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Home » Editoriali » Agrigento e la questione morale: troppe inchieste per non farsi una domanda. I controlli funzionano?

Agrigento e la questione morale: troppe inchieste per non farsi una domanda. I controlli funzionano?

29 Settembre 2026
in Editoriali
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Agrigento e la questione morale: troppe inchieste per non farsi una domanda. I controlli funzionano?

Appalti, fondi pubblici, procedure amministrative: negli ultimi mesi Agrigento è tornata più volte nelle cronache giudiziarie. Vicende diverse, soggetti diversi, periodi amministrativi diversi. Ma abbastanza per rendere inevitabile una domanda: i controlli funzionano davvero?

È importante, però, distinguere i piani. Gli sviluppi giudiziari sono recenti e le vicende riguardano fatti, procedure e decisioni maturati in periodi amministrativi precedenti. Non sarebbe quindi corretto sovrapporre automaticamente la cronaca di questi mesi alla nuova amministrazione comunale.

Il punto non è attribuire responsabilità politiche sulla base di indagini ancora in corso. È capire che cosa questa stagione può insegnare alla città e se possa diventare un’occasione per rafforzare controlli e trasparenza.

Vicende diverse, una domanda comune

Negli ultimi mesi sono diverse le vicende giudiziarie che hanno riguardato, a vario titolo, appalti, fondi pubblici e procedure amministrative legate ad Agrigento.

C’è l’inchiesta sull’appalto della Mosella, un’opera da oltre tre milioni di euro, con successivi sviluppi cautelari e un sequestro preventivo.

C’è l’indagine sul progetto “San Leone in sicurezza”, circa 250 mila euro destinati alla videosorveglianza, relativa a presunte irregolarità nell’affidamento e nell’esecuzione in subappalto.

C’è l’indagine sulla gestione di fondi pubblici destinati a eventi e promozione culturale, con risorse regionali e comunali.

C’è poi la nuova rete idrica di Agrigento, inserita nella più ampia inchiesta sugli appalti pubblici che coinvolge diversi enti e procedure, con un appalto superiore ai 37 milioni di euro.

A queste vicende va aggiunta, ma tenendola nettamente distinta, quella Cefpas–ASP Agrigento. Non riguarda il Comune di Agrigento, bensì un altro ente della pubblica amministrazione territoriale. Si tratta di un procedimento della Procura di Caltanissetta nel quale le singole posizioni devono essere rigorosamente distinte. Il Tribunale del Riesame ha già annullato le misure interdittive che avevano riguardato un ex direttore generale dell’ASP di Agrigento e un funzionario. Anche qui vale la regola fondamentale: un’indagine non equivale a una condanna.

È un caso che appartiene al quadro più ampio della pubblica amministrazione del territorio, ma non può essere utilizzato per attribuire responsabilità al Comune né per costruire un unico “caso Agrigento”. 

Infine, c’è il caso Risam e appalto dei rifiuti, particolarmente recente. La società aggiudicataria del maxi-appalto per la raccolta e lo spazzamento ad Agrigento è stata interessata dal sequestro del 100% delle quote nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Nocera Inferiore.

Anche in questo caso è necessario essere precisi: l’inchiesta non riguarda la gara del Comune né la nuova amministrazione.

Ma proprio la vicenda Risam porta la questione al cuore del problema: quanto sono efficaci le verifiche preventive sulle imprese che partecipano e si aggiudicano gli appalti pubblici?

Non significa sostenere che i controlli previsti dalla legge non siano stati effettuati, né che un controllo avrebbe necessariamente prodotto un risultato diverso.

Significa chiedersi se il sistema possa essere reso ancora più efficace, soprattutto per individuare tempestivamente eventuali criticità.

Sono vicende diverse, con soggetti, ipotesi ed enti differenti. Non sarebbe corretto costruire artificialmente un unico “sistema Agrigento”.

Ma sarebbe altrettanto difficile sostenere che tutto questo non meriti una riflessione.

La questione morale non è la questione penale

La magistratura deve stabilire se siano stati commessi reati e da chi.

La politica e la pubblica amministrazione hanno però una responsabilità diversa: interrogarsi sul funzionamento dei controlli, sulla trasparenza delle procedure, sull’organizzazione degli uffici e sulla capacità di prevenire eventuali irregolarità.

Un’indagine non è una condanna e non stabilisce automaticamente una responsabilità politica.

Ma quando più vicende, in periodi diversi, riguardano appalti, risorse pubbliche e procedure amministrative, è legittimo chiedersi se il sistema dei controlli possa essere ulteriormente rafforzato.

È una riflessione, non un’accusa.

Una questione che riguarda tutti

La questione morale non appartiene a una maggioranza o a un’opposizione.

Riguarda chiunque amministri la cosa pubblica e, più in generale, il rapporto tra politica, amministrazione, imprese e interessi collettivi.

Più aumentano le risorse pubbliche — dalle infrastrutture alla cultura, dalla rete idrica ai servizi — più deve crescere il livello di attenzione.

Guardare avanti

La nuova amministrazione comunale è insediata da poco e non può essere chiamata a rispondere di fatti maturati prima del suo arrivo. Può però raccogliere la domanda che arriva da questa stagione giudiziaria e trasformarla in un impegno sul futuro: rafforzare, dove possibile, strumenti e controlli per garantire la massima trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e negli appalti.

AgrigentoOggi non intende fare processi sui giornali. Il nostro compito è raccontare i fatti, distinguere le accuse dalle responsabilità accertate e rispettare la presunzione di innocenza.

Ma fare informazione significa anche porre le domande che la cronaca impone.

Perché la legalità non comincia in un’aula di giustizia. Comincia molto prima: nei bandi, negli uffici, nelle procedure e nei controlli.

È lì che si gioca il futuro di Agrigento.

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