Il voto per il Consiglio comunale, tolta la novità dell’“effetto tsunami” che ha investito l’accoppiata Michele Sodano – Ismaele La Vardera e la lista Controcorrente, restituisce ad Agrigento uno scenario profondamente legato ai soliti equilibri politici cittadini. Tornano i soliti nomi, gli stessi protagonisti degli ultimi anni, che in molti casi non soltanto resistono ma addirittura si rafforzano, aumentando preferenze e consenso. E dove non arrivano direttamente i protagonisti storici, spesso arrivano figli, parenti o uomini di riferimento politico.
È il segno di un sistema elettorale che premia certamente chi sa fare bene i conti, costruire liste competitive e leggere i meccanismi del consenso, ma soprattutto chi conosce perfettamente gli strati sociali dell’elettorato, le dinamiche familiari, territoriali e il funzionamento delle preferenze.
La mancata vittoria al primo turno di Michele Sodano, soltanto sfiorata nel corso dello scrutinio, riconsegna così la città al solito schema politico fatto di trattative, accordi, nuovi equilibri, redistribuzioni di potere e inevitabili “inciuci” da seconda fase elettorale.
Eppure sarebbe un errore pensare che la partita sia già chiusa. Anzi. Se Sodano dovesse vincere al ballottaggio — scenario che oggi appare tutt’altro che improbabile — si troverebbe davanti un Consiglio comunale estremamente mobile, cangiante e numericamente non controllabile.
Un’aula nella quale il centrodestra moderato conserva il baricentro politico grazie al peso delle liste e al sistema proporzionale del metodo D’Hondt. Ed è proprio qui che si giocherà la vera partita dei prossimi anni.
Attenzione però anche agli equilibri interni dello stesso fronte progressista. Dentro Controcorrente, ad esempio, bisognerà chiarire cosa accadrà agli assessori designati risultati eletti. Se qualcuno sceglierà la giunta, scatterà inevitabilmente il meccanismo dello scorrimento della lista, modificando la futura composizione consiliare.
Discorso analogo riguarda il Movimento 5 Stelle. Analizzando i numeri emerge infatti come la componente pentastellata abbia inciso molto meno del previsto sul piano strettamente elettorale. Al netto della presenza simbolica e politica dentro la coalizione, il contributo numerico dei candidati riconducibili ai Cinque Stelle appare limitato rispetto al risultato finale ottenuto da Sodano.
E sarà inevitabile, nelle prossime settimane, capire quali componenti della coalizione abbiano realmente portato valore aggiunto alla candidatura progressista e quali invece abbiano inciso meno del previsto.
Anche sul fronte Dino Alonge si aprono riflessioni importanti. La fase del ballottaggio potrebbe infatti portare a un riassetto degli assessori designati e degli equilibri interni alla coalizione. La domanda politica è già sul tavolo: si aprirà maggiormente a Lega e Democrazia Cristiana oppure l’impianto resterà invariato?
Stesso discorso per l’area di Peppe Di Rosa. Sul piano delle liste il risultato è stato modesto e le due civiche che sostenevano il candidato non sono riuscite a incidere realmente negli equilibri del Consiglio comunale. Ma il peso politico di Di Rosa potrebbe tornare centrale proprio nella fase delle eventuali alleanze, anche se il candidato civico, durante tutta la campagna elettorale, non ha risparmiato critiche praticamente a nessuno.
Ad Agrigento, insomma, la vera partita politica forse non è finita con il primo turno. Probabilmente è appena cominciata. Leggi anche: Agrigento, ecco il nuovo Consiglio comunale: distribuzione dei seggi e tutti i consiglieri eletti
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