37 milioni di euro, e interventi più piccoli ma simbolicamente importanti, come il recupero dell’Arco Calafato. Anche il Teatro Pirandello è interessato da lavori di manutenzione. Tanti interventi, dunque. Ma il vero rischio è che restino isole separate. Un palazzo restaurato non fa rinascere una strada se resta vuoto. Un ipogeo aperto al pubblico non cambia il quartiere se il visitatore entra ed esce senza incontrare la città. Un’università non basta se intorno non crescono servizi e attività.

La sfida è collegare tutto.

Via Atenea è il banco di prova

La discussione sulla Ztl è, in fondo, parte dello stesso problema. Gli orari cambiano, gli operatori vengono ascoltati, amministrazione e commercianti cercano un equilibrio. Ma la domanda è più grande della Ztl: che centro storico vuole Agrigento? Un luogo per passeggiare la sera? Un distretto commerciale? Un polo universitario? Un itinerario turistico? Un grande ristorante all’aperto? Un quartiere residenziale?

La risposta non può essere una sola. Perché, se il centro storico deve rinascere, dovrà farlo mettendo insieme tutte queste funzioni.

Prima delle foto, servono persone

Il crollo di via Saponara ha ricordato che la sicurezza viene prima di tutto. I fondi annunciati dalla Regione per il risanamento e la messa in sicurezza possono rappresentare un’occasione importante. Ma il vero banco di prova sarà capire se gli interventi riusciranno a trasformare il centro storico da problema da affrontare in emergenza a quartiere da progettare. Agrigento ha già la materia prima: palazzi, chiese, vicoli, ipogei, teatro, università, storia. Quello che manca è una regia capace di rimettere insieme i pezzi.

Una città da ricucire

In questo quadro assume un significato anche il percorso avviato dall’amministrazione per riattivare l’Urban Center, coinvolgendo architetti, università, associazioni, categorie economiche e società civile sui temi della pianificazione e della rigenerazione urbana. È ciò che serve: non tanti interventi separati, ma una visione capace di collegare sicurezza, patrimonio, commercio, cultura, turismo e residenza.

Perché restaurare un palazzo non basta. Bisogna riportarci dentro qualcuno. Il centro storico di Agrigento non ha bisogno soltanto di essere salvato dal degrado. Ha bisogno di tornare a essere il centro della città. Perché il centro storico non morirà il giorno in cui cadrà l’ultimo palazzo. Morirà, lentamente, se nessuno avrà più un motivo per viverci. Ed è proprio qui che si misura la vera sfida della rinascita di Agrigento: non restaurare soltanto ciò che resta, ma fare in modo che qualcuno torni a riempirlo di vita.

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